Foto cortesia dello scrittore Wilson Rogelio Enciso – Colombia

Una storia d’amore.
Di Wilson Rogelio Enciso
3 maggio 2026

Arroccato su ripide colline battute dal vento nel sud Italia, in Molise, vicino all’incantevole Adriatico e crocevia dei magnifici Balcani, sorge l’affascinante borgo rurale di Santa Croce di Magliano.

Dal 2013, anno in cui vi è stato istituito il Premio Antonio Giordano, questo bucolico borgo è diventato un rifugio per artisti. Qui, virtuosi trovano nuova ispirazione per le loro creazioni, insieme al calore e all’ospitalità dei suoi quasi cinquemila abitanti. Da allora, ogni estate cresce il numero di gallerie d’arte a cielo aperto, con esposizioni sulle facciate delle case, nelle piazze, sulle scalinate e ovunque. La creatività sembra contagiare chiunque si imbatta, si aggiri, si nasconda, trovi rifugio o nidifichi a Santa Croce di Magliano.


Lì, settant’anni fa, il 13 aprile 1956, “…l’anno in cui la primavera fu la generosità dell’inverno…” che avvolse completamente le strade di quel paradiso municipale nascosto, nacque Elisa Mascia, la preziosa figlia di Otimia Ada Maria Verrillo e Pasquale Mascia. Una coppia singolare che merita una menzione a parte, non solo per la differenza di età di dieci anni tra loro – lui nato nel 1916, lei nel 1926 – ma anche per altri sorprendenti contrasti, come l’affettuosa origine del nome: Elisa!, che quel veterano della Seconda Guerra Mondiale diede alla figlia, nonostante e contro il volere della sua bellissima moglie, Doña Otimia. Una bellezza che, secondo alcuni compatrioti sopravvissuti che la conobbero e altri più giovani che ne hanno sentito parlare dai loro antenati e che ancora oggi ne sentono parlare qua e là, e che si può scorgere in vecchie fotografie, possedeva la grazia tipica delle donne di quel gioiello del Mediterraneo (l’Adriatico), forgiata con l’eleganza e la ricchezza culturale e storica dei suoi vicini balcanici… come Mirka Epifanía Vilicih, l’amore fugace di Icardo Ardila Jardín durante quel… quasi onirico viaggio intorno al mondo che intrapresero insieme per salvaguardare l’ambiente e la vita in questo angolo blu dell’Universo che ci è stato concesso in prestito.

Uno spirito combattivo e un’eleganza femminile che, come è evidente e facilmente percepibile, Elisa Mascia ha ereditato e conserva dai suoi genitori e dai suoi lontani antenati jugoslavi, in particolare dagli Arbëreshë.


Durante l’infanzia, Elisa imparò ad amare e a godere della primavera che per sempre le infuse il cuore di poesia, così come del “gelido inverno” che plasmò e rafforzò il suo carattere e la sua comprensione del complesso mondo che avrebbe dovuto affrontare. Ma fu solo durante l’adolescenza che percepì e accolse nella sua anima “il profumo e il colore delle rose color pesca e dei fiori di mandorlo…”. Essenze e prospettive che, da allora, hanno ispirato e profumato la sua scrittura, i suoi versi e le sue attività artistiche. E l’hanno anche guidata verso la nobile professione dell’insegnamento, si è dedicata interamente all’educazione dei bambini che ha sempre amato e sostenuto, come fa tuttora, in qualche modo e ogni volta che se ne presenta l’occasione o quando è necessario.

Un tocco artistico e un sentimento umanista che Elisa ha coltivato e condiviso con il mondo dopo essersi ritirata e aver dedicato completamente la sua vita alla complessa, impegnativa e generalmente ingrata professione di scrittrice e ad altre attività affini nel campo della comunicazione, della traduzione e dell’arte. Si trattava di ruoli silenziosi che, pur svolti dietro le quinte, tra lavoro e maternità, attendevano pazientemente il loro momento. Soprattutto quelli legati, oltre all'”amore per i bambini e per l’insegnamento…”, ai suoi “…sogni più cari fin da quando ero piccola e a scuola la mia maestra mi faceva recitare poesie; le piaceva la mia recitazione, che è migliorata nel corso degli anni, e oggi recito in video… per molti amici.”

