Urlo d’Amore poesia di Giuseppina Marra, recensione di Francesca Giordano

Urlo d’Amore di Giuseppina Marra

Sei nata

Gridando

Non hai pianto,

hai gridato al mondo

La tua forza contro 

Il grido di fame di amore

Urlo primordiale 

A cui  il tempo lima la forza

E spegne la voce

L’urlo d’amore sopravvive  

sotto ceneri bollenti 

E brucia 

Toccarlo.

Limare 

La cura potente.

La voce dell’anima che sfida il tempo: una lettura dei versi di Giuseppina Marra

Ci sono versi che non si limitano a essere letti, ma pretendono di essere ascoltati. È il caso di questa potente e folgorante lirica di Giuseppina Marra , un componimento breve ma di straordinaria intensità, capace di condensare in poche linee il dramma e la bellezza dell’esistenza umana.

L’urlo primordiale: la nascita come atto di forza

La poesia si apre con un’immagine di dirompente impatto visivo e sonoro: «Sei nata / Gridando / Non hai pianto, / hai gridato al mondo / La tua forza» . Fin dall’incipit, l’autrice ribalta la narrazione classica della nascita. Il primo respiro non è un pianto di sottomissione o di spavento, ma un urlo di autoaffermazione . È la vita che si impone con foga, una manifestazione di pura potenza contro le avversità.

Tuttavia, questo «urlo primordiale» si scontra immediatamente con la realtà: il «grido di fame di amore». È qui che emerge la prima grande verità della Marra: la forza vitale è intrinsecamente legata a un bisogno assoluto, viscerale, di connessione e affetto.

Il tempo che lima, l’amore che brucia

Nella seconda parte della lirica, il ritmo si fa più riflessivo e malinconico. Entra in gioco il Tempo, il grande scultore e, al contempo, il grande distruttore. Il tempo «lima la forza / E spegne la voce» , logorando quell’impeto iniziale.

Ma la vera svolta poetica si compie negli ultimi versi, dove la cenere diventa simbolo non di morte, ma di custodia :

«L’urlo d’amore sopravvive / sotto ceneri bollenti / E brucia / Toccarlo.»

La passione, il bisogno d’amore e la forza identitaria non svaniscono; si nascondono, protetti da uno strato apparentemente freddo che, in realtà, pulsa ancora di un calore pericoloso e vivo. Avvicinarsi a questo nucleo, «toccarlo», fa male, perché la verità dei sentimenti brucia.

Uno stile essenziale

La cifra stilistica risiede nella sottrazione . Non ci sono fronzoli, non ci sono aggettivi superflui. Le parole sono scelte per il loro peso specifico: gridando, fama, ceneri, brucia . I versi brevi e spezzati accelerano il battito della lettura, trasformando la poesia stessa in un prolungamento di quell’urlo descritto.

La chiusa, affidata al binomio «Limare / La cura potente» , suona quasi come un monitor terapeutico: il dolore e la forza vanno levigati dal tempo e dalla consapevolezza, ma senza mai spegnere quel fuoco interiore che ci rende umani.

I versi “cantati”” da Giuseppina Marra ci regalano un frammento di rara potenza emotiva. Una poesia che fotografa perfettamente la dualità umana: la fragilità della carne esposta al tempo e l’immortalità del fuoco interiore. Una lettura che scuote e che, inevitabilmente, lascia il segno.

Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.