LA SETE DELLA BEDUINA
Giuseppina De Biase
Non serve contare i passi
quando due anime sono vicine
Puoi dividere il pane nella stessa stanza
e trovarti sulla riva opposta,
un abisso d’acqua che separa i corpi
un abisso di calce che separa la mente
Il silenzio si fa roccia
quando la vicinanza è un esilio.
Ma c’è un legame invisibile
per chi è distante ma vicino
dove il pensiero scavalca il tempo e lo spazio
È quella magia che unisce nel battito
che accende la pelle anche senza toccarsi
che grida presenza quando l’aria brucia.
E’ la lontananza
un fuoco che misura il legno
spegne le fiamme corte
e nutre i grandi incendi.
E’ la mancanza
che bussa a ogni colpo d’ora,
non come una condanna,
ma come impronta di appartenenza.
Il vuoto scava solo dove la radice è profonda,
dove l’anima si fa beduina nel deserto dei giorni.
Cammina fiera tra dune di calore e ore infinite,
con una sete che morde,
Con un desiderio così forte da farsi delirio,
da spingere gli occhi a inventare l’illusione,
a strappare alla sabbia e alla mente
il miraggio dell’oasi.
Ma l’oasi non c’è
e la sabbia consuma i passi.
Resta soltanto una beduina inginocchiata nel vuoto,
con le mani tese a stringere il vento del deserto
mentre un nome amato le sanguina in gola.
Eppure…
se si deve morire di questa sete,
quell’anima muore
gridando al deserto la sua appartenenza,
perché perfino il nulla,
vale più di un mondo intero
dove non esiste l’Amore.
© Giuseppina De Biase, 2026
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