LA PLAYA DE MI OCEANO
Pippo Bunorrotri
Vi è mai capitato di sedervi in riva al mare, da soli, e sentire che le onde riflettono esattamente quello che avete nel cuore?
È questa la magia profonda che ci regala Pippo Bunorrotri con la sua bellissima poesia “La spiaggia del mio oceano”.
Con parole semplici ma che colpiscono al cuore, il Poeta ci porta a fare una passeggiata su una spiaggia speciale, che non è fatta di sabbia fine ma dei ricordi e delle emozioni della sua vita.
Infatti, nella prima parte della Poesia, il Poeta paragona la sua anima a un grande oceano e la sua mente a una spiaggia.
Questa spiaggia è dura, piena di ciottoli su cui è difficile camminare che rappresentano le ferite del suo cuore che ha sofferto.
Qui troviamo la bellissima immagine del “mulino del tempo”. Il Poeta, con versi semplici, ci fa capire che il tempo, passando, macina questi ciottoli duri e li trasforma in granelli di sabbia.
Vi è mai capitato di prendere tra le mani un po’ di sabbia e vedere come scivola via dalle dita senza riuscire a fermarla? Così è il tempo: consuma e trita anche le cose più dure della nostra vita, riducendole in polvere che vola via.
Nella seconda parte, lo sguardo si sposta verso l’orizzonte. Qui il Poeta ammette una grande verità: a volte i nostri sentimenti fanno “naufragio”, proprio come le navi in mezzo al mare.
Ma è qui che Bunorrotri ci parla anche di quanto sia difficile scrivere e comunicare quando si soffre. Dice infatti che la sua è una “poesia spezzata dalle strofe di parole vuote”. Significa che quando il dolore è troppo grande, le parole diventano vuote, perdono il loro significato e non bastano più. Il Poeta nella sua sofferenza si sente bloccato, non riesce a scrivere ciò che sente e non riesce a farsi capire dagli altri.
L’ultima parte è la più forte e triste, ed è proprio qui che la poesia si interrompe. Il poeta ci parla dei torti e delle offese subite durante il giorno, che purtroppo tornano a galla di notte quando siamo soli. La notte diventa così una trappola che ci toglie la gioia e la capacità di meravigliarci delle cose. Questa sofferenza ci lascia addosso una sensazione di vuoto totale, facendoci sentire come se la giornata appena passata fosse ormai un “giorno morto”, cioè un tempo buttato via e sprecato.
Il Poeta sceglie di non dare un lieto fine, lasciandoci nel buio di questo momento difficile.
Anche se finisce in modo doloroso “La spiaggia del mio oceano” è una poesia che emoziona perché è sincera.
Pippo Bunorrotri non si nasconde dietro finte consolazioni. Ci dice chiaramente che soffrire, sentirsi persi e toccare il fondo fa parte della vita. E forse, l’unico modo per superare la notte è proprio avere il coraggio di guardarla in faccia, aspettando che il giorno torni a nascere.
E’ vero, in un mondo dove bisogna apparire sempre forti, felici e perfetti, il nostro Poeta ci fa un regalo immenso: ci dà il permesso di essere tristi. Ci dice che va bene avere il “cuore provato” e sentirsi come una nave naufragata.
Ma la cosa più bella è che, nonostante il buio e la fatica, il Poeta rimane lì, sulla riva, e continua a guardare. Non chiude gli occhi, non scappa dal suo oceano.
È questo il finale segreto che custodiamo nel cuore dopo averlo letto: finché avremo il coraggio di guardare dentro noi stessi, persino nel buio più fitto, la speranza non sarà mai davvero svanita. Questa poesia anche nella sua immensa tristezza non ci lascia soli, ci accompagna nei momenti bui come il rumore del mare che resta nelle orecchie anche quando la spiaggia è ormai lontana.
Giuseppina De Biase
¿Alguna vez se han sentado a la orilla del mar, solos, e ihan sentido che las olas reflejan exactamente lo que tienen en el corazón?
Esta es la profunda magia que nos regala Pippo Bunorrotri con su hermoso poema “La playa de mi océano.
Con palabras sencillas pero que llegan al corazón, el Poeta nos lleva a dar un paseo por una playa especial, que no está hecha de arena fina, sino de los recuerdos y las emociones de su vida.
De hecho, en la primera parte del poema, el Poeta compara su alma con un gran océano y su mente con una playa.
