ALZHEIMER
Pippo Bunorrotri
La Poesia di Pippo Bunorrotri è un’opera di straordinaria e dolorosa lucidità. Non si limita a descrivere l’Alzheimer dall’esterno, ma compie lo sforzo drammatico di dare voce al vissuto interiore del malato. Attraverso il vuoto e la sottrazione, il testo diventa la cronaca universale del lungo addio che questa malattia impone, prima ancora della morte fisica.
La Poesia è scandita da un ritornello spietato e disarmante: “Ho smesso di essere me stesso”. Questa frase non è solo un grido di dolore, ma la constatazione di una progressiva e inesorabile perdita di identità.
Il Poeta riporta tutte le tappe del declino, a partire dalla perdita del linguaggio. Le parole che si allontanano e lo sguardo che si congela descrivono quel muro invisibile che isola dal resto del mondo, dove il silenzio sostituisce dolorosamente la voce. A questo si aggiunge la totale confusione del tempo, in cui l’alba e il tramonto si confondono, restituendo la percezione di un presente immobile e sospeso.
L’immagine poetica delle ciglia che cadono “come petali di un fiore” è di una delicatezza straziante. Trasforma il decadimento fisico in un’immagine di vulnerabilità assoluta, la descrizione di una vita che si sfoglia lentamente. Questo senso di fragilità culmina nell’immagine dell’essere scossi dal vento senza poter più governare il proprio timone, una metafora perfetta della perdita totale di autonomia di fronte al corto circuito della mente.
Nelle ultime strofe la sofferenza diventa massima: il silenzio non dà tregua e la solitudine si trasforma in un vero e proprio calvario, dove i ricordi purtroppo svaniscono per sempre.
Questa Poesia si trasforma in un manifesto dal valore immenso se letta attraverso il ricordo della mia cara mamma, che ha vissuto questo identico calvario. Ogni verso descrive con spietata fedeltà le tappe della malattia che me l’ha portata via, dando una forma poetica e dignitosa a un dolore che spesso non trova parole. Rileggere questa poesia significa riconoscere la crudeltà del percorso che mia madre ha dovuto affrontare, ma significa anche pronunciare una promessa eterna: sebbene l’oblio abbia vinto sulla sua mente, facendola smettere di essere se stessa nel labirinto della malattia, ha perso definitivamente contro il mio amore. La sua identità reale, la sua dolcezza e il suo essere mamma rimangono intatti e incancellabili, custoditi per sempre nel mio cuore.
Giuseppina De Biase
Traducción al español
ALZHEIMER
Pippo Bunorrotri
La Poesía de Pippo Bunorrotri es una obra de extraordinaria y dolorosa lucidez. No se limita a describir el Alzhéimer desde el exterior, sino que realiza el esfuerzo dramático de dar voz a la vivencia interior del enfermo. A través del vacío y la sustracción, el texto se convierte en la crónica universal del largo adiós que esta enfermedad impone, mucho antes de la muerte física.
La Poesía está marcada por un estribillo despiadado y desarmante: “Dejé de ser yo”. Esta frase no es solo un grito de dolor, sino la constatación de una progresiva e inexorable pérdida de identidad.
El Poeta relata todas las etapas del declive, a partir de la pérdida del lenguaje. Las palabras que se alejan y la mirada que se congela describen ese muro invisible que aísla del resto del mundo, donde el silencio sustituye dolorosamente a la voz. A esto se suma la total confusión del tiempo, en la que el amanecer y el atardecer se confunden, devolviendo la percepción de un presente inmóvil y suspendido.
La imagen poética de las pestañas que caen “como pétalos de una flor” es de una delicadeza desgarradora. Transforma el decaimiento físico en una imagen de vulnerabilidad absoluta, la descripción de una vida que se deshoja lentamente. Este sentido de fragilidad culmina en la imagen de ser sacudidos por el viento sin poder ya gobernar el propio timón, una metáfora perfecta de la pérdida total de autonomía ante el cortocircuito de la mente.
En las últimas estrofas el sufrimiento llega a su punto máximo: el silencio no da tregua y la soledad se transforma en un verdadero calvario, donde los recuerdos, por desgracia, se desvanecen para siempre.
Esta Poesía se transforma en un manifiesto de un valor inmenso si se lee a través del recuerdo de mi querida madre, que vivió este idéntico calvario. Cada verso describe con despiadada fidelidad las etapas de la enfermedad que me la arrebató, dando una forma poética y digna a un dolor que a menudo no encuentra palabras. Releer esta poesía significa reconocer la crueldad del camino que mi madre tuvo que afrontar, pero también significa pronunciar una promesa eterna: aunque el olvido haya vencido sobre su mente, haciéndola dejar de ser ella misma en el laberinto de la enfermedad, ha perdido definitivamente contra mi amor. Su identidad real, su dulzura y su ser madre permanecen intactos e inborrables, guardados para siempre en mi corazón.
Giuseppina De Biase
ALZHEIMER
Pippo Bunorrotri
Deje de ser yo
cuando las palabras
se alejaron de la mente
y la voz se quedó callada
y la mirada congelada.
Deje de ser yo
cuando el mundo
me miraba
y murmuraba
y yo ni preguntaba.
Deje de ser yo
cuando el día
no me dejaba caminar
cuando el amanecer y anochecer
eran los mismo.
Deje de ser yo
cuando mi mirada
no distinguía sombras de figuras
se marchitaba e la espera
y las pestañas se caían
como pétalos de flor.
Deje de ser yo
cuando el viento
me zarandeaba
de acá para alla
sin ser yo
quien gobernaba.
Deje de ser yo
cuando el silencio
laceraba las heridas
del recuerdo en el olvido.
Cuando la soledad
es dolor y calvario.
Pippo Bunorrotri 17/10/25
ALZHEIMER
Pippo Bunorrotri
Ho smesso di essere me stesso
quando le parole
si sono allontanate dalla mente
e la voce si è spenta
e lo sguardo congelato.
Ho smesso di essere me stesso
quando il mondo
Mi guardava
e sussurrava
E Io nemmeno chiedevo.
Ho smesso di essere me stesso
quando il giorno
non mi permetteva di camminare
quando l’alba e il crepuscolo
Erano uguali.
Ho smesso di essere me stesso
quando il mio sguardo
Non riusciva a distinguere le ombre dalle figure
Si è indebolito nell’attesa
e le ciglia cadevano
come petali di fiori.
Ho smesso di essere me stesso
quando il vento
Mi ha scosso
avanti e indietro
senza essere Io
a governare.
Ho smesso di essere me stesso
quando il silenzio
lacerava le ferite
della memoria nell’oblio.
Quando la solitudine
è dolore e sofferenza.
Pippo Bunorrotri 17/10/2025
