Con “Una vita a noleggio”, pubblicato sul blog Scrittore Ad Ore, Vito Ferro costruisce un racconto breve, ironico e inquietante sulla progressiva trasformazione della nostra esistenza in un servizio temporaneo. Partendo da abitudini ormai comuni — gli abbonamenti telefonici, le piattaforme digitali, il noleggio delle automobili — l’autore conduce il lettore verso una realtà paradossale nella quale anche gli affetti, i pensieri, i ricordi e il tempo possono essere utilizzati soltanto finché si continua a pagare.
Pier Carlo Lava
L’inizio del testo è volutamente realistico. Cellulari, musica, film, serie televisive, videogiochi e libri sono già entrati nella logica dell’accesso al posto del possesso. Non acquistiamo necessariamente un oggetto o un’opera: paghiamo per avere il diritto di utilizzarli per un periodo limitato. Quando termina l’abbonamento, ciò che credevamo nostro scompare.
Questa apparente comodità viene sintetizzata attraverso un vantaggio seducente: più spazio in casa e meno cose da conservare. La promessa è quella di una vita più leggera, libera dagli oggetti e dalle responsabilità. Ferro, però, porta gradualmente questo principio alle sue conseguenze più estreme, mostrando quanto possa diventare pericoloso quando non riguarda più soltanto i beni materiali.
La ripetizione dell’espressione “Abbiamo noleggiato” costituisce il motore ritmico e narrativo del racconto. Ogni nuova frase aggiunge qualcosa all’elenco e rende il meccanismo sempre più assurdo. Prima vengono noleggiati i mezzi di trasporto e le abitazioni; successivamente gli animali domestici, i partner, i figli e le famiglie. Il confine tra servizio e vita privata viene così cancellato.
L’iperbole non è fine a se stessa. Attraverso l’esagerazione, l’autore mette in discussione una società che tende a valutare ogni cosa in termini di comodità, durata, convenienza e sostituibilità. Se un oggetto non soddisfa più, lo cambiamo. Ma cosa succede quando applichiamo la stessa logica a una relazione, a una responsabilità o a un sentimento?
Nel mondo immaginato da Ferro, persino la salute diventa precaria e condizionata da un contratto: vengono noleggiati bypass cardiaci e protesi ortopediche. In seguito, la mercificazione raggiunge la natura, la voce, le parole, le risate, i pensieri e i sogni. Tutto può essere restituito e sostituito da una versione più recente, senza la preoccupazione di una rata finale.
Il passaggio più doloroso arriva quando l’autore scrive: “Abbiamo noleggiato i rari momenti di autenticità”. In questa frase la satira si trasforma in malinconia. L’autenticità, per sua natura, dovrebbe appartenere profondamente alla persona; renderla temporanea significa riconoscere che perfino i momenti nei quali siamo davvero noi stessi rischiano di diventare eccezioni provvisorie.
La presunta libertà ottenuta eliminando il possesso mostra così il proprio lato oscuro. Essere liberi da tutto può significare anche non avere più nulla che ci appartenga davvero. Non soltanto una casa o un oggetto, ma una memoria, un legame, una storia personale. Una vita priva di radici può sembrare leggera, ma rischia di diventare intercambiabile.
Il finale è breve e particolarmente efficace. Dopo aver immaginato il noleggio delle bare, dei fiori, del corteo funebre e delle lapidi, Ferro introduce l’unico elemento impossibile da restituire: “Ma la morte non scade”. Tutto può essere temporaneo, sostituito o riconsegnato; la fine della vita, invece, rimane definitiva.
L’ultima battuta sul tentativo di ottenere un noleggio a lungo termine chiude il racconto con un’amara ironia. Dietro il sorriso si intravede la verità che l’intero testo ha preparato: crediamo di poter controllare ogni aspetto dell’esistenza attraverso contratti e servizi, ma il tempo non ci appartiene e non può essere rinnovato automaticamente.
“Una vita a noleggio” è dunque una riuscita riflessione satirica sulla società degli abbonamenti, sull’illusione della libertà senza responsabilità e sulla progressiva mercificazione dell’esperienza umana. Con una struttura semplice, un ritmo incalzante e un finale incisivo, Vito Ferro ci lascia davanti a una domanda scomoda: in una vita nella quale tutto è disponibile ma nulla è veramente nostro, che cosa resterà quando scadrà l’ultimo contratto?
Testo originale: “Una vita a noleggio” di Vito Ferro – Scrittore Ad Ore
Fonte del testo: “Una vita a noleggio” di Vito Ferro – Scrittore Ad Ore
Per leggere altri articoli, approfondimenti culturali, racconti e recensioni visita Alessandria Post e Italian News Post.
Recensione di “Una vita a noleggio” di Vito Ferro, racconto satirico sulla società degli abbonamenti, sulla mercificazione dell’esistenza e sul rischio di considerare sostituibili persino gli affetti, i ricordi, i sogni e il tempo.
GEO: Italia
Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a scopo illustrativo.