| Le temperature elevate possono provocare malori e aumentare il rischio di incidenti nei cantieri. Fermare il lavoro, assistere la persona e chiamare immediatamente il 112 o il 118 può salvare una vita. |
Era arrivato in Italia dalla Moldavia da appena ventiquattro ore. Cercava un lavoro e probabilmente una speranza, ma il suo primo giorno in un cantiere edile di Padova si è trasformato nell’ultimo della sua vita. La morte di Nicu Terletchi, 35 anni, avvenuta dopo un malore accusato mentre lavorava sotto temperature molto elevate, non può essere archiviata come una tragica fatalità estiva. È una vicenda sulla quale la magistratura dovrà accertare ogni responsabilità, ma che già oggi pone interrogativi gravissimi sul lavoro nero, sulla sicurezza e soprattutto sul ritardo con cui sarebbero stati chiamati i soccorsi.
Pier Carlo Lava
Il malore in cantiere e quelle due ore senza chiamare il 118
I fatti risalgono al 4 agosto 2026. Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa, Nicu Terletchi si trovava in Italia da un solo giorno e stava lavorando senza un regolare contratto in un cantiere edile di Padova. Poco dopo le 14 avrebbe accusato un grave malore, mentre la città era interessata da temperature particolarmente elevate.
A quel punto sarebbe stata presa una decisione difficilmente comprensibile: invece di chiamare immediatamente il 118, due colleghi, seguendo le indicazioni del titolare dell’impresa, avrebbero trasportato il lavoratore nell’abitazione dello stesso imprenditore. Non, dunque, a casa della vittima, come inizialmente riferito in alcune ricostruzioni sommarie, ma nella casa del titolare.
Qui sarebbero stati compiuti alcuni tentativi di rianimazione. Quando le condizioni del trentacinquenne sono apparse ormai disperate, sarebbero state chiamate la zia e una cugina dell’imprenditore, alle quali sarebbe stato affidato il compito di accompagnare Nicu in ospedale con un’automobile privata. Durante il tragitto le due donne si sono fermate nel parcheggio di un supermercato a Saonara, nel Padovano, e hanno finalmente chiesto l’intervento del 118.
Dal momento del malore erano però trascorse più di due ore. Quando sono arrivati i sanitari, Nicu appariva già privo di vita. I tentativi di rianimazione, proseguiti per oltre un quarto d’ora, non sono riusciti a salvarlo. La vicenda è stata ricostruita, tra gli altri, da Il Fatto Quotidiano e Tgcom24.
Sei persone indagate, ma spetterà alla magistratura accertare le responsabilità
La Procura di Padova ha aperto un’inchiesta e sei persone risultano indagate per omissione di soccorso aggravata dall’evento morte. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale naturalmente a una condanna: responsabilità individuali, dinamica completa e rapporto tra il ritardo nei soccorsi e il decesso dovranno essere stabiliti attraverso gli accertamenti giudiziari.
La pm Claudia Brunino ha disposto l’autopsia. I primi riscontri indicano come possibile causa della morte un infarto, che potrebbe essere stato favorito anche dalle alte temperature. Occorrerà quindi attendere gli esami definitivi prima di affermare che Nicu sia morto direttamente per un colpo di calore.
Resta però un dato difficilmente contestabile: davanti a una persona colpita da un grave malore e poi priva di conoscenza, il tempo è decisivo. Il comportamento corretto non consiste nel caricarla su un’automobile, spostarla in un’abitazione o tentare di risolvere privatamente la situazione. Bisogna chiamare immediatamente il 112 o il 118, descrivere le condizioni del paziente e seguire le istruzioni degli operatori.
Secondo quanto emerso dalle testimonianze, il mancato allarme immediato potrebbe essere stato determinato dal timore che venisse scoperta la posizione irregolare del lavoratore. Anche questa circostanza dovrà essere verificata dalla magistratura. Se fosse confermata, renderebbe la vicenda ancora più inquietante: la paura delle conseguenze derivanti dal lavoro nero sarebbe stata anteposta alla possibilità di salvare una vita.
Il caldo sul lavoro non è più un’emergenza eccezionale
La morte di Nicu si inserisce in settimane segnate da temperature estreme e da altri malori avvenuti nei cantieri, nei campi, nei piazzali industriali e sulle strade. Il caldo non rappresenta più soltanto un disagio stagionale: è un vero rischio professionale che può provocare disidratazione, perdita di lucidità, svenimenti, colpi di calore e aggravamento di patologie cardiovascolari.