L’incoraggiamento e il sostegno culturale della sua insegnante, che ora, dopo aver compiuto settant’anni, vive nella tranquilla cittadina di San Giuliano di Puglia, vicino alla sua amata città natale, non solo le hanno fruttato meriti durante tutta la sua carriera di insegnante, ma hanno anche prodotto una preziosa collezione di risultati inestimabili: più di tredici opere pubblicate, quasi venti antologie, tra cui Canto Planetario: Hermandad en la Tierra (HC EDITORES, 2023); una dozzina di prestigiosi premi e riconoscimenti; contributi teatrali; traduzioni letterarie; programmi radiofonici e interviste; e numerosi altri contributi alla cultura che hanno avuto ampia diffusione; oltre a ruoli di leadership legati alla promozione e al sostegno della poesia e delle belle arti.

Ciascuno di questi successi e incarichi, come nel suo periodo di insegnante, reca l’impronta personale e l’aura contagiosa di amore che Elisa Mascia infonde in tutto ciò che fa e che diffonde ovunque, sia che parli o scriva in italiano, la sua lingua madre, sia in spagnolo, poiché è bilingue e un’eccellente traduttrice.


Quell’impronta di compassione e affetto è sicuramente impressa nella sua anima, un ricordo materno indelebile di quando, come ha recentemente affermato: “Mia madre diceva di aver allattato al seno altri due neonati con abbondante latte, e da questo ricordo ho associato l’assimilazione, attraverso questo nobile atto di altruismo, del vero significato della mia vita, che si fonda sul valore della generosità. Tutto ritorna prima o poi nei legami e nelle connessioni delle nostre menti interconnesse…”.

Il periodo trascorso nella scuola dove ricevette una lodevole borsa di studio, data la sua umile provenienza, non solo le diede il primo passo verso la carriera di insegnante – diventando insegnante! – uno dei suoi traguardi più cari e indimenticabili e uno dei suoi maggiori contributi alla comunità; ma la preparò anche alla maternità. Sarebbe diventata madre per ben quattro volte: con Nunzio, Pasquale, Maria Giuseppina e Giovanni Marco. In seguito, è diventata suocera due volte, una delle sue figlie originaria dell’Ecuador, e ha avuto anche l’immensa gioia di diventare nonna di due preziosissimi gioielli della sua vita adulta: Elisa e Alessandro.

Senza forse rendersene conto, o se se ne accorge ma sembra ignorarlo, Elisa Mascia, quando osservata o interrogata indirettamente da qualche giornalista sotto copertura o da qualche sfuggente ricercatore culturale, appare felice, molto felice! È anche soddisfatta di aver fatto bene il suo lavoro, di essere stata insegnante per tutta la vita, di essere riuscita, insieme al marito Umberto Persichillo, nonostante tante vicissitudini, scontri e successi, a crescere una famiglia, a poter continuare a ballare, cantare, recitare e declamare, di tanto in tanto, altre passioni nascoste, e ad avere amici ovunque; molti dei quali a distanza, cioè virtuali, grazie all’onnipresente rete digitale globale.

Si sente appagata per aver compiuto il suo dovere e per aver portato felicità a coloro che ha incontrato lungo il cammino, qualcosa che continuerà a fare ovunque andrà o attraverso i social media, che, in questi tempi fragili e binari, offrono la massima facilità di interazione con chiunque, ovunque.

