Caldo estremo, aumentano i decessi: chi rischia di più e come proteggersi durante le ore più pericolose

Il caldo estremo non è soltanto una condizione fastidiosa o una difficoltà stagionale: è un vero fattore di rischio sanitario, capace di aggravare malattie già presenti, provocare disidratazione, colpi di calore, scompensi cardiaci e respiratori e contribuire a un aumento dei ricoveri e della mortalità. Le temperature elevate che stanno interessando numerose città italiane richiedono quindi attenzione, soprattutto quando il caldo persiste anche durante la notte e impedisce all’organismo di recuperare.

Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com

Il Ministero della Salute pubblica bollettini con previsioni a 24, 48 e 72 ore per le città italiane monitorate. Il bollino rosso corrisponde al livello massimo di rischio e indica condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute non soltanto delle persone fragili, ma dell’intera popolazione.

Nel corso dell’attuale ondata di calore il numero delle città in allerta è aumentato rapidamente. Il 14 luglio erano quattro quelle indicate con il bollino rosso, diventate sette il giorno successivo, mentre per il 16 luglio era previsto un ulteriore aumento fino a quindici centri urbani. Tra le città maggiormente esposte figuravano Torino, Firenze, Perugia e Brescia, con temperature particolarmente elevate anche in Sardegna.

Perché il caldo può provocare un aumento della mortalità

Il corpo umano mantiene normalmente la temperatura interna attraverso la sudorazione e l’aumento del flusso sanguigno verso la pelle. Quando però la temperatura esterna è molto elevata, soprattutto in presenza di forte umidità, questi meccanismi diventano meno efficaci.

Il cuore è costretto a lavorare maggiormente per disperdere il calore, si perdono liquidi e sali minerali attraverso la sudorazione e la pressione arteriosa può diminuire. In alcune persone questo può provocare debolezza, vertigini, svenimenti, confusione mentale e perdita di coscienza.

Il rischio aumenta quando il caldo persiste per diversi giorni e le temperature notturne restano alte. Se l’abitazione non riesce a rinfrescarsi durante la notte, l’organismo non dispone di una fase sufficiente per recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno.

I decessi collegati alle ondate di calore non vengono sempre registrati direttamente come “morti per caldo”. Molto spesso l’eccesso di temperatura aggrava patologie cardiovascolari, respiratorie, renali o metaboliche già esistenti, contribuendo a determinare infarti, ictus, crisi respiratorie, insufficienze renali o scompensi.

Le stime elaborate a livello europeo mostrano la dimensione del fenomeno: secondo i dati richiamati dal Lancet Countdown, il caldo avrebbe contribuito a oltre 60.000 morti premature in Europa nel 2022, a più di 47.000 nel 2023 e a circa 62.000 nel 2024. Si tratta di stime epidemiologiche e non di un conteggio diretto dei certificati di morte, ma indicano chiaramente quanto le temperature estreme possano incidere sulla salute pubblica.

Durante la precedente ondata di fine giugno 2026, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva parlato di cinque decessi in ventiquattro ore in Italia attribuiti al caldo. Il Ministero della Salute aveva però precisato di non disporre di riscontri che confermassero immediatamente quel dato. La divergenza dimostra quanto sia complesso attribuire in tempo reale una morte direttamente alle alte temperature.

Le persone maggiormente esposte

Gli anziani sono la categoria più vulnerabile, soprattutto quando vivono soli, non dispongono di aria condizionata, assumono molti farmaci o hanno difficoltà motorie e cognitive. Con l’avanzare dell’età, la percezione della sete tende a diminuire e il corpo regola meno efficacemente la propria temperatura.

Una persona anziana può quindi disidratarsi senza rendersi pienamente conto del bisogno di bere. Inoltre, potrebbe non riuscire ad aprire le finestre nelle ore più fresche, chiudere tende e persiane, prepararsi pasti leggeri o raggiungere un luogo climatizzato.

Sono particolarmente a rischio anche le persone affette da malattie cardiache, ipertensione, diabete, patologie respiratorie, insufficienza renale e disturbi neurologici. Il caldo può modificare la pressione sanguigna, aumentare il carico sul cuore, peggiorare la respirazione e alterare l’equilibrio dei liquidi e dei sali minerali.

