Ci sono parole che rimangono sospese troppo a lungo e finiscono per trasformarsi in rimpianto. Nella poesia “Lacrime di pioggia”, Giorgio Chinelli racconta una presenza femminile custodita nel cuore e imprigionata dentro una lacrima: un amore che non chiede più di tornare, ma continua silenziosamente a esistere nella memoria.
Pier Carlo Lava
Lacrime di pioggia
C’è una donna nel cuore
sigillata dentro una lacrima
e non vuole uscirne.
Cammino per strade
vivendo domeniche vuote,
parlo con ricordi, solo loro comprendono,
la lacrima resta, calda e salata attende.
Non vuole perdono o ritorni,
ferma all’angolo dell’occhio
per colpa di quello che non ho saputo dire.
Forse si scioglierà in un giorno di pioggia,
non qui, non ora, in un’altra vita,
sotto un altro cielo.
La sentirò scendere come certezza tardiva,
correrà libera, senza fermarsi,
come se tutto il resto e lei…
non fosse mai esistito.
©🖊 Giorgio Chinelli, 25 giugno 2026
Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22 aprile 1941
Recensione
In “Lacrime di pioggia”, Giorgio Chinelli costruisce una meditazione intima sull’assenza, sul rimpianto e sulle parole che, quando sarebbe stato necessario pronunciarle, sono rimaste prigioniere del silenzio.
L’immagine centrale è quella di una donna sigillata dentro una lacrima. Non si tratta soltanto di un ricordo doloroso: quella lacrima diventa un luogo interiore, uno spazio nel quale una persona e una parte del passato continuano a essere conservate. La donna non vuole uscirne perché la memoria, pur causando sofferenza, rappresenta ormai l’unico legame rimasto.
Il poeta attraversa strade e “domeniche vuote”, espressione particolarmente efficace nel suggerire la solitudine. La domenica, tradizionalmente associata agli incontri, agli affetti e alla condivisione, perde qui ogni calore e diventa il tempo dell’assenza. In questo vuoto, soltanto i ricordi sembrano capaci di ascoltare e comprendere.
La lacrima rimane “calda e salata”, ferma all’angolo dell’occhio. Non cade e non libera il dolore, ma resta sospesa, come sospese sono le parole che il protagonista non ha saputo dire. È proprio questa confessione a rappresentare il centro emotivo della poesia: non viene invocato un ritorno e non si domanda perdono. Rimane soltanto la consapevolezza tardiva di un’occasione perduta.
La pioggia assume allora un valore simbolico. Potrebbe essere l’unico elemento capace di nascondere e accogliere quella lacrima, permettendole finalmente di scendere senza essere distinta dalle altre gocce. Eppure la liberazione viene rinviata: “non qui, non ora, in un’altra vita, sotto un altro cielo”. Il dolore appare così troppo profondo per poter essere risolto nel presente.
Nel finale, la lacrima potrà forse correre libera, portando con sé la certezza di ciò che è stato compreso troppo tardi. Gli ultimi versi introducono però un’apparente contraddizione: la donna e tutto il resto sembrano destinati a non essere mai esistiti. Non è una vera cancellazione, ma il desiderio estremo di raggiungere una pace impossibile finché la memoria continua a trattenere ciò che è perduto.
Lo stile di Giorgio Chinelli è diretto, essenziale e confidenziale. Il linguaggio semplice consente al lettore di entrare immediatamente nell’esperienza emotiva narrata. La lacrima, la pioggia, le strade e il cielo formano un paesaggio interiore nel quale ciascuno può riconoscere una propria assenza o una frase mai pronunciata.
“Lacrime di pioggia” è, in definitiva, una poesia sul peso del non detto. Ricorda che talvolta non sono le separazioni a ferire maggiormente, ma le parole rimaste dentro di noi, ferme all’angolo dell’anima come una lacrima che non riesce ancora a cadere.
Nota sul diritto d’autore: La poesia “Lacrime di pioggia” è pubblicata con indicazione dell’autore e rimane tutelata dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto d’autore.
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