Con quel sorriso accattivante e sfuggente che la caratterizza e che magnetizza il suo viso chiaro e levigato, italo-balcanico, forse consapevole o immaginando il motivo letterario, e con “…un bicchiere mezzo pieno, magari di buon vino rosso invecchiato in botti di rovere, così possiamo brindare alla felicità…”, ci ha lasciato questo messaggio esplicito affinché il giornalista e i ricercatori che l’hanno intervistata potessero trasmetterlo a noi:

“Ringrazio tutti coloro che mi amano, specialmente coloro che mi sono sempre stati vicini, soprattutto nei momenti più difficili, a prescindere dalla distanza.”

Studentessa Elisa Mascia, ci auguriamo di vederla celebrare molti altri anniversari con la stessa vitalità fisica, mentale, compassionevole e artistica di questi sette anni. Vi preghiamo di accettare la nostra immensa gratitudine e il nostro apprezzamento per la vostra esistenza, i vostri scritti, la vostra appartenenza al Collettivo Internazionale Letterario e Artistico del XXI Secolo (CLAI XXI) e per aver, senza volerlo né saperlo, ispirato (incarnato) l’enigmatica signora del Lago di Como, in Lombardia; una delle co-protagoniste di un romanzo attualmente in fase di pubblicazione, scritto da un autore sfuggente che avete recentemente intervistato e di cui avete tradotto e pubblicato alcuni articoli.

Nota:

Questo resoconto include estratti tra virgolette di Elisa Mascia, nonché informazioni frammentarie fornite dal responsabile culturale nicaraguense ed esperto di esegesi Carlos Javier Jarquín, residente in Costa Rica; dall’anonimo ricercatore culturale di Chaguaní, Colombia, Agapito Téllez Meléndez; e dal discreto giornalista barese Lorenzo Orcini Colonna, detto “El Loco” (Il Pazzo).


L’autore è uno scrittore e romanziere colombiano, autore di oltre 15 romanzi pubblicati e disponibili su Amazon.





Semblanza de amor.
Por Wilson Rogelio  Enciso
mayo 3, 2026

Sobre unas colinas escarpadas y venteadas, al sur de Italia, en la región del Molise, cerca del hechicero Adriático y ‘cruce de caminos’ hacia los encomiables Balcanes centro-orientales, se erige un bonito pueblo agrícola de nombre Santa Croce di Magliano.

Desde el 2013, cuando allá se instauró el Premio Antonio Giordano, ese bucólico villorrio se convirtió en ‘residencia de artistas’. Por aquellos lares los virtuosos encuentran inspiración fresca para sus creaciones, además de la calidad y la hospitalidad de sus cerca de cinco mil habitantes. A partir de entonces, en cada verano aumentan las salas de arte al aire libre, con exhibición en las fachadas de las casas, las plazas, las escaleras y por doquiera sea. La creatividad pareciese contagiar a todo aquel que por Santa Croce di Magliano se tope, merodee, se esconda, refugie o anide.

Allá, setenta años atrás, el 13 de abril de 1956, ‘…el año en que la primavera fue la generosidad de un invierno…’ que arropó por completo las calles de aquel escondido paraíso municipal, nació Elisa Mascia, la preciada hija de Otimia Ada María Verillo y Pascuale Mascia. Pareja simpar que merece semblanza aparte, no solo por los diez años de diferencia en sus calendarios: él de 1916, ella de 1926; también, por otros tantos contrastes impactantes, como el del pretérito origen afectivo del nombre: ¡Elisa!, que aquel veterano de la Segunda Guerra Mundial le colocó a su hija, tan a pesar y en contra de lo que opinaba y sentía en su corazón y alma su bella esposa doña Otimia. Beldad que, para entonces, según algunos contados coterráneos sobrevivientes que la conocieron y otros más jóvenes que lo escucharon de sus ancestros y algo todavía por ahí cuentan, y se aprecia en fotos más que refundidas, poseía al unísono la donosura propia de las oriundas de aquella joya mediterránea (el Adríatico), fraguada con la esbeltez y la riqueza cultural e histórica de sus vecinas balcánicas… como Mirka Epifanía Vilicih, el amor difuso de Icardo Ardila Jardín durante ese… algo así como un viaje de ensueño por el mundo que emprenderían a la siga de la salvaguarda del medio ambiente y la vida en este granito azul del Universo que tenemos en préstamo.

