Chi oggi esce dalla stazione di Roma Termini lato Via Giolitti, “mimetizzato” tra i negozietti che vendono gadget di dubbio gusto ispirati agli stereotipi della “romanità” e bar, può vedere un piccolo carro armato presidiato da due soldati dell’esercito italiano. Una visione che i primi tempi appariva inquietante e che oggi è diventata parte integrante del paesaggio estetico della Capitale al quale nessuno fa più caso.

L’impatto estetico ed urbanistico delle “misure di sicurezza” è esattamente il tema della mostra fotografica “Paesaggi della Sicurezza” esposta presso Palazzo Grillo a Genova e curata dal collettivo di fotografia documentaria Terra Project Photograper.

Per gli artisti del collettivo il paesaggio è un riflesso dell’identità culturale e collettiva, non è statico, ma si adatta ai cambiamenti sociali, alle paure e ai nuovi valori condivisi. In un’epoca segnata dalla crescita delle paure collettive e dalla preoccupazione, talora l’ossessione, per la sicurezza, il paesaggio urbano soprattutto delle grandi metropoli è stato trasformato in maniera forse irreversibile dal rimodellamento degli spazi per renderli o farli percepire “sicuri”: sistemi di videosorveglianza, barriere fisiche per impedire l’accesso alle automobili dopo gli attentati di Bruxelles, Berlino e Nizza, file interminabili create dai controlli, militari armati che presidiano piazze, stazioni ferroviarie, chiese tra l’indifferenza dei passanti, sistemi di videosorveglianza, varchi, tornelli, strutture di protezione alle zone ad accesso limitato. La risposta alle paure reali o percepite rende gli spazi urbani per alcuni versi simili a quelli del cortile di un carcere a cielo aperto a sorveglianza attenuata.

La paura e la “sicurezza” influenzano ormai in maniera strutturale la progettazione e la funzione degli spazi urbanistici, integrandosi nel tessuto urbano di città “in continua fortificazione. In che modo queste trasformazioni influenzano il senso del luogo e la memoria collettiva, e quale eredità lasceranno alle generazioni future?

La mostra presenta le immagini scattate a Roma, Parigi, Milano, Firenze, Napoli e Pisa.

Senza titolo, senza note scritte, gli autori lasciano parlare queste immagini di grande formato, dando modo al visitatore di notare l’impatto estetico delle trasformazioni securitarie nel paesaggio urbano delle metropoli e delle città di grande richiamo turistico come Pisa, trasformazioni che spesso ignoriamo mentre ci transitiamo in mezzo con indifferenza in quanto parte di una “nuova normalità”.

La mostra ci invita a interrogarci su queste trasformazioni e sulla logica psico-sociale e politica che le ha ispirate.

Paesaggi della Sicurezza” resterà aperta fino al 27 Settembre presso Palazzo Grillo di Genova, Piazza delle Vigne, 4 giovedi-venerdi 16-20, sabato e domenica 14-20.

TerraProject Photographers è un collettivo di fotografia documentaria fondato a Firenze nel 2006 da Michele Borzoni, Simone Donati, Pietro Paolini e Rocco Rorandelli.


In Italia hanno costruito nel tempo un importante archivio di documentazione del territorio, grazie a rilevanti commissioni pubbliche e private.I lavori del collettivo sono regolarmente pubblicati sulle pagine delle principali riviste italiane e internazionali e sono stati esposti in gallerie, festival e prestigiosi musei internazionali, tra cui Institut du Monde Arabe (Paris), MAXXI (Roma), Fondazione MAST (Bologna), MACRO (Roma), Benaki Museum (Atene), Palazzo Ducale (Genova), UCCA Center for Contemporary Art (Pechino), Katzen Arts Center (Washington), National Gallery of Victoria (Melbourne), Les Rencontres d’Arles (Arles), Cortona on the Move Festival (Cortona), Festival della Fotografia Etica (Lodi) e il Parlamento Europeo (Bruxelles). TerraProject ha pubblicato numerosi libri monografici e collettivi e le loro opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private. I membri del collettivo hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra i quali il World Press Photo (2010 e 2012), Premio Canon (2010), Fund for Investigative Journalism (2011), Premio Pesaresi per la fotografia contemporanea (2013), Premio Graziadei (2014), Celeste Prize-Streamers (2016), Landskrona photobbook dummy award (2018) e il Premio Gabriele Basilico (2020).

Fonte immagini: copertina comunicato stampa, foto delle installazioni di Andrea Macciò

Andrea Macciò