SOSTA
La schiena poggia sul legno,
si fa angolo retto contro la corrente.
I passi incidono l’asfalto,
sollevano un rumore di ghiaia e fretta
estraneo al corpo.
Vedere è questo: restare indietro,
computare scarpe e nuche,
alla luce che cala sulle spalle
e taglia l’ombra in due sul pavimento.
La città si consuma nel movimento.
Nessuno nota la sosta.
Qui il tempo è polvere che si deposita,
non vettore:
è il peso, esatto, dell’essere l’ostacolo
dentro la traiettoria del giorno.
Graziano Citelli
Una splendida e lucida testimonianza di quella che potremmo definire una “resistenza esistenziale”. In “SOSTA”, Graziano Citelli riesce a cristallizzare un’esperienza comune, il fermarsi in mezzo alla frenesia urbana, trasformandola in una profonda riflessione filosofica sul tempo e sulla percezione.
Ecco una breve analisi dei punti di forza e delle immagini più potenti di questa poesia:
1. La Geometria del DistaccoLa schiena poggia sul legno,si fa angolo retto contro la corrente.L’inizio è fortemente materico e geometrico. L’”angolo retto” non è solo la posizione fisica di chi si siede (presumibilmente su una panchina di legno), ma diventa un vettore di opposizione. C’è una “corrente” (il flusso della folla, la fretta quotidiana) e c’è un corpo che decide di porsi perpendicolare ad essa, interrompendo l’inerzia del movimento.
2. L’Alienazione del Movimento AltruiI passi incidono l’asfalto,[…] estraneo al corpo.Vedere è questo: restare indietro,computare scarpe e nuche…Citelli descrive la fretta degli altri quasi come un rumore bianco, un automatismo meccanico. Bellissimo il verbo “computare”: chi sosta non guarda più le persone nella loro individualità, ma le riduce a dati quantificabili (“scarpe e nuche”). Rimanere indietro diventa l’unico modo per vedere davvero, come se il movimento continuo accecasse, mentre l’immobilità restituisca la vista.
3. La Luce come Lama…alla luce che cala sulle spallee taglia l’ombra in due sul pavimento.L’immagine della luce che “taglia l’ombra in due” evoca una sensazione di nettezza, quasi di chirurgia temporale. È il crepuscolo (la luce che cala), il momento della giornata in cui i bilanci si fanno più densi e le ombre si allungano, separando nettamente chi corre da chi, invece, ha scelto di fermarsi.
4. Il Tempo: da Vettore a PolvereQui il tempo è polvere che si deposita,non vettore:Questo è forse il nucleo concettuale più forte della lirica. Nella società contemporanea, il tempo è sempre percepito come un vettore: una freccia orientata verso il futuro, verso la produttività, una linea retta che non ammette pause. Nella sosta, invece, il tempo cambia stato fisico: diventa polvere, qualcosa che cade dall’alto, si accumula lentamente e richiede silenzio per essere notato.
5. L’Ostacolo Consapevoleè il peso, esatto, dell’essere l’ostacolodentro la traiettoria del giorno.La chiusa è magistrale. Chi si ferma non è semplicemente un elemento passivo; diventa un ostacolo consapevole. In un mondo che esige fluidità e velocità costante, l’atto di fermarsi acquisisce un “peso esatto”. È la rivendicazione della propria presenza fisica e mentale: esisto perché interrompo la traiettoria, esisto perché ho deciso di non consumarmi nel movimento.Una poesia densa, precisa nella scelta dei termini (termini quasi fisici e matematici come angolo retto, computare, vettore, traiettoria) che contrastano poeticamente con la fluidità e la distrazione della vita cittadina.
Sergio Batildi







Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.