Immagine illustrativa realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale

LA LEGGENDA DEL DIO PESCATORE

IL DUCA DI SALINA

continua terza puntata

 —  …non c’è che una sola medicina — stava dicendo il cerusico di Porta dei sospiri. Era corpulento, con la faccia bruciata di chi passava le proprie giornate al sole. Andava da una casa all’altra in cerca d’ammalati da curare, oppure a chiudere gl’occhi ai morti che neanche n’avevano bisogno, frustato s’erano picciotti, ché di stagioni sul groppone lui ne aveva a sufficienza al punto da sentirsi, a volte, un sopravvissuto. Una volta a settimana anche lui raggiungeva la casa d’Ariguccia Buonadonna col carico di pentimenti che smaltiva non appena ne oltrepassava la soglia. Davanti alle donnetta vestite di niente le guardava con tanto d’occhi prima di decidere con chi salire ai piani alti. Erano tutte famose nel circondario per l’abitudine ch’avevano di lasciare da parte l’ipocrisia dei benpensanti clericali. Tante volte costoro avevano chiesto inutilmente la chiusura della casa. Gridavano allo scandalo perché in quella casa donne scostumate trascinavano onesti padri di famiglia e picciotti ancora innocenti, in una gora di piacere peccaminoso, in una baldoria pagana. Erano tutti ciechi per satanasso! Anche il cerusico! Le donzelle gli s’affaccendavano con equilibri da cavallerizze e con contorsioni spettacolari. Mai sospettò che se lo contendevano con riffe clandestine che a volte sfociavano in risse d’osteria in cui le più invasate tiravano fuori unghie e denti ed altri veleni. Ah!, a sapere la verità! 

   –…rinunciare d’andare in casa d’Ariguccia Buonadonna! — concluse il cerusico senza distogliere gl’occhi da quelli del duca. La raccomandazione era quanto di più lui, povero cerusico, poteva permettersi. — La natura ha le sue regole, ha stabilito un limite che non può essere superato. Le regole poi, vanno rispettate — disse ancora, ma senza taliarlo in faccia. Era una raccomandazione difficilmente praticabile, ed a cui poco credevano entrambi. Entrambi avevano la testa alle donne d’Ariguccia Buonadonna. A chi in particolare? Ah!, come facevano a non pensare a Linedda? Alla sua pelle ambrata, d’afrore di felci e muschio, di caule boschive, dal cormo querciuto come talli germogliavano i seni possenti. E Maruzzedda, fragile e delicata, di membra sottili, ma imprudente ed azzardata nelle capriole amorose, e che labbra peccaminose!, piene e carnali!  Ed ancora Consolata che addosso aveva l’alchimia della febbre d’amore, la vocazione di giocare con allegri rigiramenti, formulandone sempre di nuovi, mai uguali gl’uni agl’altri, e di cui nemmeno si sospettava l’esistenza! Tanta sveglia, e così sublime! Ma era Artemisia a sapere come portare gl’uomini dove nessuna li aveva mai portati, alla conoscenza delle meraviglie ancestrali della luce siderale, con la sapiente conoscenza delle concubine orientali, e con la meticolosità delle raffinate ricamatrici del portico del convento delle benedettine. Ma tutto questo prima dell’arrivo di Mena Ciccazzo. La nuova picciotta aveva arricchito la casa d’Ariguccia Buonadonna portando l’ardore delle principianti.  La picciotta era riuscita da subito a primeggiare sull’altre interpretando con naturalezza e spontaneità l’arte amatoria, e ridendo felice come fosse stata ad una festa. Era uno scrigno d’aprire con lentezza estrema per lasciarsi sublimare dall’incoscienza e dalle vertigini nel momento dello spasmo. Troppo impegnati a gareggiare con lei, gl’uomini non s’accorgevano dei suoi occhi spalancati e dei suoi fianchi palpitanti. Restavano aggrovigliati nell’abbraccio da contorsionisti, senza il peso dei corpi, né della cognizione del tempo, affogati in un agallato di piacere simile alla morte.

E quanto tempo rimanevano ancorati tra i lenzuoli logorati dalla foga! Lei trasfigurata dal riverbero delle candele che ne mostravano le pieghe più recondite,  gl’uomini perfettamente caudunati con lei. 

