LA FIABA MAGICA
Talora mi capita scorrere gl'occhi
sugl'Iblei dove la greggia pastura
coi bovi, in chiuse gialle di stoppie.
Uno sciame di pensieri mi viene
all'incanto del brucare d'erbe,
sì quieti ed in buona pace i bovi,
e lieti nel rito mattutino, al suono
d'un campanaccio che spande
assieme al frastorno di nere gazze
singulti ferrosi e d'avventura.
Or dunque, i bovi brucano l'erba che
non abbisogna d'oscurita', ma di luce,
di sole e terra! Ed il bove che manso
se ne nutre, ne trova forza e vigore. E
questo io pensavo, potessimo noi
saziarci e vivere d'energia solare
per via diretta, senz'ammazzare più
quest'altre meravigliose vite!
Oh!, quanti problemi non avremmo!
E che miracolo sarebbe stare assorti
al sole, e spiare nell'aia la gallinella
che starnazza, il maiale che nel trogolo
grugna, l'agnello che saltella e bela,
il gioco più bello, quasi d'un bimbo.
Ed ancora continuavo a pensare che
meraviglia sarebbe più non cucinare!,
l'assillo d'ogni giorno, ah! i bruciori,
la glicemia, il colesterolo, i trigliceridi!,
e quant'altro rovina l'esistenza, e la
morte in un attimo d'una vita al macello!
Soltanto un affaccio al sole basterebbe!
E l'industria alimentare? E gl'allevatori?
Quegl'operai dell'agro alimentare? Di
tanto lavoro perso se ne avrebbe pena?
Ma il marketing metterebbe allo studio
una confettura di sole. Oh!, che bontà!,
"Un assaggio di puro sole mediterraneo!"
sferezerebbe la reclame! All'affaccio al sole
un gendarme sarebbe già con la multa.
"Non lo sa? Il sole è monopolio di stato!".
Ripullola di sole ogni chiusa, sì bello e tanto!
È questa la natura, d'altro non abbisogna!
Vincenzo Savoca
Ragusa 2 luglio 2026
Vincenzo Savoca ci regala una riflessione profonda, sospesa tra il lirismo bucolico dei paesaggi iblei e una graffiante satira sociale, dipingendo un’utopia che si scontra inevitabilmente con la realtà umana.Ecco una breve analisi dei temi e della struttura che rendono questo componimento così suggestivo:
1. L'Incipit Bucolico e la Pace della Natura
La poesia si apre con una cartolina classica e intramontabile della campagna ragusana: gli altipiani Iblei, i muretti a secco (le "chiuse gialle di stoppie"), il pascolo silenzioso dei bovini e il contrasto sonoro tra il campanaccio e il verso delle gazze. C'è un senso di rito mattutino e di sacralità nel modo in cui la natura si nutre e vive.
2. L'Utopia della Fotosintesi Umana
Dall'osservazione dei bovi che trasformano la luce (attraverso l'erba) in forza, nasce il desiderio utopico: e se gli esseri umani potessero vivere di pura energia solare?
Questo pensiero elimina in un colpo solo due grandi pesi dell'esistenza umana:La sofferenza animale: La fine del macello e della violenza sulle "meravigliose vite" (gallinelle, maiali, agnelli).I mali del corpo: Addio alle malattie del benessere moderno (bruciori, glicemia, colesterolo, trigliceridi) e all'assillo quotidiano del cucinare.
3. La Satira e il Monopolio del Sole
Qui la "fiaba magica" devia brillantemente nella distopia e nell'ironia. Il poeta si domanda cosa succederebbe all'economia (allevatori, operai, industrie). La risposta è amara ma comicamente realistica:
Il marketing capitalizzerebbe immediatamente la novità, inventando una "confettura di sole" con tanto di slogan pubblicitario accattivante.Lo Stato interverrebbe per tassare l'unica risorsa gratuita, mandando un gendarme a fare la multa perché "Il sole è monopolio di stato!".
ConclusioneIl finale ritorna alla terra, alla bellezza incontaminata delle chiuse che "ripullolano di sole". La natura ha già tutto ciò di cui ha bisogno; è l'uomo, con le sue strutture sociali, le sue industrie e le sue bramosie, a complicare e mercantilizzare anche la luce.Un testo che fa riflettere, scritto con una sensibilità ecologista e un'ironia squisitamente pirandelliana o fantascientifica, ben radicato nelle radici siciliane.
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