Mi piace leggere la poesia di Barbara Wioletta Baka perché nei suoi versi trovo sempre spunti che invitano ad andare oltre le parole. Ritrovo affine al mio modo di intendere la poesia quella sua insolita ricerca dell’interiorità e della dimensione spirituale, capace di scavare oltre la superficie emotiva. E se, anche dopo la lettura di un solo verso, si ha voglia di fermarsi perché insorge un pensiero inatteso, credo che la poesia abbia già raggiunto una parte importante del suo scopo: far emergere qualcosa che era rimasto latente nel lettore.

Alcune parole le confidiamo alle persone che incontriamo nel nostro percorso e parole invece, che per una vita intera, continuiamo a proferire soltanto a noi stessi. Sembrano restare in una delle nostre stanze interiori, nella più autentica, dove giungono quei sentimenti prima ancora che la ragione riesca ad attribuire loro, un nome.

Segue un dialogo con la parte più segreta di sé, tra fragilità, libero arbitrio e ricerca spirituale. In Dedica alla mia gioia l’anima diventa presenza, compagna e custode di quel breve e misterioso cammino che chiamiamo vita.

Dedica alla mia gioia nasce proprio al suo interno.

Di primo impatto si potrebbe pensare a una poesia d’amore rivolta a una persona amata. E l’amore, certamente, è alla base di questi versi. Qualcuno sembra essere atteso, e poi invitato a entrare nel cuore e persino accompagnato sulla riva del mare quando sopraggiunge la stanchezza. Ma quel riferimento alla seconda persona, quel “tu”, verso dopo verso, si sottrae alla dimensione puramente terrena.

Chi riceve la dedica è l’anima che è vicinissima ma misteriosa, in grado di abilitare le fragilità dell’autrice e, nello stesso tempo, di spingerne lo sguardo oltre ciò che è immediatamente visibile e palpabile. A lei vengono affidati timori, insicurezze e quelle parole mai dette.

E in questo colloquio c’è qualcosa di profondamente umano e sorprendentemente intimo. Cercare la propria anima significa scrutarsi senza filtri come nessuno può realmente osservarci: con tutte le paure che ben sappiamo nascondere, con quelle domande che sono rimaste senza risposta e con quella parte di noi che, nonostante tutto, continua a chiedere disperatamente di essere ascoltata.

Poi compare il mare, quasi rappresentasse una pausa necessaria dentro la poesia. La mente si allontana per un momento dalle proprie profondità e cerca l’orizzonte, come fosse respiro e spazio per poter divagare. Ma il viaggio torna presto dentro di sé, perché è proprio in quel punto preciso che incontra la promessa più impegnativa: continuare a cercarsi fino all’ultimo respiro.

Dedica alla mia gioia è dunque una dichiarazione d’amore, sì, ma rivolta a una presenza che non si può stringere fra le mani. È il tentativo di riconoscere e non tradire quella voce interiore che accompagna l’essere umano mentre fa i conti con la parte visibile della propria esistenza.

Dedica alla mia gioia

Ti aspetterò nella sede dei miei sentimenti,
e nel luogo in cui tale potere si estende
troverai anche le parole non dette,
dove potrai selezionare la percezione
ed esplorare gli abissi del morbido cuore,
in mille vortici d’amore.

Ti aspetterò per sfidare i miei timori e insicurezze
nell’ambiente mentale…
Tu che architetti la mia crescita spirituale.

E quando ti stanchi, ti porterò a divagare,
dove ti piace, sulla riva del mare.

Finché scruti in me intimamente
l’intuizione nell’ordine divino
e tieni accesa la creazione della sottile realtà
potrò gestire meglio la quotidianità…

Con il tuo permesso lavorerò fino all’ultimo respiro
alla ricerca di me stessa…
questa è la mia vitale promessa.

Userò il libero arbitrio in sintonia con le tue frequenze…
lo sai già, che senza di te non valgo niente
e le mie sfide saranno vane…
non farmi troppo aspettare.

Oltre al tuo aspetto fisico, simile in parte al mio,
possiedi il dono del regno divino
e tanti piccoli dettagli che noi umani
abbiamo difficoltà ad individuare.

Il tuo abito è di bagliori di stelle e
le parole… oh, mia anima ribelle…
le parole del tuo puro amore
arrivano in dure profondità,
poiché elargisci in me i tuoi doni,
rendendo sereno il mio breve cammino
sul sentiero terreno.