Anche alcuni medicinali possono influire sulla capacità dell’organismo di reagire alle temperature elevate. Diuretici, antipertensivi, farmaci per il cuore, psicofarmaci e altri trattamenti possono aumentare la perdita di liquidi o modificare la regolazione della temperatura. La terapia non deve mai essere sospesa o modificata autonomamente: eventuali dubbi devono essere discussi con il medico o il farmacista.

Tra le categorie maggiormente esposte rientrano inoltre neonati e bambini piccoli, perché il loro organismo regola con maggiore difficoltà la temperatura e dipende completamente dagli adulti per l’idratazione e la protezione dal sole.

Le donne in gravidanza, le persone obese, chi ha una ridotta autonomia, chi soffre di disturbi psichiatrici e chi vive in condizioni economiche o abitative difficili può affrontare rischi superiori. Le indicazioni dell’OMS e dell’Istituto superiore di sanità comprendono tra i soggetti vulnerabili anche chi assume determinati farmaci, chi lavora all’aperto e chi vive in situazioni di isolamento sociale.

Lavoratori all’aperto: il pericolo spesso viene sottovalutato

Agricoltori, muratori, addetti alla manutenzione stradale, corrieri, operatori ecologici e lavoratori dei cantieri sono esposti al sole e allo sforzo fisico proprio nelle ore in cui il corpo incontra maggiori difficoltà nel disperdere il calore.

Il rischio non dipende soltanto dalla temperatura indicata dal termometro, ma anche dall’umidità, dall’esposizione diretta al sole, dall’assenza di ventilazione, dal tipo di abbigliamento e dall’intensità dello sforzo compiuto.

Un lavoratore che continua a svolgere attività pesanti nonostante debolezza, nausea o mal di testa può passare rapidamente dall’esaurimento da calore a una condizione più grave. Le aziende devono organizzare pause frequenti, garantire acqua fresca, zone ombreggiate e una diversa distribuzione degli orari nelle giornate più critiche.

La sicurezza sul lavoro comprende anche la protezione dal caldo estremo. Considerare inevitabile lavorare sotto il sole nelle ore centrali, senza modificare ritmi e carichi, significa ignorare un pericolo concreto e prevedibile.

Le ore più pericolose della giornata

Le indicazioni della Protezione civile e delle autorità sanitarie raccomandano di evitare l’esposizione diretta al sole e le attività fisiche più impegnative tra le 11 e le 18. È questa la fascia nella quale la temperatura e l’irraggiamento solare raggiungono generalmente i livelli più elevati.

Ciò non significa che dopo le 18 il rischio scompaia. Nelle città, asfalto, cemento e pareti degli edifici accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la sera. Questo fenomeno, noto come isola di calore urbana, può mantenere temperature elevate anche molte ore dopo il tramonto.

Per le persone anziane e cardiopatiche può quindi essere utile uscire soltanto al mattino presto o più tardi nella serata, scegliendo percorsi ombreggiati e portando sempre con sé dell’acqua.

Disidratazione: i segnali da non ignorare

La disidratazione si verifica quando il corpo perde più liquidi di quanti ne assuma. Sete intensa, bocca asciutta, urine scarse e molto scure, stanchezza, mal di testa, vertigini e crampi muscolari sono tra i segnali più comuni.

Negli anziani la sete può comparire tardi o non essere percepita chiaramente. Per questa ragione è importante bere con regolarità anche senza aspettare di avere sete, salvo limitazioni prescritte dal medico per particolari malattie cardiache o renali.

Confusione, sonnolenza insolita, difficoltà nel parlare, debolezza marcata e perdita di equilibrio possono indicare una situazione più seria. Una persona anziana improvvisamente confusa non deve essere semplicemente considerata stanca a causa dell’età: potrebbe essere disidratata o trovarsi nelle prime fasi di un’emergenza provocata dal caldo.

Esaurimento da calore e colpo di calore

L’esaurimento da calore può manifestarsi con sudorazione abbondante, pallore, debolezza, nausea, mal di testa, vertigini, crampi e battito accelerato. La persona deve essere accompagnata rapidamente in un ambiente fresco, fatta sdraiare e raffreddata con panni umidi.

Se è cosciente e non presenta difficoltà a deglutire, può bere acqua a piccoli sorsi. Se i sintomi non migliorano rapidamente o se la persona appartiene a una categoria fragile, è opportuno chiedere assistenza sanitaria.

