
Il professor Fanos (Università di Cagliari) all’evento di Convention Bureau Italia e AIAA: “Tutto ruota intorno al microbiota: osservare come cambia durante i viaggi lunari serve a definire un’alimentazione adatta”
Spazio, l’esperto: “Non solo tecnologie, il successo delle missioni sulla Luna passa anche da studio dell’intestino degli astronauti”
Il professor Fanos (Università di Cagliari) all’evento di Convention Bureau Italia e AIAA: “Tutto ruota intorno al microbiota: osservare come cambia durante i viaggi lunari serve a definire un’alimentazione adatta”
Torino, 2 luglio 2026 – “Quando pensiamo alle missioni spaziali immaginiamo razzi, satelliti e tecnologie avanzate. In realtà una parte del successo dei viaggi del futuro potrebbe dipendere da ciò che accade nell’intestino degli astronauti. Il microbiota può influenzare anche il cervello e quindi la capacità di concentrazione e di prendere decisioni in situazioni estreme”.
A dirlo è Vassilios Fanos, docente e direttore della Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari e rappresentante della Union of Middle Eastern and Mediterranean Paediatric Societies (UMEMPS), tra i protagonisti dell’incontro “A Dialogue on Space and Non-Space” promosso a Torino dalla rappresentanza EMEA dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA) e da Convention Bureau Italia.
Il microbiota intestinale, al centro degli studi di Fanos, è l’insieme dei microrganismi, soprattutto batteri, ma anche funghi, che abitano il nostro intestino e che contribuiscono al funzionamento dell’organismo, dalla digestione ad alcuni processi legati al sistema immunitario.
Da quasi vent’anni Fanos si occupa di metabolomica, la disciplina che esamina le sostanze prodotte dall’organismo e dai microrganismi che lo abitano. “Non è sufficiente sapere quali batteri e funghi vivono nel nostro intestino. La domanda più importante è capire cosa stanno facendo in quel preciso momento. È questo che ci permette di comprendere il loro impatto sulla salute e di individuare strategie concrete per migliorare il benessere delle persone”, spiega Fanos.
Secondo il ricercatore, il tema assume un valore ancora maggiore nelle missioni spaziali di lunga durata. “L’alimentazione degli astronauti è molto diversa rispetto a quella terrestre e questo modifica profondamente il microbiota intestinale. Le alterazioni possono avere effetti anche sul cervello, influenzando lucidità, attenzione e capacità decisionali. Per questo studiare il microbiota e il suo funzionamento in questi contesti potrebbe diventare un elemento chiave per il futuro dell’esplorazione spaziale, soprattutto in vista di permanenze prolungate sulla Luna”.
Le implicazioni non riguardano solo lo spazio. “Ogni volta che studiamo fenomeni in condizioni estreme – precisa Fanos – otteniamo informazioni utili per la medicina di tutti i giorni. Oggi abbiamo a disposizione tecnologie che permettono di osservare come l’organismo reagisce alle missioni spaziali e di capire in anticipo chi è più resistente, chi ha bisogno di un supporto nutrizionale mirato e chi invece potrebbe essere più esposto a rischi”.
L’obiettivo finale è arrivare a sviluppare una medicina sempre più personalizzata anche per l’esplorazione spaziale. “In futuro – aggiunge il professore – sarà possibile identificare biomarcatori, cioè indicatori dello stato di salute dell’astronauta, e monitorarli durante la missione con strumenti semplici e immediati. Sarebbe un passo decisivo per garantire sicurezza ed efficienza nei viaggi spaziali di lunga durata”.
“Nel nostro intestino vivono circa 100 trilioni di microrganismi, più delle stelle della Via Lattea – conclude Fanos -. Quando mangiamo non nutriamo solo noi stessi, ma anche questo ecosistema invisibile. Comprendere come si modifica nello spazio rappresenta una delle nuove frontiere della medicina del futuro”.





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