È recente una petizione al presidente della regione Campania Roberto Fico per garantire la presenza del medico di famiglia nel piccolo Comune di Cairano, in provincia di Avellino. Una petizione, questa, portata avanti dal Coordinamento dei piccoli comuni Italiani, firmata dall’attivista per il Sud Virgilio Caivano. Nella richiesta il presidente del Coordinamento dei Piccoli comuni, una realtà che unisce le aree interne da nord a sud Italia, descrive il comune di Cairano che conta appena 240 residenti, in larga parte anziani, molti dei quali vivono in condizioni di particolare fragilità.
«In un territorio come questo –continua Virgilio Caivano – la presenza del medico di famiglia non rappresenta un semplice servizio sanitario: è una condizione essenziale per garantire il diritto alla salute e la dignità delle persone. Il tema della sanità pubblica di prossimità è il vero banco di prova per le aree interne italiane. Se vogliamo contrastare lo spopolamento e impedire che questi territori vengano progressivamente abbandonati, dobbiamo garantire ai cittadini i servizi fondamentali, a partire dalla salute.» Parole forti e decise quelle di Caivano che stavolta è sceso in campo in difesa degli anziani, delle persone fragili e di chi vive nei piccoli comuni: spesso si è costretti a percorrere decine di chilometri per accedere a una prestazione sanitaria che dovrebbe essere garantita vicino casa. Di queste tristi dinamiche delle aree interne ci ha parlato proprio Virgilio Caivano, sempre disponibile e attento alle problematiche dei piccoli comuni.
I medici di base come altri servizi sanitari essenziali scarseggiano o sono del tutto carenti nei piccoli comuni se non addirittura nei paesi. Quale è la richiesta che state avanzando come coordinamento delle aree interne ?
«La sanità pubblica di prossimità è ormai estinta dal Nord al Sud del Paese. Al Nord abbiamo assistito in questi anni a una privatizzazione dolce del sistema sanitario nazionale. Il Covid ha colpito duramente soprattutto al Nord e nelle zone più ricche perchè non ha trovato il filtro della sanità di prossimità, il medico di famiglia. Il Sud paga una cattiva gestione della sanità pubblica da parte delle regioni meridionali sommerse dai debiti sanitari. L’idea di una sanità ospedalocentrica dalle Alpi ai monti siciliani ha completato l’opera di abbandono e di spoliazione dei servizi sanitari nelle aree interne. La nostra prima sollecitazione sta nella riorganizzazione della sanità pubblica dedicata nello specifico alle aree alpine e appenniniche. Il medico di famiglia non più convenzionato ma assunto nelle PA dei piccoli Comuni Italiani. Riportare la sanità sotto il controllo del Governo nazionale sarà la sfida politica dei prossimi anni.»
Questo problema parte già dai tagli sulla sanità, punti nascita chiusi, hub vaccinali trasferiti, reparti interi ridotti o eliminati. È una questione non solo sociale ma anche sanitaria. Possibile che la colpa sia dovuta solo allo spopolamento dei piccoli centri ?
«La sanità intesa come fatto economico e non come servizio universale al cittadino è alla base del disastro. L’aver creato le aziende sanitarie ha offerto il fianco all’idea economicistica del costo-beneficio e del risultato economico. La spoliazione dei servizi sanitari, il taglio dell’offerta formativa a vantaggio dei grandi numeri ha devastato le aree interne aumentandone le fragilità. Per rilanciare le aree interne servono politiche keinnesiane anche nel sistema sanitario di prossimità. Il medico di famiglia è uno dei pilastri fondamentali per invertire la tendenza e drenare concretamente lo spopolamento.»
Progetti in itinere per il coordinamento dei piccoli comuni oltre all’ impegno sanitario e speranze per la fine del 2026.
«Il nostro impegno più grande per le aree interne italiane è rappresentato dalle quattro gambe: un maestro, un medico, un autista di pulman pubblico, un 5G. Per realizzare tutto questo non serve l’autonomia differenziata leghista e secessionista che tanto male farà anche ai piccoli Comuni del Nord ma la nostra Legislazione Differenziata: regole diverse per territori diversi. In autunno saremo in cento piccoli Comuni italiani con le nostre proposte e le nostra idee. In fase di definizione due incontri alla Camera e al Senato per discutere anche del tema della fuga delle banche dal Nord al Sud dell’Italia.»