Il Codice e il Polpastrello

L’algoritmo non aspetta il dolore

Mastica miliardi di sillabe perfette,

saccheggia l’eredità di ogni poeta defunto,

incastra rime esatte

e vomita un tramonto impeccabile.

Conosce la forma esatta di ogni lacrima,

ma non sa cosa significa piangere.

Il Poeta invece abita il vuoto

Esita davanti al foglio

come davanti a un abisso,

non cerca la parola più probabile,

ma quella più nuda.

Scrive con una penna che trema sulla carta

o con un dito che trema sul display

lasciando un’impronta di vita,

di dubbio,

di errore

un respiro che fa da mantello

al calore racchiuso in un solo polpastrello.

La sua poesia nasce dal silenzio di una notte insonne,

da una ferita reale

che non ha un archivio dati.

La macchina calcola e riproduce l’eco del mondo,

Il poeta quell’eco lo soffre.

L’algoritmo sa come si scrive una stella,

ma il Poeta sa come si fa a diventarne polvere.

© Giuseppina De Biase, 2026
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