Foto cortesia di Ramos António Amine
L’amore non è ancora morto
Sai, queste persone mi stancano.
Dicono, con incrollabile convinzione, che l’amore è morto.
Chiedo: quando? dove? come? perché?
Non rispondono.
Si limitano a ripetere la frase, come se recitassero un epitaffio.
È morto perché è stato ingannato?
Tutto qui?
No.
Non è stato l’amore a morire.
Ciò che è morto è stato il sentimento che provavamo nei confronti dell’amore, non dell’amore in sé.
L’amore, di per sé, è un’idea.
E la sua essenza oscilla:
oppure è mancanza, ciò che spinge l’anima al desiderio,
oppure è gioia, appagamento per ciò che già si ha.
Forse lo desideriamo troppo.
Ma non è forse questo il senso dell’amore?
O forse desideriamo ciò che non ha senso.
E da quando l’amore ha avuto un senso?
I corpi sterili ci fanno pensare che l’amore sia morto.
Anche i fianchi senza piastre.
Ma no.
Le parrucche dietro cui si nascondono le teste calve hanno quasi ucciso l’amore.
Ma no.
Ciò che è morto è stato il sogno che facevamo quando dormivamo insieme.
È morta la dolcezza prima delle pillole.
È morto il desiderio di conoscere la famiglia del partner,
prima di andare a letto con lui o lei.
Ciò che è morta è stata la paura di mettere al mondo figli i cui genitori non si riconoscono.
Ciò che è morta è stata la sensazione che due corpi uniti potessero creare una famiglia.
È morta l’idea stessa di famiglia.
Padre, madre e figli: questa è la famiglia oggi.
Il resto sono frammenti di affetto.
Questo ci fa pensare che l’amore sia morto.
Ma no.
Ciò che è morto è stato il pudore di mostrare il corpo.
Ciò che è morto è stata la cura che avevamo gli uni per gli altri, e al suo posto, è nata la fretta di vendere tutto, compresa la dignità umana.
È morto il desiderio di conoscere la casa del proprio partner prima ancora di conoscere la sua biancheria intima.
L’amore esiste ancora.
È nei piccoli gesti silenziosi, quasi invisibili.
È nella consapevolezza che tra la decisione e l’avvertimento si cela il custode degli avvertimenti ignorati.
È in coloro che ancora si aspettano, che ancora si prendono cura, che ancora assumono dei rischi.
È nel coraggio di guardarsi negli occhi e dire: nessuno ci salva, se non noi stessi insieme.
Non è né grandezza né grandi gesti.
È cura.
È ascolto.
È resistenza.
È presenza.
Significa accettare che il mondo sia diventato freddo e, nonostante ciò, scegliere di riscaldare il proprio cuore e quello dell’altro.
L’amore non è morto.
Ciò che muore ogni giorno è la confusione tra amore e possesso, paura o obbligo.
L’amore sopravvive.
Anche nelle case vuote,
anche nei corpi stanchi,
anche nelle relazioni fugaci.
È nell’amore che dobbiamo scommettere,
non nelle formule,
né sulle etichette,
né nelle facili certezze.
Perché finché ci sarà il coraggio di prendersi cura, di ascoltare, di resistere,
e di sentire il dolore dell’altro,
l’amore non sarà morto.
Non è l’amore che fa girare il mondo,
ma è l’amore che rende il mondo degno e che valga la pena che il mondo giri.
Poesia di Ramos António Amine
Lettura poetica in italiano a cura di Elisa Mascia -Italia
O amor ainda não morreu
Essa gente cansa-me, sabes.
Dizem, com uma convicção intrépida, que o amor morreu.
Pergunto: quando? onde? como? por quê?
Nada respondem.
Limitam-se a repetir a frase, como quem recita um epitáfio.
Morreu porque foram iludidos?
Só isso?
Não.
Não foi o amor que morreu.
O que morreu foi o sentimento que tínhamos sobre o amor, não o amor em si.
O amor, em si, é uma ideia.
E a sua essência oscila:
ou é falta, que impele a alma ao desejo,
ou é regozijo, o contentamento com aquilo que já se tem.
Talvez desejemos demais.
Mas amar não é isso mesmo?
Ou talvez desejemos o que não faz sentido.
E desde quando o amor fez algum sentido?
Os corpos baldios fazem-nos pensar que o amor morreu.
As ancas sem placas, também.
Mas não.
As perucas atrás das quais se escondem carecas tornaram o amor quase morto.
Mas não.
O que morreu foi o sonho que tínhamos quando dormíamos juntos.
O que morreu foi a doçura de antes das pílulas.
O que morreu foi o desejo de conhecer a família do parceiro, da parceira,
antes de nos deitarmos com ele, com ela.
O que morreu foi o medo de trazer ao mundo miúdos cujos pais não se assumem.
O que morreu foi o sentimento de que dois corpos unidos fazem surgir uma família.
O que morreu foi a própria ideia de família.
Pai, mãe e filhos: isso é família hoje.
O resto são fragmentos de afecto.
Isso faz-nos pensar que o amor morreu.
Mas não.
O que morreu foi o pudor de expor o corpo.
O que morreu foi o cuidado que tínhamos para com o outro e, no seu lugar, nasceu a pressa de vender tudo, inclusive a dignidade humana.
O que morreu foi o desejo de conhecer a casa do parceiro antes de conhecer a sua roupa íntima.
O amor ainda existe.
Está nos gestos pequenos, silenciosos, quase invisíveis.
Está em saber que entre a decisão e o aviso se esconde a guardiã dos avisos ignorados.
Está naqueles que ainda esperam, que ainda cuidam, que ainda se arriscam.
Está na coragem de olhar nos olhos e dizer: ninguém nos salva, a não ser salvar-nos juntos.
Não é grandeza nem grande gesto.
É cuidado.
É escuta.
É resistência.
É presença.
É aceitar que o mundo se tornou frio e, ainda assim, escolher aquecer o próprio coração e o do outro.
O amor não morreu.
O que morre todos os dias é a confusão entre amor e possessão, medo ou obrigação.
O amor sobrevive.
Mesmo nas casas vazias,
mesmo nos corpos cansados,
mesmo nas relações efémeras.
É nele que devemos apostar,
não nas fórmulas,
nem nos rótulos,
nem nas certezas fáceis.
Porque enquanto houver coragem de cuidar, escutar, resistir
e sentir a dor do outro,
o amor não terá morrido.
Não é o amor que faz girar o mundo,
mas é ele que faz valer a pena que o mundo gire.
Ramos António Amine






Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.