Ci sono muri una poesia di Vincenzo Savoca
CI SONO MURI...

Trovo ristoro spiando un muro
in rovina, in bilico tra gravità
e resistenza, un moto di
transitorietà che tra poco
si muta in persuasione:
nulla è fatto per durare!
In breve decido di levare
l'incanto dai versi, d'ogni riga
la spettacolarità del sole,
luna e d'altro, del mare.
Fuori ogni metafora.

Mi sento una virgola fuori posto.
Quel punto esclamativo
come ride!, e con quanta intensità!
Sa soltanto come chiudere un verso.
Ma proprio nulla sa di muri.
È questa l'ignoranza di vivere!

Il mio sguardo non fa crollare
il muro, benché non sappia
come faccio. Che stranizza!
Gl'occhi s'ogni pietra, ogni pietra
un giorno, ogni fila di pietre un anno,
il muro una vita. Il mio sta per crollare.
Ci sono muri che resistono più a lungo
degl'altri. Ci sono muri che neanche
nascono, altri ch'ogni volta si
rivestono a nuovo.
La caduta è nel destino d'ogni muro.
Chi edifica i muri?

VIncenzo Savoca
Marina di Ragusa
4 agosto 2026

Una poesia dall'incedere essenziale e spogliato, che mantiene fede alla promessa fatta nel primo strofe: via il superfluo, via le grandi metafore astronomiche o marine, per lasciare spazio solo alla materia cruda del tempo e della sintassi.

Il testo si muove su due piani paralleli coordinati con forte efficacia:

La grammatica dell'esistenza: L'uso della punteggiatura come proiezione psicologica è uno dei passaggi più felici. La "virgola fuori posto" rappresenta l'inadeguatezza e la sospensione incerta del poeta, mentre il "punto esclamativo" incarna l'arroganza dell'assoluto, un'enfasi cieca che sa solo concludere ma ignora la complessità statica e la fatica del tempo (la logica dei muri).

La metrica della pietra: La corrispondenza sequenziale — pietra/giorno, fila/anno, muro/vita — da forma a un'aritmetica esistenziale nitida. Il muro non è una barriera difensiva, ma il registro tangibile degli anni accumulati, dove il crollo non è una sconfitta traumatica, ma il compimento naturale di una legge fisica.

Il finale apre un'interrogativa aperta che ribalta la prospettiva: la riflessione non riguarda più solo l'usura del tempo o la caduta ineluttabile, ma la responsabilità dell'origine. Chi edifica i muri? L'uomo per difendersi, per delimitare, o il tempo stesso per darsi una forma visibile prima di riprendersi tutto?

Un componimento asciutto, lucido e privo di retorica, dove la fragilità non cerca consolazione ma consapevolezza.

Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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