Il ragazzo che rubò le onde al silenzio (e che l’Italia liquidò come pazzo)

Riaprire le pagine di Marconi nell’intimità e nel lavoro, scritto nel 1940 dal compagno di scuola Luigi Solari, fa un effetto strano. La memoria, alla mia età, funziona come certe radio d’epoca: ogni tanto perde il segnale, poi all’improvviso trasmette benissimo. E tra questi appunti d’epoca, con l’inchiostro che sembra ancora fresco, emerge la storia più bella che si possa raccontare sotto l’ombrellone o al fresco di una cucina: quella di un ragazzo che nessuno prendeva sul serio, tranne pochissimi eletti.

Il laboratorio di Villa Griffone, generata con l'AI

Guglielmo non era ingegnere, non era laureato, non era niente. Suo padre Giuseppe lo considerava un buono a nulla, quasi un deficiente: un ragazzo che invece di studiare da avvocato armeggiava in soffitta tra fili, piastre di zinco e bottiglie di Leida. Fu la madre, l’irlandese Annie Jameson, a credere in lui, a fargli da scudo e a permettergli di tentare l’impossibile. Poi venne il miracolo di Villa Griffone: il segnale che scavalca la collina dei Celestini e quel colpo di fucile sparato dal fratello Alfonso dall’altra parte per gridare che sì, l’impulso era arrivato oltre l’ostacolo. Le onde superavano le montagne.

L’astio delle istituzioni: “Alla Manta”

Le stazioni radio transatlantiche, generata con l'AI

Eppure, proprio nel momento in cui la storia bussava alla porta, l’Italia voltò le spalle al suo talento. Orgoglioso della sua invenzione, il ventenne Marconi offrì il telegrafo senza fili al Ministero delle Poste e Telegrafi dell’epoca, guidato da Pietro Lacava. La risposta burocratica fu un concentrato di miopia e disprezzo: la richiesta venne protocollata e rispedita al mittente con la celebre annotazione in calce “Alla Manta” — espressione del gergo burocratico piemontese utilizzata per indicare le pratiche da archiviare per sempre o inviare direttamente al manicomio della Manta, a Cuneo. Per i burocrati romani, quel ragazzo bolognese era semplicemente un folle da internare.

Amareggiato ma non domato, spinto dalla madre Annie, Guglielmo preparò le valigie per Londra. Nel 1896, alla dogana inglese, le guardie di confine per poco non distrussero l’apparato: scambiarono quella misteriosa scatola di legno nera piena di fili e bobine per l’infernale ordigno di un anarchico. Soltanto il tempestivo intervento del capo dei telegrafi britannici, William Preece, evitò il disastro e aprì a Marconi le porte del successo globale.

La stufa rotta e l’amico di una vita

Luigi Solari, che frequentava un’altra classe ma fiutò subito quel genio incompreso, racconta aneddoti di straordinaria delicatezza umana. Come quella volta a Salvan, sui monti svizzeri, quando un giovane Marconi senza mezzi cercava di testare la trasmissione attraverso i rilievi alpini. Per scaldarsi durante le rigide notti di studio in soffitta, utilizzava una vecchia stufa di ghisa che fumi tossici rischiavano di far esplodere; continuò a lavorarci accanto per giorni pur di non interrompere gli esperimenti sulle antenne verticali.

Anni dopo, ormai celebre, durante le storiche prove a bordo della nave Carlo Alberto, fu proprio Solari a vederlo rimanere sveglio per quarantotto ore di fila, con le cuffie incollate alle orecchie nel tentativo di intercettare il debole segnale transatlantico tra Poldhu e la Nuova Scozia, mentre gli scienziati accademici dell’epoca liquidavano ancora le sue teorie come “impossibilità fisiche” a causa della curvatura terrestre.

La parabola di Marconi resta una lezione sulla determinazione umana e sulla cecità delle burocrazie. Entrambi i compagni di scuola finirono la loro vita con il titolo di marchese, legati da una stima indistruttibile: due amici per sempre che continuarono a darsi del “lei” fino alla fine, con un rispetto solenne d’altri tempi. Quel colpo di fucile sui colli bolognesi annunciava il nostro presente, sparato da un ragazzo che l’Italia aveva giudicato pazzo e a cui il mondo intero ha poi dovuto imparare ad ascoltare la voce.

Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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