Ci sono poesie che non si limitano a raccontare un dolore: lo prendono per mano, lo spogliano di ogni retorica e ne restituiscono la sostanza più pura e universale. È il caso di E’ il tempo, una delle ultime e più intense composizioni di Michela Intropido.

Fin dal titolo, il componimento si impone con la cadenza solenne di una presa di coscienza inevitabile. La prima strofa costruisce una corrispondenza perfetta tra il paesaggio naturale e lo stato d’animo interiore:

E’ il tempo

delle foglie fragili,

delle bacche rosse

diventate terra,

del fruscio leggero

bagnato dalla nebbia.

L’autunno di Michela Intropido non è una semplice cornice allegorica, ma la materia stessa del passaggio e del consumo. Le «bacche rosse diventate terra» raccontano il ciclo del ritorno all’origine, mentre la «nebbia» attutisce i suoni, preparando lo spazio per l’introspezione più nuda.

È nella seconda strofa che la poesia vira verso un’intimità quasi dantesca, dove il dolore sospende persino il ristoro biologico:

E’ il tempo

del sonno sconfitto

del silenzio sopito

dall’ analgesico pianto.

La definizione del pianto come «analgesico» è una gemma di rara lucidità metrica e concettuale: le lacrime non guariscono la ferita, ma anestetizzano momentaneamente il silenzio sopito, rendendo sopportabile la veglia.

Ma la vera vertice lirica dell’opera risiede nei versi finali, dove la tenerezza genitoriale e la resa dinanzi all’inesorabile si fondono in una sintesi di altissima dignità poetica:

Per tenerti

ancora una volta

piccola

tra le mie mani,

vegliare sul tuo fragile corpo

con il coraggio

di lasciarti andare.

C’è un contrasto struggente tra la concretezza fisica dell’atto stringere «tra le mie mani», «vegliare» e la liberazione interiore richiesta nell’ultimo verso. Michela Intropido individua l’essenza stessa dell’amore maturo: non il possesso né il trattenimento disperato, ma la custodia vigile che trova il supremo atto di coraggio nella capacità di donare la libertà, persino nell’ora del distacco definitivo.

Con uno stile essenziale, privo di aggettivazioni ridondanti e retto da un ritmo piano e quasi sussurrato, Intropido si riconferma una voce capace di scavare nei territori più impervi dell’emozione umana, trasformando la fragilità in una forma altissima di luce.

Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

Per approfondire l’attualità nazionale, la cronaca, la cultura e le notizie dal territorio, visita anche Alessandria Post: 
https://piercarlolava.blogspot.com/ e italianewspost.com: 
https://italianewspost.com/