Bastano pochissime parole ad Alda Merini per costruire un confronto nel quale si misurano il desiderio, l’orgoglio e la libertà. In questo brevissimo componimento, spesso impropriamente indicato con il titolo Quando mi guardi, uno sguardo che pretende di conquistare incontra una donna che sceglie di non lasciarsi dominare.
Pier Carlo Lava
La lirica è contenuta in Superba è la notte, raccolta pubblicata da Einaudi nel 2000 e composta da versi scritti tra il 1996 e il 1999. Il testo viene generalmente identificato attraverso il suo incipit: «Mi guardi con occhi penetranti». L’attribuzione ad Alda Merini è confermata anche dall’archivio di Rai Radio 1, mentre la raccolta è presente nel catalogo ufficiale Einaudi.
Il protagonista iniziale è lo sguardo dell’uomo: intenso, penetrante e apparentemente sicuro di sé. Dietro quella sicurezza, però, si nasconde la presunzione di chi considera la seduzione una prova di forza e l’amore una vittoria da aggiungere alle precedenti. L’interlocutore non sembra domandarsi che cosa provi la donna; è soprattutto sorpreso dalla resistenza che incontra. Il desiderio, così, rischia di trasformarsi in una sfida tra chi vuole conquistare e chi rivendica il diritto di scegliere.
La risposta della donna non assume la forma di una discussione, di una fuga o di un’aperta ribellione. Merini sceglie una conclusione inattesa, quasi disarmante: la protagonista si sottrae attraverso il sonno. Non è necessariamente debolezza, disinteresse o paura. È piuttosto un gesto di assoluta autonomia: chiudere gli occhi significa interrompere il potere di quello sguardo e rendere inutile ogni tentativo di conquista. L’uomo può continuare a sentirsi irresistibile, ma non può ottenere ciò che l’altra persona non desidera concedergli.
Proprio nel contrasto tra gli occhi dell’uomo, che osservano e pretendono, e quelli della donna, che possono chiudersi, si trova la forza della poesia. Il sonno diventa uno spazio inviolabile, un luogo nel quale nessuno può entrare senza essere accolto. Merini riesce così a trasformare un gesto quotidiano in un’affermazione di libertà: si può desiderare qualcuno, ma non possederne la volontà.
Il componimento lascia emergere anche la sottile ironia della poetessa. Alla sicurezza del seduttore non viene opposto un rifiuto solenne, ma un gesto semplice che ne ridimensiona l’orgoglio. La donna non ha bisogno di dimostrare di essere più forte: le basta non cedere. In queste pochissime parole Alda Merini racconta dunque un amore che, per essere autentico, non può nascere dalla presunzione della conquista, ma soltanto dal rispetto della libertà dell’altro.
GEO: Milano, Lombardia, Italia.
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