Quando il potere si traveste da virtù: l’oscurità bianca nella denuncia poetica di Hidayet

di Ada Rizzo

Esiste un’oscurità che non ha nulla a che fare con la notte. È una tenebra che non si nasconde nell’ombra, ma che sceglie deliberatamente di abbagliarci, travestendosi da virtù, da progresso, da purezza. È l’«oscurità bianca», lo straordinario e spietato paradosso lirico che il poeta Hidayet mette a nudo nella sua opera, costringendoci a guardare dritto dentro il grande inganno ottico della nostra contemporaneità.

Di seguito, il testo della lirica nella sua versione originale e nella traduzione italiana:

White Darknesses (Testo Originale)

If the chastity of fair-faced beauties is sold for black money, then those fair faces are white darkness.

If the white hair and beards of elders and elderwomen become white flags before oppression, then those white hairs, white beards, white locks are white darkness.

All beauty is wrapped in white fog. That white fog is white darkness. All the darkest deeds are planned in white houses. Those white houses are white darkness.

In this land, the purest person is a dead one wrapped in a white shroud. That white shroud is white darkness. They say white days are coming. Those white days are white darkness.

They cut down the planet’s white lungs—the forests. Natural waters are dwindling away. Yet water filled the lungs of the poor; water filled their eyes as well. The planet’s white lungs, too, are a white darkness.

Oh, you oppressors,

at least leave the poor

some cheap wood for their coffins.

For these white darknesses

will never

come into the light.

Oscurità Bianche (Traduzione Italiana a cura di Ada Rizzo)

Se la castità di bellezze dal volto radioso viene venduta per sporco denaro, allora quei volti radiosi sono un’oscurità bianca.

Se i capelli e le barbe bianche di anziani e anziane diventano bandiere bianche davanti all’oppressione, allora quei capelli bianchi, quelle barbe bianche, quelle ciocche bianche sono un’oscurità bianca.

Ogni bellezza è avvolta in una nebbia bianca. Quella nebbia bianca è un’oscurità bianca. Tutte le azioni più oscure vengono pianificate in case bianche. Quelle case bianche sono un’oscurità bianca.

In questa terra, la persona più pura è un morto avvolto in un sudario bianco. Quel sudario bianco è un’oscurità bianca. Dicono che stanno arrivando giorni bianchi. Quei giorni bianchi sono un’oscurità bianca.

Abbattono i polmoni bianchi del pianeta — le foreste. Le acque naturali si stanno esaurendo. Eppure l’acqua ha riempito i polmoni dei poveri; l’acqua ha riempito anche i loro occhi. Anche i polmoni bianchi del pianeta sono un’oscurità bianca.

Oh, voi oppressori,

lasciate almeno ai poveri

del legno economico per le loro bare.

Perché queste oscurità bianche

non verranno mai

alla luce.

.

Siamo abituati, per pigrizia culturale o per eredità accademica, ad associare il bianco a tutto ciò che è immacolato: la pace, la saggezza degli anziani, la trasparenza delle istituzioni, l’orizzonte radioso di un futuro migliore. Ma la poesia, quando è autentica e non si piega a fare da arredo nei salotti del potere, ha il dovere di strappare i veli. E Hidayet lo fa con la precisione di un chirurgo.

Nelle sue stanze, il bianco subisce un rovesciamento totale. Diventa il colore dell’ipocrisia e della sottomissione. I volti radiosi delle bellezze svendute per «sporco denaro», le barbe candide degli anziani che si arrendono diventando «bandiere bianche davanti all’oppressione», le «case bianche» in cui si pianificano le azioni più oscure: tutto questo non è luce. È cecità. È una nebbia fitta che avvolge la bellezza per soffocarla, un paravento istituzionale che nasconde il fango morale del mondo.

L’atto di accusa si fa ancora più carne e terra quando tocca la crisi del nostro tempo. Il poeta parla dei «polmoni bianchi del pianeta», le foreste abbattute, e dell’acqua che manca alla terra ma riempie i polmoni e gli occhi dei poveri, soffocati dalla miseria e dal pianto. In questo scenario, l’inganno politico dei «giorni bianchi» promessi dai potenti si rivela per ciò che è: una menzogna programmata. Nella terra dell’oppressione, l’unica purezza rimasta intatta è quella tragica dei morti, avvolti in un sudario che è, anch’esso, oscurità bianca.

Scrivere di queste «oscurità bianche» significa compiere un atto di resistenza culturale. Significa rallentare il passo rispetto alla frenesia di un mondo che corre a contare i soldi e a consumare illusioni, per fermarsi a guardare dove fa male. L’oscurità nera la riconosciamo, ci fa paura, ci mette in guardia. Ma è dall’oscurità bianca, quella che si traveste da ordine, da decoro e da finta pace, che dobbiamo imparare a difenderci.

Perché come scrive Hidayet nella sua devastante e toccante chiusa, se non impariamo a riconoscere questo inganno, queste oscurità bianche «non verranno mai alla luce». E noi rimarremo ciechi, sommersi da un finto chiarore.

Ada Rizzo, 22 Giugno 2026, Jesolo

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