La scoperta e l’origine Nel 1900, all’interno del complesso sotterraneo delle Grotte di Mogao a Dunhuang — snodo fondamentale della Via della Seta — il monaco taoista Wang Yuanlu scoprì una stanza sigillata nell’anno 1000 d.C. circa: la celebre “Grotta della Biblioteca”. Tra gli oltre 40.000 manoscritti figurava un rotolo in carta fine di circa 3,7 metri di lunghezza, recuperato nel 1907 dall’archeologo Aurel Stein.

Struttura e contenuti scientifici Il manoscritto combina testi divinatori, illustrazioni di nubi ed elementi cartografici rigorosi:

  • 1.345 stelle e 257 costellazioni: L’atlante mappa con precisione tutte le stelle visibili a occhio nudo dall’emisfero settentrionale.
  • Proiezione cilindrica e azimutale: Per ridurre le distorsioni della volta celeste su una superficie piana, il rotolo impiega 12 mappe equatoriali (proiezione cilindrica, concettualmente simile a quella di Mercatore sviluppata in Europa nel XVI secolo) e un planisfero finale per la regione circumpolare nord (proiezione azimutale).
  • Codifica a tre colori: Le stelle sono disegnate in tre tonalità (bianco, nero e rosso/giallo) per identificare i tre grandi astronomi storici della tradizione cinese (Wu Xian, Gan De e Shi Shen).

Valore storico e politico Nell’antica Cina l’astronomia era una disciplina strettamente riservata alla corte imperiale: la lettura dei segni celesti legittimava il mandato dell’Imperatore. L’estrema accuratezza della mappa di Dunhuang testimonia l’alto livello di sofisticazione raggiunto dall’astronomia cinese secoli prima dell’invenzione del telescopio.
Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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