Esta playa es dura, llena de guijarros por los que es difícil caminar que representan las heridas de su corazón sufriente.
Aquí encontramos la hermosa imagen del “molino del tiempo”. El Poeta, con versos sencillos, nos hace comprender que el tiempo, al pasar, muele estos guijarros duros y los transforma en granos de arena.
¿Alguna vez han tomado un poco de arena entre las manos y han visto cómo se desliza entre los dedos sin poder detenerla? Así es el tiempo: consume y tritura incluso las cosas más duras de nuestra vida, reduciéndolas a un polvo que se vuela con el viento.
En la segunda parte, la mirada se desplaza hacia el horizonte. Aquí el Poeta admite una gran verdad: a veces nuestros sentimientos “naufragan”, tal como los barcos en medio del mar.
Pero es aquí donde Bunorrotri también nos habla de lo difícil que es escribir y comunicarse cuando se sufre. Dice, de hecho, que la suya es una “poesía rota por estrofas de palabras vacías”. Esto significa que cuando el dolor es demasiado grande, las palabras se vuelven vacías, pierden su significado ed ya no bastan.
El Poeta, en su sufrimiento, se siente bloqueado, no logra escribir lo que siente ni hacerse entender por los demás.
La última parte es la más fuerte y triste, y es precisamente aquí donde el poema se interrumpe. El poeta nos habla de los agravios y las ofensas sufridas durante el día, que desafortunadamente flotan de nuevo a la superficie por la noche, cuando estamos solos. La noche se convierte así en una trampa que nos roba la alegría y la capacidad de maravillarnos con las cosas. Este sufrimiento nos deja una sensación de vacío total, haciéndonos sentir como si el día anterior fuera ya un “día muerto”, es decir, un tiempo perdido y desperdiciado.
El Poeta elige no dar un final feliz, dejándonos en la oscuridad de este momento difícil. Aunque termina de forma dolorosa, “La spiaggia del mio oceano” es un poema que emociona porque es sincero.
Pippo Bunorrotri no se esconde detrás de falsas consolaciones. Nos dice claramente que sufrir, sentirse perdido y tocar fondo forma parte de la vida. Y tal vez, la única manera de superar la noche es precisamente tener el valor de mirarla de frente, esperando que el día vuelva a nacer.
Es verdad, en un mundo donde siempre hay que parecer fuertes, felices y perfectos, nuestro Poeta nos hace un regalo inmenso: nos da permiso para estar tristes. Nos dice que está bien tener el “corazón a prueba” y sentirse como un barco naufragado.
Pero lo más hermoso es que, a pesar de la oscuridad y el esfuerzo, el Poeta permanece allí, en la orilla, y sigue mirando. No cierra los ojos, no huye de su océano.
Este es el final secreto que guardamos en el corazón después de leerlo: mientras tengamos el valor de mirar dentro de nosotros mismos, incluso en la oscuridad más densa, la esperanza nunca se habrá desvanecido del todo.
Este poema, aun en su inmensa tristeza, no nos deja solos, nos acompaña en los momentos oscuros como el rumor del mar, que permanece en los oídos incluso cuando la playa ya está lejos.
Giuseppina De Biase
LA PLAYA DE MI OCEANO
Miro la pedregosa playa
del océano de mi alma
queriendo encontrar
las palabras perdidas
de mí sentido corazón
entre las aisladas dunas
de arena molida
en el molino del tiempo.
Miro el horizonte
de ese océano
donde naufragaron
los sentimientos
de una poesía rota
por las estrofas
de unas palabras vacías.
Miro la intensidad
Anuncio publicitario
Ajustes de privacidad
de un tiempo
que llora las ofensas
contadas en la noche
que atrapa el asombro
de un día muerto.
Pippo Bunorrotri
LA SPIAGGIA DEL MIO OCEANO
Guardo la spiaggia ciottolosa
dell’oceano della mia anima
volendo trovare
le parole perdute
del mio cuore provato
tra le dune isolate
di sabbia macinata
nel mulino del tempo.
Guardo l’orizzonte
di questo oceano
dove sono naufragati
i sentimenti
di una poesia spezzata
dalle strofe di parole vuote.
Guardo l’intensità
di un tempo
che piange le offese
raccontate nella notte
che intrappola lo stupore
di un giorno morto.
Pippo Bunorrotri