Aumentano inoltre le probabilità di cadute, errori e incidenti causati dalla stanchezza e dalla riduzione della capacità di concentrazione. Un operaio che lavora su un tetto, un ponteggio o vicino a un macchinario, sotto il sole e con temperature molto elevate, corre rischi maggiori anche quando il calore non è la causa diretta di un eventuale decesso.
Il datore di lavoro ha il dovere di valutare e gestire questo pericolo, rimodulando gli orari, aumentando le pause, garantendo acqua fresca, zone ombreggiate, informazione e sorveglianza sanitaria quando necessaria. Il protocollo nazionale sulle emergenze climatiche adottato nel 2025 riconosce espressamente che l’aumento delle temperature può causare patologie da calore e accrescere il rischio di infortuni.
In Veneto, dal 17 giugno al 31 agosto 2026, è inoltre in vigore un’ordinanza che vieta determinate attività all’aperto tra le 12.30 e le 16 nei cantieri edili, in agricoltura, nelle cave e in altri settori, quando il sistema Worklimate di Inail e Cnr segnala un rischio “alto” per chi è esposto al sole e svolge un’attività fisica intensa. Le disposizioni e le misure preventive sono illustrate dalla Regione Veneto.
Sarà necessario accertare quali condizioni di rischio fossero segnalate a Padova il 4 agosto e se tutte le prescrizioni previste siano state rispettate nel cantiere in cui lavorava Nicu.
Il lavoro nero rende le persone ancora più vulnerabili
La tragedia porta alla luce anche una delle zone più oscure del nostro mercato del lavoro. Chi lavora senza contratto spesso non conosce i propri diritti, non riceve una formazione adeguata, non dispone delle necessarie tutele e teme di protestare davanti a condizioni pericolose. Un lavoratore appena arrivato in Italia, privo di una rete di protezione e bisognoso di guadagnare, si trova in una condizione di particolare debolezza.
Il lavoro nero non è soltanto evasione fiscale o contributiva. Significa invisibilità, ricattabilità e minore sicurezza. In alcuni casi significa non potersi fermare quando il corpo manda segnali di allarme, perché si teme di perdere la giornata, il compenso o lo stesso posto di lavoro.
Le ordinanze contro il caldo sono necessarie, ma non bastano se mancano controlli adeguati. E soprattutto non bastano se, quando un lavoratore sta male, qualcuno pensa prima alle conseguenze amministrative o penali per l’impresa e soltanto dopo alla sua vita.
Una morte che interroga tutti
Nicu Terletchi era arrivato in Italia cercando un futuro. Dopo ventiquattro ore si è trovato senza contratto, sotto un caldo opprimente, in un cantiere e infine dentro un’automobile, mentre i soccorsi tardavano ad essere chiamati. Questa è, allo stato delle ricostruzioni disponibili, la parte umana e terribile della vicenda.
La giustizia dovrà stabilire se una telefonata immediata avrebbe potuto salvarlo e chi abbia assunto le decisioni che precedettero la sua morte. Ma non occorre aspettare una sentenza per riconoscere un principio elementare: nessun lavoro vale la vita di una persona e nessuna irregolarità può giustificare il ritardo nei soccorsi.
Di fronte a un malore grave non esistono interessi dell’impresa, timori per un controllo o convenienze economiche che possano venire prima. Esiste soltanto una persona da salvare. E ogni minuto perduto può diventare irreparabile.
GEO: Padova, Saonara, Veneto, Italia
Fonti e approfondimenti: La vicenda è stata ricostruita sulla base delle informazioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano e Tgcom24. Le disposizioni regionali per la tutela dei lavoratori esposti alle temperature elevate sono consultabili sul sito della Regione Veneto.
Segui le notizie e gli approfondimenti pubblicati su ItalianNewsPost.com e Alessandria Post.
Nota: Le responsabilità penali e l’eventuale rapporto tra il caldo, il ritardo nei soccorsi e il decesso dovranno essere accertati dalla magistratura. Le persone indagate sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Nota: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo. Le persone raffigurate sono di fantasia e non rappresentano la vittima né altri soggetti coinvolti nella vicenda