
🛑 Come le lobby combattono Nutri-Score e Yuka: Le 7 strategie per ostacolare la trasparenza alimentare
Negli ultimi anni, l’app Yuka e il sistema di etichettatura Nutri-Score sono diventati due punti di riferimento per milioni di consumatori che desiderano fare acquisti più consapevoli, evitando cibi ultra-processati o ricchi di additivi controversi. Tuttavia, la loro popolarità ha scatenato la dura reazione dell’industria agroalimentare.
Nell’inchiesta pubblicata da Yuka vengono analizzate e documentate le 7 tattiche principali utilizzate dai gruppi di pressione (lobby) per indebolire, ritardare e sminuire questi strumenti di trasparenza.
1. Screditare gli strumenti e i loro sostenitori
Anziché contestare i dati scientifici, la prima tattica consiste nel colpire la credibilità dell’emittente:
- Si cerca di trasformare un pregio in un difetto: la scelta di Yuka di finanziarsi tramite gli utenti (per rimanere 100% indipendente dalle marche) viene strumentalizzata per insinuare mancanza di trasparenza o fini di lucro.
- Le federazioni di categoria orchestrano campagne mediatiche denigratorie e si nascondono dietro comunicati stampa collettivi per non esporre i singoli marchi al giudizio dei consumatori.
2. Proporre alternative opache e frammentare l’informazione
Per contrastare la chiarezza dei colori (dal verde al rosso) e delle lettere:
- L’industria propone sistemi di etichettatura alternativi privi di valutazione cromatica o giudizio sintetico, basati su complesse percentuali di nutrienti riferite alle singole porzioni (lasciando l’interpretazione interamente sul consumatore).
- Si chiedono continui “studi comparativi” e sperimentazioni per prendere tempo e rinviare l’adozione di uno standard europeo unico e obbligatorio.
3. Sfruttare pareri istituzionali non vincolanti
- Le associazioni di categoria ricorrono a organi di controllo commerciale o giurì di giurisprudenza pubblicitaria, ottenendo pareri legali o amministrativi (spesso privi di valore sanzionatorio o penale).
- Questi pareri vengono poi sbandierati sui media con titoli ad effetto (es. “L’organismo x condanna l’app”) per instillare nel pubblico l’idea che l’applicazione sia inaffidabile.
4. Cause legali intimidatorie (SLAPP)
- L’industria avvia costose azioni legali per presunta “denigrazione” o “pratica commerciale sleale”.
- L’obiettivo primario di queste cause non è necessariamente vincere, ma infliggere un pesante carico finanziario, legale e reputazionale a chi fa informazione, così da distoglierlo dalla propria missione. (Un caso emblematico è stato quello relativo alle battaglie legali sui nitriti nei salumi in Francia).
5. Pressione dai colossi multinazionali
- Le grandi multinazionali del settore alimentare e lattiero-caseario sfruttano la loro forza economica e contrattuale per fare pressione sui governi nazionali e sulle commissioni europee.
- Arrivano a presentare ricorsi presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per bloccare la base giuridica che permette agli Stati di raccomandare etichette nutrizionali semplificate a colori.
6. La strategia delle “Porte Girevoli” (Revolving Doors)
- Diversi dirigenti e rappresentanti delle lobby agroalimentari passano frequentemente da incarichi nelle istituzioni pubbliche e ministeri a ruoli di vertice nelle federazioni industriali (e viceversa).
- Questo fenomeno garantisce una rete di contatti diretti ed enormi capacità di influenza sul processo legislativo a scapito della tutela della salute pubblica.
7. Trasformare il dibattito in una “guerra politica e identitaria”
- L’informazione nutrizionale scientifica viene spostata sul piano dell’appartenenza politica, del patriottismo economico o della difesa delle “eccellenze tradizionali” (DOP/IGP).
- Si veicola il messaggio che il Nutri-Score o le app di scansione siano “sistemi punitivi” pensati per attaccare la cultura gastronomica locale, nascondendo il fatto che il loro scopo è semplicemente informare sulla composizione nutrizionale dei cibi industriali confezionati.
💡 In sintesi per il blog
La battaglia attorno a Nutri-Score e Yuka dimostra che l’accesso a un’informazione nutrizionale chiara e immediata non è solo una questione tecnica, ma uno scontro economico e politico. Mentre la scienza conferma che i colori e i punteggi guidano concretamente le persone verso acquisti più sani, le lobby dell’agroalimentare tentano di preservare lo status quo puntando su complessità, pressione legale e propaganda identitaria.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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