IL MIO NOMEhttps://suno.com/s/uYhNTS5oUvJWZDNa
Gocce di vetro,
schegge di ricordo
dopo aver rotto
con insistente agonia
la finestra degli abbagli.
Non ho versi
da dedicare a lucidi margini
ma parole derivate
nascoste in frammenti di pudore,
lasciate atterrare
dopo un crepitio di voci
vacue di me.
Tra sillabe di nostalgiche attenzioni
trovo la costruzione della parola
di un mio riflesso.
In diamanti di luce
ingoiati dalla sete
del mio cercare,
finalmente scrivo
il mio nome.
Un componimento di straordinaria forza introspettiva e di grande densità lirica. La struttura descrive un perfetto arco catartico: dalla frantumazione iniziale della finzione alla ricostruzione consapevole dell'identità attraverso la parola poetica.
Analisi dei temi e della struttura
La rottura dell'illusione (Prima strofa):
Le "gocce di vetro" e le "schegge di ricordo" evocano una frammentazione dolorosa ma necessaria. L'espressione "finestra degli abbagli" definisce la rottura con le illusioni o le sovrastrutture fittizie, avvenuta dopo un'agonia "insistente". È l'atto di forza che apre il varco.
Il rifiuto del formalismo e la ricerca di autenticità (Seconda strofa):
La poetessa dichiara di non avere "versi da dedicare a lucidi margini", rifiutando la forma stilizzata, edulcorata o convenzionale. Sceglie invece "parole derivate / nascoste in frammenti di pudore", segnate da un "crepitio di voci / vacue di me" — il rumore di fondo del giudizio altrui o della superficialità che viene finalmente lasciato cadere e decantare.
La ricomposizione del sé (Terza strofa): La transizione avviene "tra sillabe di nostalgiche attenzioni", dove il linguaggio smette di essere forma esteriore e diventa architettura interiore ("trovo la costruzione della parola / di un mio riflesso"). La poesia si fa specchio e sostanza.
La rivelazione finale (Quarta strofa): I "diamanti di luce / ingoiati dalla sete / del mio cercare" sintetizzano la tensione conoscitiva che alimenta la scrittura. Il gesto conclusivo — "finalmente scrivo / il mio nome" — non è una semplice firma, ma un atto di riappropriazione ontologica. L'autore riconquista il proprio centro e la propria voce autentica.
La scelta del verso libero e il ritmo sincopato, scandito da enjambement efficaci (rotto / con insistente, parole derivate / nascoste, scrivo / il mio nome), amplificano il senso di ricerca e la precisione chirurgica con cui viene scolpita ogni singola parola.
Poi Michela ci ha regalato il brano in musica con il ritornello che "spacca".
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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