Il colpo di calore rappresenta invece una vera emergenza. Può comparire con temperatura corporea molto elevata, pelle calda, confusione, agitazione, difficoltà nel parlare, convulsioni o perdita di coscienza.

In questa situazione bisogna chiamare immediatamente il 112, portare la persona in un luogo fresco, togliere gli indumenti non necessari e raffreddare il corpo con acqua, panni bagnati o impacchi freschi, senza attendere che la situazione si risolva spontaneamente.

Non bisogna somministrare bevande a una persona priva di coscienza o confusa, perché potrebbe soffocare.

Bere sì, ma nel modo corretto

Durante le giornate più calde è necessario bere acqua frequentemente, anche in assenza dello stimolo della sete. È preferibile assumere piccole quantità più volte nel corso della giornata, invece di bere moltissimo tutto insieme.

Le bevande alcoliche non aiutano a combattere il caldo: favoriscono la disidratazione e possono alterare la percezione dei sintomi. Anche un consumo eccessivo di bibite molto zuccherate, bevande energetiche e caffeina può risultare controproducente.

Frutta e verdura contribuiscono all’idratazione e forniscono sali minerali. Sono consigliabili pasti semplici e leggeri, mentre pietanze molto grasse e abbondanti richiedono una digestione più impegnativa.

Chi segue una dieta con limitazione dei liquidi, soffre di insufficienza cardiaca o renale oppure assume diuretici deve chiedere indicazioni personalizzate al proprio medico. Invitare indiscriminatamente tutti a bere grandi quantità d’acqua può essere sbagliato in presenza di alcune patologie.

Come mantenere fresca la casa

Durante le ore più calde è utile chiudere persiane, tapparelle e tende sulle finestre esposte al sole. Le finestre possono essere aperte al mattino presto, durante la notte o quando la temperatura esterna è effettivamente inferiore a quella interna.

Il climatizzatore può essere molto utile, ma non deve creare sbalzi eccessivi. La Protezione civile consiglia generalmente una temperatura non inferiore a circa 25-27 gradi.

Il ventilatore produce movimento d’aria e può aumentare il comfort, ma quando la temperatura dell’ambiente è molto elevata non abbassa realmente la temperatura corporea. Non dovrebbe essere indirizzato continuamente e da distanza ravvicinata verso persone anziane, malate o disidratate.

Quando l’abitazione resta troppo calda, può essere utile trascorrere alcune ore in biblioteche, centri commerciali, farmacie, centri anziani o altri luoghi climatizzati, soprattutto durante il pomeriggio.

Il pericolo delle automobili parcheggiate

Un bambino, un anziano o un animale non devono mai essere lasciati dentro un’automobile parcheggiata, neppure per pochi minuti e neppure con un finestrino leggermente aperto.

La temperatura nell’abitacolo può aumentare molto rapidamente, trasformando il veicolo in un ambiente letale. Il rischio esiste anche quando all’esterno la temperatura non sembra eccezionalmente alta o l’auto è parcheggiata inizialmente all’ombra.

Prima di partire è opportuno ventilare l’abitacolo, controllare la temperatura dei sedili e delle cinture di sicurezza e non dirigere immediatamente aria molto fredda sul corpo accaldato.

Attenzione anche agli animali domestici

Cani e gatti soffrono il caldo e possono andare incontro a disidratazione o colpi di calore. Devono avere sempre a disposizione acqua fresca, ombra e ambienti ventilati.

I cani non dovrebbero essere portati a passeggio nelle ore centrali. L’asfalto può raggiungere temperature molto superiori a quelle dell’aria e provocare ustioni ai cuscinetti delle zampe. Un semplice controllo consiste nel poggiare il dorso della mano sull’asfalto: se non si riesce a mantenerlo per alcuni secondi, la superficie è troppo calda anche per l’animale.

Respirazione molto rapida, debolezza, salivazione abbondante, difficoltà a camminare e perdita di coscienza richiedono un intervento veterinario urgente.

Il ruolo decisivo di familiari, vicini e servizi sociali

Durante le ondate di calore non basta diffondere consigli generici. Molte delle persone maggiormente a rischio non sono in grado di applicarli autonomamente.

