IL BIMBO DI NERO VESTITO
Fu d'inverno,
in muraglie
di scuro tempo.
Un bimbo spunto'
un mattino vestito
d'orbati colori
tra i banchi
d'una terza B.
Fruscio di passi,
lacrime d'occhi
in nebbie di pianto.
Tre anni durò
senza colori.
Ancora mi stupisco
dell'azzurro del cielo,
del cobalto marino.
L'origlio a silenzi
in giorni di lutto.
D'arcobaleno i fiori
sul ventre di tombe
il giorno dei morti.
Mio padre nel guscio
di bianca pietra,
detrito che coglievo
sul mio nero vestito.
Vincenzo Savoca
Ragusa 29 ottobre 2026
È una poesia di lutto che non cerca consolazione facile. Il colore torna, ma non cancella. Il nero del vestito rimane, e sopra di esso si posa ancora la polvere della tomba. C’è una dignità secca, siciliana, nel modo in cui il dolore viene nominato senza essere diluito.
L’apertura è efficace: «Fu d’inverno, / in muraglie di scuro tempo» crea subito un ambiente chiuso, verticale, senza via d’uscita. Il tempo stesso diventa architettura.
Il contrasto cromatico è il vero motore del testo. Il nero del vestito, i «colori orbati», i tre anni «senza colori», e poi lo stupore ritrovato per l’azzurro e il cobalto. Non è una dichiarazione di guarigione, ma di sorpresa: «Ancora mi stupisco». È una delle frasi più vere del componimento.
L’immagine finale è potente e sobria:
«Mio padre nel guscio / di bianca pietra, / detrito che coglievo / sul mio nero vestito.»
Qui il lutto non è solo interiore: diventa materia, polvere, residuo fisico che si posa sul corpo del figlio. Il «guscio» della tomba e il «detrito» creano un legame tattile, quasi rituale, tra padre e figlio.
Se dovessi individuare il verso più significativo dell'intero testo, sceglierei:
«Ancora mi stupisco»
Perché in quelle tre parole si concentra tutto: il bambino vestito di nero, gli anni senza colori, la sopravvivenza del dolore e, insieme, la possibilità di guardare ancora il cielo. Non c'è consolazione facile, ma c'è una forma di fedeltà alla vita che non tradisce la memoria del padre.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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