Immagine illustrativa realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

L’Eclisse e la Commedia: Monica Vitti è il volto della 21ª Festa del Cinema di Roma

A novantacinque anni dalla nascita, la Festa del Cinema celebra un’icona irripetibile dell’immaginario italiano. Attraverso lo sguardo immortale immortalato da Sergio Strizzi sul set de L’eclisse, la manifestazione romana riflette sulla modernità di un’attrice che ha ridefinito il concetto di recitazione e la figura femminile sul grande schermo.

Francesca Giordano

C’è una geometria precisa, quasi razionale eppure carica di tensione emotiva, nell’immagine scelta per guidare visivamente la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma (in programma dal 13 al 25 ottobre 2026). Lo scatto, proveniente dall’Archivio Sergio Strizzi e realizzato sul set de L’eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, ritrae Monica Vitti immersa tra le rigide architetture dell’EUR.

Non si tratta di una semplice scelta celebrativa, ma di una precisa dichiarazione di poetica: collocare al centro della riflessione cinematografica contemporanea un’attrice che ha saputo incarnare, meglio di chiunque altra, le fratture, le inquietudini e le vertiginose trasformazioni del Novecento.

Dalla “tetralogia dell’incomunicabilità” al mito di Vittoria

All’inizio degli anni Sessanta, l’incontro tra il cinema d’autore di Michelangelo Antonioni e la presenza scenica di Monica Vitti segna un solco profondo nella storia della settima arte. Con L’avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso, la Vitti diventa il corpo e la voce dell’alienazione contemporanea.

Il suo volto — sfuggente, intenso, capace di abitare il silenzio con la stessa potenza con cui abita lo spazio scenico — trasforma l’incomunicabilità borghese in un linguaggio visivo universale. Nel manifesto della Festa di Roma 2026, lo scatto di Strizzi ci restituisce proprio quel cortocircuito tra l’asettica modernità urbana e la complessa interiorità del personaggio di Vittoria, premiato con il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes nel 1962.

Lo strappo sovversivo della Commedia all’Italiana

Ma la grandezza irripetibile di Monica Vitti risiede nella sua straordinaria capacità di strappare quel velo di malinconia d’autore per tuffarsi con dirompente energia nella commedia. In un’epoca in cui il genere comico era rigida prerogativa maschile — dominato dai giganti Gassman, Sordi, Tognazzi, Manfredi e Mastroianni —, la Vitti compie un vero e proprio atto di emancipazione artistica.

Con film come La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli, Dramma della gelosia (1970) di Ettore Scola o Polvere di stelle (1973) al fianco di Alberto Sordi, l’attrice sovverte ogni stereotipo:

  • Autonomia e verve: dimostra che un’attrice può essere protagonista assoluta della risata senza rinunciare alla propria complessità psicologica.
  • L’uso della voce e del corpo: trasforma la sua peculiare timbrica vocale e la sua gestualità in marchi di fabbrica di un’ironia intelligente, acuta e mai banale.
  • Specchio dei tempi: dà voce all’evoluzione e ai desideri delle donne italiane a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, raccontando le contraddizioni del costume e dell’emancipazione femminile.

Un’eredità visiva per il cinema di oggi

Scegliere Monica Vitti per l’immagine della XXI edizione significa raccordare la grande tradizione del cinema italiano con la sua vocazione internazionale e contemporanea. La sua lezione di libertà espressiva — sospesa tra la ricerca drammatica e il registro brillante — rimane un punto di riferimento imprescindibile per gli autori, gli interpreti e le nuove generazioni di cineasti.

Mentre i proiettori dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone si preparano ad accendersi, il manifesto della Festa ci ricorda che il cinema, nella sua forma più alta, non è soltanto racconto: è uno sguardo capace di interrogare il presente e rimanere, nonostante il passare del tempo, straordinariamente moderno.


A cura di Francesca Giordano

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