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Jorge Guillén (Valladolid, 1893 – Málaga, 1984) è stato uno dei più importanti poeti e critici letterari spagnoli del Novecento, esponente di spicco della celebre Generazione del ’27.

La vita

Dopo aver studiato filosofia e lettere a Madrid, Parigi e Granada, intraprese una brillante carriera accademica insegnando letteratura spagnola nelle università di Parigi, Siviglia, Oxford e Murcia. Con lo scoppio della Guerra Civile Spagnola e l’avvento della dittatura franchista, fu costretto all’esilio nel 1938. Si stabilì negli Stati Uniti, dove insegnò in diversi atenei (tra cui il Middlebury College e il Wellesley College) fino al suo rientro definitivo in Spagna dopo la morte di Franco. Nel 1976 fu il primo poeta a ricevere il prestigioso Premio Cervantes.

La poetica: “Poesia Pura”

Guillén è il massimo rappresentante della poesia pura in Spagna. La sua opera si caratterizza per:

  • Esaltazione dell’essere e dell’esistere: A differenza di molti contemporanei segnati dal pessimismo, la poesia di Guillén celebra l’ardore di vivere, la perfezione della realtà quotidiana e la gioia della luce.
  • Rigore formale e concisione: Uno stile essenziale, geometrico e denso, caratterizzato dall’uso di frasi nominali, esclamazioni ed eliminazione del superfluo.

Albero autunnale di Jorge Guillén

Spesso, soprattutto nelle città, poco ci accorgiamo del passare del passare delle stagioni, del mutare della natura intorno a noi, dei cicli che essa compie, tra nascita e morte.

Forse ancora meno sentiamo vicina la presenza silenziosa degli alberi, ne osserviamo i cambiamenti, dalla nudità invernale all’esplosione estiva.

Ce lo ricorda questa poesia, che coglie come al rallentatore il cadere di una foglia dal ramo: il suo autunnale prendere congedo dalla vita.

Tuttavia, l’ultimo verso ci suggerisce come ogni minima parte, ogni minuscolo frammento della natura appartenga a qualcosa di più grande, faccia parte di un tutto che è materia ma anche spirito, da cui nasce e verso cui costantemente, inesorabilmente tende.

Francesca Giordano

Già matura

a foglia pel sereno suo distacco

discende

nel cielo sempre verde dello stagno.

In calmo

languore della fine, l’autunno s’immedesima.

Dolcissima

la foglia s’abbandona al puro gelo.

Sott’acqua

con incessanti foglie va l’albero al suo Dio.

Albero autunnale (Arbol otoñal) è una delle liriche più emblematiche di Jorge Guillén, celebre esponente della Generazione del ’27 spagnola. Il componimento è inserito in Cántico, il suo grande capolavoro poetico.

Il ribaltamento della tradizione autunnale

Tradizionalmente, l’autunno in poesia rappresenta il decadimento, la malinconia o la paura della morte. Guillén sovverte questa visione: la caduta della foglia non è una disfatta traumatica, ma un “sereno distacco”. La foglia giunge a compimento (“Già matura”) e il suo distaccarsi dal ramo diventa il coronamento naturale e armonioso di un ciclo vitale.

L’esaltazione della “Poesia Pura”

In questa lirica emerge appieno la concezione di poesía pura cara all’autore:

  • Rigore ed essenzialità: L’uso di frasi brevi, aggettivi calibrati (sereno, calmo, dolcissima) e una sintassi quasi geometrica spogliano il testo da qualsiasi eccesso sentimentale.
  • Geometria visiva e speculare: È presente un elegante gioco percettivo e cromatico. Lo stagno riflette l’albero e le chiome, trasformandosi nel “cielo sempre verde dello stagno”. La caduta della foglia diventa un passaggio verticale verso un azzurro/verde specchiato nell’acqua.

Il significato simbolico: l’abbandono al “Puro Gelo”

Nel finale, il gesto della foglia che si lascia cadere (“Dolcissima / la foglia s’abbandona al puro gelo”) esprime una totale fiducia nell’ordine del mondo. L’albero, spogliandosi gradualmente, si ricongiunge con la propria essenza e con la natura (“va l’albero al suo dio”).

In linea con la celebre affermazione di Guillén — “El mundo está bien hecho” (Il mondo è fatto bene) —, la morte e il freddo autunnale non spezzano l’armonia dell’universo, ma ne costituiscono una forma di serena perfezione.

A cura di Francesca Giordano

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