Arrojo combativo y femeninas galas que, como es obvio y saltan a la vista, Elisa Mascia heredó y conserva de sus progenitores y lejanos ancestros yugoslavos, en especial de los arbëreshë.

Durante su infancia Elisa aprendió a amar y disfrutar la primavera que impregnó por siempre su corazón de poesía, al igual que al ‘invierno helado’ que le delineó y fortaleció su carácter y la concepción del mundo complejo que habría de enfrentar. Pero, solo fue durante su adolescencia que percibió y adoptó en su alma ‘El aroma y el color de las rosas de melocotón y de los almendros en flor…’. Esencias y prismas que, desde entonces, inspiran y perfuman sus letras, versos y artísticos quehaceres. Además de indicarle y conducirla hacia la benemérita docencia, entregándose por completo a la formación de los niños que siempre amó y apoyó, como aún lo hace, de alguna forma y cada que se le presenta la oportunidad o es preciso hacerlo.

Pinceladas artísticas y sentimientos humanistas que Elisa acrecentó y difundió por el mundo tras pensionarse y dedicarse de lleno al complejo, duro y por lo general ingrato oficio de la literatura y otros quehaceres afines con la comunicación, la traducción y el arte. Roles taciturnos que, aunque ejercía en segundo plano, tras las bambalinas de sus actividades laborales y temprana maternidad, estos esperaban con paciencia su turno. En especial, aquellos que tenían que ver con, además de ‘El amor por los niños y por la enseñanza…’, sus ‘…sueños más codiciados desde que era pequeña y en la escuela mi maestra me hacía recitar poemas, le gustaba mi declamación mejorada con el paso de los años y hoy recito en video… para muchos amigos’.

Impulso y apoyo cultural de su maestra que ahora; tras cumplir setenta años, allá, en el apacible San Giuliano di Puglia, circunvecino de su amado pueblo natal; amén de los méritos cosechados durante su labor docente, se evidencian en un precioso ramillete de resultados invaluables: más de trece obras publicadas, cerca de veinte antologías; una de ellas: Canto Planetario: Hermandad en la Tierra (HC EDITORES, 2023); una decena de prestigiosos premios y galardones, contribuciones teatrales, traducciones literarias, programas y entrevistas en radio y otros tantos aportes a la cultura que circulan por ahí; además de encargos directivos asociados con la difusión y el apoyo de la poesía y las bellas artes.

Cada uno de estos logros y encargos, como cuando fue docente, tienen la rúbrica y la impronta personal de esa contagiosa semblanza de amor que Elisa Mascia a todo le imprime y que por doquiera contagia, así hable o escriba en italiano, su lengua natal, o en español, porque es bilingüe y excelente traductora.

Huella solidaria y afectiva aquella, seguramente, esculpida en su alma y remembranza maternal indeleble desde cuando, como lo comentó hace poco: ‘Decía mi madre que, con leche abundante, había alimentado a otros dos recién nacidos y de este recuerdo he asociado el haber absorbido, por este noble gesto de altruismo, el verdadero sentido de mi vida que está edificado sobre el valor de la generosidad. Todo regresa tarde o temprano en los lazos y las conexiones de la interconexión mental…’.

Su paso por el colegio donde se formó, gracias a una ‘beca encomiable’, al ella provenir de una familia humilde, no solo le dio la primera hoja de los pergaminos para ejercer la docencia: ¡ser profesora!, uno de sus más caros e inolvidables logros y mayores aportes para su entorno social; también, pasó ‘las pruebas para ser madre’. Que lo sería por cuatro veces con Nunzio, Pascuale, María Giuseppina y Giovanni Marco. Luego, suegra por partida doble, una de estas de una ecuatoriana, así como haber tenido la dicha inmensurable de ser abuela de dos rubíes invaluables para su adultez: Elisa y Alessandro.

