Foto cortesia della poetessa Zainab Ghassan Al-Bayati
Fermati nella memoria.
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Nel palmo dell’occhio..
Un sussurro dorme, non imparando a dire addio
Qualcosa di piccolo
Come la traccia di un dito sul vetro dell’assenza,
Chiede:
Chi è andato davvero?
Chi rimane ad allenarsi per la perdita?
Non è un appassimento che sta accadendo,
È la lentezza dell’anima
Perde il diritto di prosperare.
Sento odore di rosa che non riesco a vedere,
Sono separato da lei da una distanza
La dimensione di mille paure
Organizza le sue preghiere prima del rimprovero.
Ogni autunno
Lo sto cercando
La speranza cerca anche l’azione
Non ancora utilizzato,
Come il tempo implora
Per un errore
Lo salva dalla ripetizione.
C’è qualcosa
Mi ha confuso,
Il suo linguaggio è teso
Come un corpo che ha dimenticato le sue azioni,
Come una voce che sa cosa vuole
Non ha la gola per dirlo.
Abito da bacio
stringimi
Mentre il profumo viene spremuto
Quando ha paura della luce,
E quando l’alba si nasconde
Con intento efficace.
E a volte
Cura la mia guancia
Con una leggera pacca,
Come un chiodo
Bussare silenziosamente
Alla porta della nostalgia,
E nessuno apre.
Più mi avvicino a rivelarlo
Una timida benedizione mi è venuta addosso
Ha paura di camminare con me,
La malattia c’è
Sembra il capello grigio di un buco
Consumato dal tempo,
Come la colomba mangia
Anniversariamente,
Non ha tempo per cinguettare.
Che rivelazione…
Gioca con gli occhi sensibili
Lì cade la pioggia
Senza permesso di perdono,
E l’esistenza è perduta
Quando rifiuti la poesia
Da organizzare
In memoria di una notte.
Un linguaggio che fissa se stesso,
Smontaggio in attesa,
Lascia sua madre senza casa
Tra le corone di mani
E candele di ottobre,
Da dove viene la gioia
Fatat Lawaa
Ho imparato a dimenticare
Così non muori.
Zainab Ghassan Al-Bayati.
26/1/2026
كفّ فِي الذاكرة .
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فِي كفِّ العين ..
تنام همسةٌ لم تتعلّم الوداع ،
شيءٌ صغيرٌ
كأثرِ إصبعٍ عَلىٰ زجاجِ الغياب ،
يسأل :
من الّذِي مضىٰ فعلًا ؟
وَمن الّذِي بقيَ يتدرّبُ عَلىٰ الفقد ؟
ليس ذبولًا ما يحدث ،
إنه بطءُ الروح
وَهي تفقدُ حقَّها فِي الازدهار .
أشمُّ وردةً لا أراها ،
تفصلني عنها مسافة
بحجمِ ألفِ خوفٍ
يرتّبُ صلاته قبل العتب .
كُلُّ خريفٍ
أبحثُ عنها
كما يبحثُ الرجاء عن فعلٍ
لم يُستعمل بعد ،
وَكما يتوسّل الزمنُ
لخطأٍ واحدٍ
ينقذه من التكرار .
هُناك أمرٌ
أربكني ،
لغته متوترة
كجسدٍ نسيَ أفعاله ،
كصوتٍ يعرفُ ما يريد
وَلا يملكُ حنجرةً ليقوله .
قبلةُ ثوبٍ
تعصرني
كما يُعصر العطرُ
حين يخافُ الضوء ،
وَحين يختبئ الفجرُ
فِي نيةِ نافذة .
وَأحيانًا
تداوي خدّي
بطبطبةٍ خفيفة ،
كأنّ مسمارًا
يطرقُ بهدوء
عَلىٰ بابِ الحنين ،
وَلا أحد يفتح .
كُلّما اقتربتُ من البوحِ
حلّت عليّ بركةٌ خجولة ،
تخافُ أن تمشي معي ،
فالمرضُ هُناك
يشبه شيبةَ ثغرٍ
أكلها الزمن ،
كما تأكلُ اليمامةُ
صباحًا
لا يملك وقتًا للزقزقة .
يا لهذا البوح …
يلهو بعينٍ مرهفة ،
يسقطُ فيها المطر
دون استئذان الغفران ،
وَيضيعُ الوجود
حين ترفض القصيدة
أن تنتظم
فِي ذاكرةِ ليلة .
لغةٌ تحدّق فِي نفسها ،
تفكُّ قيد الانتظار ،
وَتتركُ لامَها مشرّدة
بين أكاليلِ الأيدي
وَشموعِ أكتوبر،
حيث تُلمُّ البهجةُ
فتاتَ لوعةٍ
تعلّمت التناسي
كي لا تموت .
زينب غسان البياتي .
٢٠٢٦/١/٢٦