Parafrasi

Ti attenderò nel profondo del mio cuore, il luogo dove nascono le mie emozioni; ed è proprio lì, fin dove arrivano i miei sentimenti, che troverai anche i pensieri che non ho mai espresso ad alta voce.

In questo spazio interiore potrai scegliere come guardare le cose ed esplorare le profondità più intime della mia sensibilità, travolto da mille emozioni d’amore.

Ti aspetterò per affrontare insieme le mie paure e le mie fragilità all’interno della mia mente… proprio tu, che sei la guida e l’artefice della mia crescita interiore e spirituale.

E quando sarai stanco, ti accompagnerò a distrarre la mente dove più ti piace, lungo la riva del mare.

Finché continuerai a guardare a fondo dentro di me, a cogliere l’intuito che appartiene a un ordine superiore e a mantenere viva la percezione di questa realtà spirituale e profonda, riuscirò ad affrontare meglio le difficoltà di ogni giorno.

Con il tuo consenso, mi impegnerò fino alla fine della mia vita nella ricerca della mia vera essenza: questa è la promessa fondamentale che ti faccio.

Userò la mia capacità di scegliere in perfetta armonia con la tua energia… sai già bene che senza di te non ho alcun valore e che i miei sforzi sarebbero inutili; perciò, non farmi attendere troppo.

Al di là della tua forma visibile, che in parte assomiglia alla mia, possiedi la grazia del mondo spirituale e tantissime sfumature sottili che noi esseri umani facciamo fatica a cogliere.

La tua veste è fatta della luce brillante delle stelle e le tue parole… oh, mia anima ribelle… le parole del tuo amore sincero arrivano fino al punto più profondo del mio essere, poiché continui a donarmi le tue qualità, rendendo sereno il mio breve passaggio sulla Terra.

Quando la gioia è riconoscersi

Alla fine dei versi rimane soprattutto una promessa, quella di non abbandonare la ricerca di sé. Non c’è la pretesa di arrivare a una risposta definitiva, e forse è proprio questo a rendere il componimento poetico così personale, perché conoscersi significa continuare a interrogarsi, anche quando sarebbe più comodo smettere di farlo, meno impegnativo dimenticarsene.

L’“anima ribelle” diventa allora il fulcro della poesia. È ribelle perché non si lascia facilmente mettere a tacere, perché torna a farsi sentire quand’anche la quotidianità riesce a occupare ogni spazio e perché sembra ricordare all’autrice che esiste qualcosa che va ben oltre l’apparenza delle cose. Non sta lì a prometterle una vita senza paure, ma le sta offrendo un modo diverso per poterle affrontare.

Anche il libero arbitrio assume, in questa prospettiva, un significato importante. Il senso della libertà rimane nostro, così come nostre restano le scelte, ma nei versi la ricerca tende a una sintonia con qualcosa di più profondo, quasi che scegliere davvero liberamente significhi, prima di ogni cosa, imparare a riconoscere la propria voce fra le molte che ogni giorno arrivano dall’esterno.

E poi ci sono immagini che restano anche dopo aver terminato la lettura, come la riva del mare, l’ordine divino, il sentiero terreno e soprattutto quell’abito fatto di “bagliori di stelle”. L’anima appartiene alla poetessa ma, nello stesso tempo sembra quasi provenire da un luogo metafisico che non può essere interamente spiegato. È parte di lei pur conservando un’origine misteriosa.

Forse la “gioia” evocata dal titolo è proprio questa. Non una felicità facile, destinata a durare quanto un momento favorevole, ma la serenità che nasce dal non sentirsi estranei a sé stessi. Sapere che, sotto le inquietudini e le inevitabili contraddizioni della vita, esiste ancora un luogo nel quale poter tornare.

Non sappiamo se riusciremo mai a conoscere fino in fondo quella parte invisibile che chiamiamo anima, possiamo però continuare ad ascoltarla, magari nel silenzio oppure seduti sulla riva del mare o in uno di quei rari istanti nei quali il rumore del mondo si allontana abbastanza da lasciarci finalmente soli con noi stessi.

E se davvero la nostra anima indossa un abito di bagliori di stelle, forse non abbiamo bisogno di vederlo, chissà magari a volte basta accorgersi della sua luce.

Dorotj Biancanelli

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