Piedimonte Matese sorgente Torano fiume paesaggio foto
Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo.
C’è un legame viscerale, quasi ancestrale, che unisce l’architettura dei centri storici italiani agli elementi naturali che ne hanno determinato la nascita. In molti casi, questo elemento è l’acqua. Eppure, il Novecento ha consumato un lento e inesorabile divorzio tra le comunità e i propri fiumi: corsie d’acqua incanalate, torrenti tombati e fontane dismesse in nome di un’idea rigida di modernità e cementificazione.
A ricucire questo strappo, almeno sul piano della memoria e del dibattito civile, arriva la mostra fotografica fino al 10 settembre 2026 Dalle 21:00 alle 23:00.“Dell’acqua rinnegata”, curata dal fotografo Marcello D’Andrea e allestita negli spazi della Galleria Codella a Piedimonte Matese.
Il ritrovamento: una microstoria che si fa risorsa collettiva
La genesi del progetto ha il sapore delle grandi scoperte domestiche. Circa vent’anni fa, in una vecchia scatola di famiglia, emergono i rullini e i negativi di Giovanni D’Andrea (1905-1978). Esercente di uno storico tabacchi in Piazza Roma nell’allora Piedimonte d’Alife, Giovanni non era soltanto un commerciante, ma uno sguardo attento sulla propria terra. Le sue fotografie, un tempo trasformate in cartoline o mostrate ai concittadini tra un acquisto e l’altro, compongono oggi un prezioso archivio visivo degli anni ’50 e ’60.
La scelta della famiglia D’Andrea — che vede coinvolti anche Carlo e Gianfrancesco D’Andrea — di sottrarre questo materiale alla dimensione privata per restituirlo alla collettività rappresenta un atto di mecenatismo culturale di fondamentale importanza per il territorio.
Diciotto scatti contro l’amnesia urbana
La selezione di diciotto grandi immagini non cede alla semplice nostalgia estetica. Gli scatti ritraggono una Piedimonte Matese viva e fluida, attraversata dai molteplici bracci del fiume Torano e da una rete idrica che definiva il paesaggio, la percezione olfattiva e le dinamiche sociali della comunità.
Se la Piedimonte degli anni ’50 si caratterizzava per corsi d’acqua a vista e spazi di aggregazione nati attorno ad essi, il processo di urbanizzazione successivo ha progressivamente interrato queste vie fluviali per cedere il passo all’asfalto e alla viabilità. Se da un lato ciò ha risposto a esigenze funzionali, dall’altro ha rinnegato la matrice identitaria del luogo, trasformando la fotografia da semplice documento d’epoca a strumento di provocazione civica.
Oltre la nostalgia: una domanda sul futuro
Come sottolinea il curatore, la mostra — sostenuta dall’associazione Byblos – Idee per la mente e dal Club UNESCO di Caserta — non si limita a deplorare un paesaggio perduto. Al contrario, l’immagine storicizzata si trasforma in un dispositivo critico che pone una domanda fondamentale: cosa resta dell’identità locale quando si recide il contatto con la propria natura?
L’acqua rinnegata diviene così una metafora sociale. Interroga la cittadinanza e le istituzioni sulla necessità di una pianificazione urbana che non sia mero consumo di suolo, ma capacità di generare visione, tutela e valorizzazione del patrimonio comune.
A cura di Francesca Giordano
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Guardare oltre il vuoto: la Piedimonte di Giovanni D’Andrea.
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