Oggi ho visto il film su Messner.

E non ho guardato lui.

Ho guardato me.

Ho guardato le mie cadute, quelle che per anni non ho voluto ammettere, ho guardato la paura di non essere abbastanza, il respiro che mi è mancato sul Pic Lenin, l’emfisema che mi ha sussurrato di fermarmi, il mio corpo che ha ceduto, non per debolezza, ma perché forse era stanco di essere costretto a superare qualcosa che, in fondo, non gli chiedevo davvero.

E poi sono salito.

A 6.080 metri, in Bolivia.

Senza record, senza pubblicità, senza testimoni, soltanto con il vento, il silenzio e il mio cuore che batteva come un tamburo di guerra e poi, lentamente, come un respiro che finalmente trova il suo ritmo.

Allora ho capito qualcosa che forse avrei dovuto capire molto prima.

Non ho superato un limite.

L’ho riconosciuto.

E quel riconoscimento è stata la mia più grande vittoria.

Non ho vinto la montagna.

La montagna ha vinto me.

Mi ha tolto le maschere, mi ha fatto sedere sul ghiaccio con le gambe stanche e guardare il cielo senza dover dimostrare niente a nessuno, neppure a me stesso.

Per anni ho pensato che la vetta fosse qualcosa da raggiungere.

Forse era qualcosa da accettare.

Ho capito che non devo essere Messner, che non devo essere invincibile, che non devo scalare per dimostrare di esistere.

Mi basta esistere.

Con i miei polmoni, con le mie cicatrici, con i miei dubbi, con quella paura che ancora qualche volta mi stringe la gola.

E forse è proprio questo che la montagna mi ha insegnato.

Che fermarsi non significa arrendersi.

Che tornare indietro non significa aver perso.

Che una vetta può essere anche il punto in cui finalmente smetti di chiederti quanto ancora puoi salire.

E guardi semplicemente il cielo.

Oggi, per la prima volta, non sento il bisogno di andare oltre.

Oggi sono in pace.

Tanka

Sul ghiaccio fermo,
il vento non mi chiede
di andare oltre,
respiro dentro il limite,
e finalmente mi ascolto.

Haiku

Sulla vetta, solo,
non devo più dimostrare
nulla al mio respiro.


Sergio Batildi.

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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