Sin que tal vez lo sepa, o si se percata pareciese hacer caso omiso de esto, Elisa Mascia al ser observada o preguntada indirectamente por algún periodista camuflado o por uno que otro escurridizo investigador cultural, luce y se muestra feliz, ¡muy feliz!, además de satisfecha de haber hecho bien las cosas, de haber sido docente durante toda una vida, de haber logrado, junto con su esposo Umberto Persichillo, a pesar de tantas vicisitudes, confrontaciones y también logros, sacar avante a una familia, de poder seguir bailando, cantando, actuando y declamando, de cuando en vez, otras de sus pasiones escondidas, así como de tener amigos por doquiera sea; un buen número de estos a la distancia, es decir, virtuales, gracias a la ineluctable telaraña digital mundial.

Se siente satisfecha del deber cumplido y de haber hecho felices a quienes en su camino encontró, lo que seguirá haciendo por doquiera vaya o a través de las redes y medios, que es por donde, en estos frágiles tiempos binarios, mayor facilidad existe para interactuar con quien y donde quiera sea.

Con esa cautivante sonrisa esquiva que la caracteriza y le magnetiza su blanca y tersa faz ítalo-balcánica, tal vez sabiendo o imaginando el literario motivo y con ‘…un vaso medio lleno, quizás de buen vino rojo envejecido en barriles de roble para poder brindar por la felicidad…’, por ahí nos dejó explícito este mensaje para que el periodista y los investigadores que la auscultaron durante un tiempo nos lo hiciesen llegar:

‘Doy las gracias a todos los que me quieren, de modo especial a quienes han estado siempre presentes, sobre todo en los días más difícil es, independientemente de la distancia’.

Honorable maestra Elisa Mascia, esperamos verla celebrar muchos más aniversarios con la plenitud física, mental, solidaria y artística como en estos ‘siete-cero’. Reciba, por favor, nuestro inmensurable reconocimiento y sentimiento grato por existir, por escribir, por hacer parte del Colectivo Literario Artístico Internacional siglo XXI (CLAI XXI), así como por, sin proponérselo ni saberlo, haber inspirado (encarnado) a la sigilosa dama del Lago de Como, en la región de Lombardía; una de las coprotagonistas de cierta novela en proceso de publicación, escrita por un autor deslizadizo que hace poco usted entrevistó y a quien le ha traducido y publicado varios de sus artículos.

Nota:

Este relato incluye apartes escritos entre comillas de Elisa Mascia, así como datos fragmentarios suministrados por el exegético gestor cultural planetario nicaragüense Carlos Javier Jarquín, residente en Costa Rica, del casi imperceptible investigador cultural chaguaniceño (Chaguaní, Colombia) Agapito Téllez Meléndez y del sigiloso periodista barés (Bari, Italia) Lorenzo Orcini Colonna, el LOCO.
El autor es un escritor y novelista colombiano, autor de más de 15 novelas publicadas, disponibles en la plataforma de Amazon.

Nella foto, a sinistra, si vede la casa dove Elisa Mascia è nata il 13 aprile 1956 a Santa Croce di Magliano, in Italia. In alto, a destra, la piazzetta dove Elisa trascorreva il tempo giocando ai tradizionali giochi campani con la palla insieme alle amiche, alla madre e ai figli. In basso, Elisa Mascia posa accanto alla porta della casa della sua infanzia. Le foto sono state scattate il 27 aprile 2026. Foto per gentile concessione di Elisa Mascia.
La foto in alto ritrae un’alba del 21 ottobre 2019 a San Giuliano di Puglia, in Italia. Nell’immagine in basso, sullo sfondo, si vede Colletorto, dove Elisa Mascia ha studiato tra il 1967 e il 1974. Entrambe le foto sono state scattate dal balcone di casa di Elisa Mascia. La seconda foto è stata scattata il 30 aprile 2026. Per gentile concessione di Elisa Mascia.