   Don Galileo Filippo Della Conciara lo fissò impressionato dal suo silenzio. A che pensava? Anche lui, e con buona ragione dopo il maneggio di morti ed ammalati, aveva bisogno di trovare tanticchia di felicità che lo riportasse a vivere da cristiano, ed a smetterla con quella vita d’ombra!  Fino a quel momento, l’aveva ritenuto un uomo dedito alla sua scienza, schivo e riluttante agli amori mercenari. Uno che abbisogna del sonno pomeridiano per liberarsi per qualche ora dalla vita tediosa ed insipida che conduceva senza gloria, incurante di coltivare col proprio rastrello un angolo di prato fra le lenzuola senza padrone d’un bordello.

   — Però, mi piacerebbe potermi ubriacare, almeno questo! — disse il duca a voce alta, contando sulla complicità dell’uomo e non su quella del cerusico, sulla quale poco contava. — Se devo morire, voglio morire affogando comu  nsuggi Intra na utti! Sissignore!, come un topo! — poi aggiunse. — Non morirete, almeno per il momento — gli disse il cerusico guardando dalla vetrate le evoluzioni dei corvi sul cielo d’Ibla. Prima di congedarsi, lo indirizzò verso un bravo barbiere chirurgo. — Per il salasso, andate da don Procopio Ballaccheri — gli disse.

   Il giorno dopo, in compagnia del maestro di casa, il duca lasciò palazzo Della Conciara per raggiungere la barberia. Il salasso non era cosa da poco. Talora portava allo svenimento ed in questo caso serviva la vicinanza d’una persona a cui affidarsi nel momento d’incoscienza. Anche il maestro di casa aveva preso le sue precauzioni, ordinando al fiaccheraio di farsi trovare davanti alla barberia, non appena San Nicola avesse suonato la terza. Trovarono don Procopio Ballaccheri sull’uscio della bottega intento a taliare un paio di mutandoni appesi alla ringhiera del balcone dirimpetto alla barberia. Una cosa che metteva vergogna solo a taliarli. Una tale sconcezza non s’era mai veduta prima d’allora! Soprattutto le donne di passaggio se ne lagnavano passando sotto al balcone. — Chi vricogna! –. Nessuna madre onesta avrebbe mai osato indossarne un paio, e meno ancora una giovinetta di buona famiglia. Un’esibizione plateale di mala creanza il cui unico scopo era quello di mostrare l’abitazione d’una buttana, d’una donna dedita all’amore mercenario. — E che novità è questa d’appendere quei cosi sulla strada? — domandò il duca al barbiere. — Voscenza si riferisce ai mutandoni? — gli spiò lui inchinandosi, più per l’età che per il rango. — Ma come, nenti sapiti? –.. Spiacque al barbiere d’avergli parlato così istintivamente, mancandogli di rispetto. Il duca di Salinella, in quanto tale, era necessariamente a conoscenza di tutto! Soprattutto quanto la questione aveva un risvolto piccante. E questa l’aveva! La distrazione del barbiere passò inosservata, il duca non mostrò d’essene contrariato. Di più gli premeva conoscere la storia dei mutandoni, del perché erano stati appinnuti alla ringhiera del balcone davanti agl’occhi di tutti. Che stavano a significare? Gl’altri parevano saperlo, anche le donne che fingevano d’ignorarli, e subito abbassavano lo sguardo a terra come per non vedere in faccia satanasso. In verità erano belli, di buona fattura, ed anche eleganti per quello che servivano, ed il duca non mancò di mettersi sull’attenti come quando un tempo saliva a bordo del suo vascello davanti al gagliardetto. — Comandante a bordo! — gridava la guardia sulla scolta al suono d’onore del fischietto. Ora invece, era costretto a lasciarsi trascinare dalla corrente del tempo, senza una rotta, verso una destinazione risaputa ma sconosciuta, della quale poco o niente si sapeva. Nessun naufrago era mai tornato a dire com’era! Tuttavia, trovava divertente la sparata dei mutandoni appesi sul balcone, qualunque significato potesse avere. Per una volta a fare discutere non era un’aggressione in pieno giorno, né uno sbarco di saraceni e nemmeno la lite tra parenti, con relativa ammazzatina, per una lenza di terra lasciata in eredità, ma la vastasata d’una buttana che ricordava agl’uomini ch’altro c’era nella vita quando tutto, in specie il suono d’una campana a morto, rammentava in ogni momento l’ineluttabile fosso sotto al quale inevitabilmente sarebbero tutti finiti.

A cura di Francesca Giordano

Per approfondire l’attualità nazionale, la cronaca, la cultura e le notizie dal territorio, visita anche Alessandria Post:

 https://italianewspost.com/ e https://piercarlolava.blogspot.com/