*TRAME SI CHIUDE AD AVELLINO: “L’ARTE CHIAMA LA CITTÀ”, UN DIBATTITO PER IL FUTURO CULTURALE*
Un’agorà presso la Chiesa del Carmine di Avellino è stata l’occasione per chiedere più spazi, rete e continuità alla città e ai cittadini. «Non un evento isolato – afferma Emanuela Conforti, una delle organizzatrici, docente e storica dell’arte – ma un laboratorio permanente». Si è conclusa proprio ieri sera presso la Chiesa del Carmine la terza e ultima giornata di *”Trame: Dialoghi tra Arte, Poesia e Città”*, la rassegna ideata dall’artista Dorotea Virtuoso e curata da Emanuela Conforti e Immacolata Di Maio, inserita nel cartellone di “Avellino Estate in Città” con il patrocinio del Comune di Avellino.
Dopo il vernissage e la serata dedicata a poesia e musica, il progetto si è chiuso con il finissage “L’Arte chiama la Città”: si è trattato di un incontro aperto al pubblico, moderato dal giornalista Fabio Galetta, voluto espressamente non come bilancio di fine evento ma come punto di partenza per il futuro. La Chiesa del Carmine si è trasformata in un’agorà. Per circa un’ora e mezza la location è tornata a essere luogo di confronto civico.
Disposti a cerchio, artisti, cittadini, operatori culturali e rappresentanti istituzionali hanno risposto a una domanda centrale: quale contributo possono dare arte e scrittura alla crescita di Avellino? Tra i presenti, in rappresentanza dell’amministrazione, c’erano la vice sindaco Anna D’Aliasi e i consiglieri comunali Pasquale Luca Nacca e Antonio Aquino. Dal dibattito sono emersi con forza alcuni temi, primo tra tutti la necessità di spazi culturali stabili e accessibili. Poi si è discusso dell’urgenza di creare una vera rete tra associazioni e operatori, il ruolo centrale dei giovani e la richiesta di portare la cultura “fuori dai soliti luoghi”, nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri.
Molti interventi hanno sottolineato come in tre giorni il pubblico abbia risposto con entusiasmo, a dimostrazione che il problema non è la mancanza di interesse da parte della città, ma di offerta continuativa. «La parola più ripetuta ieri sera è stata ‘rete’», ha commentato una delle curatrici a margine. La richiesta diffusa è che Trame non resti un episodio isolato di agosto, ma diventi un laboratorio permanente di idee e progetti.
Dal confronto non sono arrivate solo riflessioni, ma anche proposte operative: più contaminazione tra linguaggi artistici, maggiore collaborazione tra pubblico e privato, più sinergie tra settori diversi. Tra le idee circolate anche quella di costituire un collettivo d’arte stabile che lavori tutto l’anno sul territorio. «La cultura non può essere solo evento»: questo il senso di molti interventi.
Servono continuità, programmazione e coraggio di investire su processi e non solo su manifestazioni. Con lo spegnimento delle luci sulla Chiesa del Carmine si chiude la prima edizione di Trame. Ma, come emerso dalle voci raccolte, si apre ora la sfida più importante: continuare a tessere quella “trama” nei prossimi mesi, in città e in Provincia.
L’obiettivo dichiarato da organizzatori e partecipanti è chiaro: trasformare l’energia di questi tre giorni in un processo culturale stabile per Avellino.