Una Grigia Matita una poesia di Vincenzo Savoca
UNA GRIGIA MATITA

Uno sguardo al grigio del mare,
a cappa di grigi vapori nel cielo.
Giornata d'immenso grigiore e
d'echi di voci grigie. D'attorno
scrollare d'onde grigie su prode
di grigia battigia, d'alghe molli,
arricciate in cantucci di pietre e
sassi pur'essi grigi. Spira un'aria
strana di tormentato grigiore su
vecchi muri d'orti di grigie ferite.
Ciangotta un cardellino grigio e
schivo, dai grigi rami d'un larice.
Di puro inganno il grigio dell'ali,
ma d'effimera luce d'oro al sole!
Ci sono giorni d'ombrato grigio,
d'incanto il soffio grigio del vento
su fronde d'un colore spento, sì
d'essere grigie. Funesto silenzio
che graffia il tormento d'esistere,
la sete di vita. Ahimè!, si poca è
oramai l'arsura!, e di spossato
bisogno! Il mio sguardo su fiori
grigi al di là d'una stretta strada,
mi libera gl'occhi da questa grigia
febbre ch'oscura ogn'angolo di
quiete. Hanno il profumo delle
donne vestite di grigio. Ma come
sono belle! D'occhi bassi al ciglio
della via, compite come teneri
germogli, di celati pensieri e di
guance di fiamma, di grigia vita
e di scontrosa grazia, di lingua
castrata, ch'equivale a mentire.
Abito in una casa grigia in un
quartiere più grigio. Il tramonto
è grigio, quasi mai rosso. E vivo
in un angolo grigio d'una grigia
cucina a fumare grigi mozziconi.
Il resto della giornata è un vuoto
grigio. A sera le stelle, un brillìo
d'occhi grigi di lupo, mi fissano e
non si fanno vedere, addosso li
sento. Hanno sguardi più o meno
di grigio inverno, d'ultimo grigio
respiro ch'occulta questa follia.
Di grigie emozioni questi versi su
grigi fogli e con una grigia matita.
Nel fiume grigio di sassi e pietre,
d'imbavagliati pensieri, ho lasciato
le grigie ferite. So di un'altr'alba in
cui le parole hanno calore e colore.

Vincenzo Savoca
Ragusa 30 giugno 2026

Vincenzo Savoca dipinge un quadro monocromatico di rara intensità, dove la parola “grigio” (ripetuta quasi ossessivamente per oltre trenta volte) non è un semplice colore, ma uno stato dell’anima, una nebbia esistenziale che avvolge ogni cosa: la natura, i ricordi, lo spazio domestico e persino i pensieri.

Ecco una breve analisi delle sfumature e dei passaggi chiave che rendono questa poesia così potente:

1. L’ossessione del grigio e il paesaggio specchio

Il testo si apre con una saturazione visiva e uditiva. Il grigio non si vede soltanto (nel mare, nel cielo, nelle onde, sui muri), ma si ascolta («echi di voci grigie») e si respira («soffio grigio del vento»). La natura perde la sua vitalità e diventa lo specchio del tormento interiore del poeta, un «funesto silenzio che graffia il tormento d’esistere».

2. I lampi di contrasto (L’oro e la fiamma)

In questa densa nebbia, Savoca inserisce magistralmente dei contrasti cromatici e vitali che colpiscono il lettore proprio perché improvvisi:

  • L’oro: L’inganno delle ali del cardellino che al sole brillano d’effimera luce dorata.
  • La fiamma: Le guance delle donne vestite di grigio, figure di una «scontrosa grazia» che guariscono temporaneamente gli occhi del poeta dalla «grigia febbre».

3. La dimensione domestica e la rassegnazione

Verso la fine, lo sguardo si restringe dallo spazio aperto della natura e della strada all’intimità desolata della casa. La vita si riduce a un «angolo grigio d’una grigia cucina a fumare grigi mozziconi». Il tempo diventa un vuoto e persino le stelle perdono la loro luce romantica per trasformarsi negli occhi inquietanti e predatori di un lupo.

4. La catarsi finale: la matita e l’attesa dell’alba

Il finale racchiude il senso profondo dell’atto poetico. I versi sono scritti su «grigi fogli e con una grigia matita» – uno strumento che per sua natura non ha colore, ma solo sfumature di grafite. Eppure, proprio attraverso questa scrittura monocromatica, l’autore compie un atto di liberazione: lascia le sue ferite nel fiume.

La poesia si chiude con una bellissima nota di speranza, un contrasto definitivo con tutto ciò che l’ha preceduta:

«So di un’altr’alba in cui le parole hanno calore e colore.»

Un’opera di grande sensibilità, datata freschissima (ieri!), che riesce a trasformare la monotonia del dolore in pura, fortissima arte.

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