Duli Caja, dalla sartoria all’arte: 18.000 bottoni per raccontare la memoria della nave Vlora
Dall’Albania a Roma, la storia di un artista italo-albanese che ha trasformato le difficoltà dell’emigrazione in un percorso creativo, dedicando un’opera a uno degli eventi simbolo della storia recente tra Albania e Italia.
La storia di Duli Caja è un racconto di emigrazione, sacrificio e creatività. Arrivato in Italia dall’Albania in cerca di un futuro migliore, ha attraversato anni difficili prima di trovare nell’arte una forma di espressione personale e uno strumento per custodire la memoria collettiva. Tra le sue opere più significative c’è quella dedicata alla nave Vlora, realizzata con circa 18.000 bottoncini e ispirata all’arrivo a Bari di migliaia di cittadini albanesi nell’agosto del 1991.
Il percorso umano e artistico di Caja è al centro di un’intervista realizzata dal giornalista Artur Nura per la rubrica Albania italianofona di Radio Radicale, a cura di Francesca Rosini.
Dall’Albania a Roma: gli anni della difficoltà
Il trasferimento in Italia rappresentò per Caja l’inizio di una nuova vita, ma anche una prova particolarmente impegnativa. Arrivato senza una posizione regolare, riuscì a regolarizzare la propria situazione dopo circa un anno o un anno e mezzo. I primi anni furono segnati dalla precarietà abitativa e dalla necessità di lavorare duramente per mantenersi.
In Albania aveva già maturato esperienze professionali come tornitore e sarto, in un contesto in cui l’iniziativa privata era fortemente limitata dal regime comunista. In Italia, le competenze manuali acquisite in precedenza e quelle sviluppate attraverso i diversi lavori svolti si rivelarono preziose anche per la sua futura attività artistica.
A Roma, la sartoria gli consentì di costruirsi una stabilità economica, senza però spegnere la passione per il disegno e la pittura, coltivata fin dalla giovinezza. Come emerge dal suo racconto, il lavoro garantiva il sostentamento quotidiano, mentre l’arte rappresentava una dimensione più intima, legata alla creatività e al bisogno di esprimersi.
La creatività nasce dai materiali quotidiani
Proprio dalla sartoria prese forma una parte importante della sua ricerca artistica. Caja era solito conservare i ritagli di stoffa avanzati durante il lavoro, anziché gettarli. Da quei materiali nacque una delle sue prime opere, Il cappotto del poeta, ispirata allo scrittore russo Lev Tolstoj.
È un episodio che rivela un tratto caratteristico del suo percorso: la capacità di riconoscere un potenziale espressivo negli oggetti più comuni, trasformandoli in qualcosa di nuovo.
La stessa intuizione avrebbe dato origine all’opera dedicata alla nave Vlora, uno dei lavori più significativi della sua produzione.
La nave Vlora, simbolo di una memoria condivisa
L’idea nacque quasi per caso, durante una giornata di lavoro. Mentre cercava un bottone per riparare una giacca, Caja rovesciò sul tavolo una scatola contenente numerosi bottoni recuperati nel tempo. Osservandoli, gli tornò alla mente l’immagine delle migliaia di persone ammassate sul molo di Bari nell’agosto del 1991, in occasione dell’arrivo della nave Vlora.
Da quella suggestione nacque l’idea di realizzare un’opera che richiamasse quell’evento storico attraverso circa 18.000 bottoncini.
L’8 agosto 1991, la Vlora arrivò nel porto di Bari con circa 20.000 cittadini albanesi a bordo, diventando uno dei simboli più forti dell’emigrazione albanese verso l’Italia. Per Caja, quell’immagine si trasformò in una rappresentazione artistica della speranza, delle difficoltà e del desiderio di costruire una vita diversa.
La scelta dei bottoni assume un significato particolare: piccoli oggetti appartenenti alla quotidianità diventano, nel loro insieme, una moltitudine di segni che richiama le persone e le loro storie. L’opera non si limita a rappresentare una nave, ma evoca un’esperienza collettiva che ha segnato profondamente la memoria di entrambi i Paesi.
L’arte come ponte tra Albania e Italia
Con il passare degli anni, Caja sentì il bisogno di dedicare sempre più tempo alla propria vocazione artistica, riducendo progressivamente gli impegni della sartoria. A Roma, nel quartiere Prati, sviluppò il proprio laboratorio e una piccola galleria, spazi nei quali poter lavorare ed esporre le sue creazioni.
Roma è diventata così il luogo fondamentale della sua crescita personale e professionale, senza cancellare il legame con l’Albania. Nell’intervista emerge anche il desiderio di portare le sue opere a Tirana, affinché il pubblico del Paese d’origine possa conoscere direttamente il suo percorso artistico.
La vicenda di Caja racconta una doppia appartenenza, costruita tra due sponde dell’Adriatico. La sua esperienza dimostra come l’emigrazione non sia soltanto una storia di distacco, ma possa diventare anche un percorso di incontro, trasformazione e arricchimento culturale.
Attraverso l’opera dedicata alla Vlora, la memoria individuale si intreccia con quella collettiva. I bottoni diventano simboli di persone, speranze e destini, restituendo dignità artistica a un episodio che continua a rappresentare una pagina importante della storia contemporanea albanese e italiana.
Ascolta l’intervista integrale
Per conoscere più da vicino la storia di Duli Caja e ascoltare dalla sua voce il racconto del proprio percorso umano e artistico, è possibile seguire l’intervista completa su Radio Radicale: https://www.radioradicale.it/scheda/801973/albania-italianofona
https://perqasje.com/2026/10/duli-caja-dalla-sartoria-allarte-18-000-bottoni-per-raccontare-la-memoria-della-nave-vlora/