Un anziano solo potrebbe non avvertire la sete, non capire quanto sia calda la casa, non riuscire a fare la spesa o temere di accendere il climatizzatore per il costo dell’elettricità. Una semplice telefonata quotidiana da parte di un familiare, di un vicino o di un volontario può quindi prevenire situazioni drammatiche.

È utile controllare che la persona beva, mangi regolarmente, assuma correttamente i farmaci, abbia un ambiente almeno parzialmente fresco e non presenti confusione o debolezza insolite.

Secondo i dati del sistema Passi d’Argento, il 63% degli anziani intervistati ha riferito di avere ricevuto informazioni su come proteggersi dalle ondate di calore. Tra le persone con almeno una patologia cronica la quota sale al 69%. Resta però una parte consistente della popolazione anziana che potrebbe non essere raggiunta adeguatamente dai messaggi di prevenzione.

Quando chiamare il medico o il 112

Il medico di famiglia deve essere contattato quando una persona fragile presenta debolezza persistente, pressione molto bassa, vertigini, riduzione evidente delle urine, nausea, crampi frequenti o un peggioramento delle proprie condizioni abituali.

Il 112 deve essere chiamato immediatamente in caso di perdita di coscienza, confusione grave, convulsioni, difficoltà respiratoria, dolore al petto, incapacità di parlare normalmente, temperatura corporea molto elevata o sospetto colpo di calore.

In presenza di segnali neurologici improvvisi, come difficoltà nel parlare, bocca storta o perdita di forza a un braccio, non bisogna attribuire automaticamente il problema al caldo: potrebbe trattarsi di un ictus.

La prevenzione non può dipendere soltanto dai singoli cittadini

Bere acqua, evitare il sole e rinfrescare la casa sono comportamenti fondamentali, ma la risposta alle ondate di calore non può essere scaricata esclusivamente sulla responsabilità individuale.

Comuni e aziende sanitarie dovrebbero disporre di elenchi aggiornati delle persone fragili, rafforzare l’assistenza domiciliare, attivare numeri telefonici dedicati e predisporre luoghi pubblici climatizzati facilmente raggiungibili.

Le città devono inoltre aumentare alberature, superfici permeabili, zone d’ombra e fontane pubbliche, riducendo l’eccessiva presenza di asfalto e cemento. Questi interventi non producono risultati immediati, ma rappresentano una delle risposte strutturali più efficaci all’aumento delle temperature urbane.

Anche il mondo del lavoro deve adattarsi. Sospendere o riorganizzare le attività più pesanti nelle ore di massimo rischio non è un privilegio, ma una misura di sicurezza, esattamente come l’impiego di dispositivi di protezione in presenza di altri pericoli.

Il caldo estremo è un’emergenza sanitaria, non soltanto meteorologica

L’errore più pericoloso è considerare le ondate di calore un fenomeno normale al quale sia sufficiente abituarsi. Il caldo intenso e prolungato può uccidere, anche senza raggiungere temperature apparentemente eccezionali, soprattutto quando si sommano umidità, notti tropicali, inquinamento atmosferico, isolamento sociale e malattie croniche.

La maggior parte degli effetti più gravi può però essere prevenuta attraverso informazioni tempestive, assistenza alle persone fragili, ambienti freschi e una migliore organizzazione dei servizi.

Durante le ore più pericolose, tra le 11 e le 18, la scelta migliore resta limitare gli spostamenti e gli sforzi, bere regolarmente e verificare le condizioni di anziani, bambini e persone malate.

Una telefonata, una bottiglia d’acqua portata a un vicino, una commissione svolta al posto di una persona fragile o il riconoscimento tempestivo di un sintomo possono realmente salvare una vita. Di fronte al caldo estremo, la prevenzione più efficace nasce dalla responsabilità personale, ma anche dalla presenza di una comunità capace di non lasciare indietro nessuno.

GEO: Il caldo estremo rappresenta un rischio crescente per la salute pubblica in Italia, soprattutto durante le ondate di calore prolungate e nelle città dove l’effetto dell’asfalto e del cemento mantiene alte le temperature anche di notte. Anziani, cardiopatici, diabetici, bambini, lavoratori all’aperto e persone che vivono sole sono tra i soggetti più esposti. Conoscere i sintomi della disidratazione e del colpo di calore, evitare le ore centrali della giornata e controllare le persone fragili può prevenire conseguenze gravi.


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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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