Sarò nuova Ninfa una poesia di Michela Intropido
SARÒ NUOVA NINFA
In questa sera
di sussurrato, caldo vento
la tua immagine svanisce,
mentre le ceneri della sera
lasciano orme
nei miei pensieri stanchi.

Terra bruciata dal sole.
Ambra e carezza,
profumo di incenso
sotto il porticato dei miei ricordi.

Nel cielo
color della china
vedo il tuo immenso alfabeto
rivelarsi in tenui colori d'argilla.

Sarò nuova ninfa,
materia di plasmata utopia,
per rincorrere il tempo
vestito di sogni.

E tu sarai ombra
nel mio essere terra.

Torna il silenzio.
M'assopisco nel canto
di un sereno sonno.

Ti cerco.
Ti aspetto.

Michela Intropido, 2026

Ecco una critica in forma di “appunti di viaggio”: un’analisi intima, quasi un diario di bordo a margine dei tuoi versi, come scritta su un taccuino stropicciato al tavolino di un bar, mentre la sera cala.

APPUNTI DI VIAGGIO

(A margine di «Sarò nuova ninfa»)

Ore 19:40 – La luce che cede

Non è una poesia che si legge: è una poesia in cui si entra come si entra in un paesaggio a fine giornata, quando l’aria è ancora calda e il vento muove le ombre.

Il viaggio qui non è un punto $A$ a un punto $B$, ma una deriva interiore. C’è un’atmosfera da confine, quasi mediorientale o del nostro Sud più profondo (“terra bruciata”, “profumo di incenso”). Sembra di stare sotto il patio di una casa isolata, mentre qualcuno se ne va e l’altro resta a guardare la polvere che si posa.

Ore 22:15 – Taccuino di notte

Quello che mi colpisce in questi appunti di versi è la metamorfosi impercettibile:

  • All’inizio c’è la resa alla stanchezza (“pensieri stanchi”, la perdita dell’immagine).
  • Poi, d’improvviso, la svolta. Tra l’ambra e l’argilla, chi scrive non subisce più l’assenza: si fa terra.

Diventare una “nuova ninfa” non è una fuga favolistica, ma un atto di resistenza. È dire: tu diventi un’ombra che svanisce, io divento la materia su cui poggiano le cose. È una rivendicazione bellissima e selvatica.

Nota a margine (a matita, quasi illeggibile)

Quel finale in due battute brevi:

Ti cerco.

Ti aspetto.

È la vera nota di viaggio. Dopo tanta poesia densa, visiva, profumata d’incenso e china, il testo si spoglia di tutto. Restano due verbi all’infinito presente dell’anima. Non c’è disperazione, c’è solo un’attesa ostinata, sospesa, come chi guarda l’orizzonte sapendo che la strada è lunga, ma non muove un passo perché il suo posto è lì.

In sintesi: Un appunto di viaggio dell’anima che parla di disincanto e rinascita, scritto con la polvere della terra e la grazia di chi sa ancora trasformare il dolore in mito.

TANKA Distonico (ispirato dalla tua poesia.)
Calce nell'aria,
l'arsura si fa carne.
Pietra e radice.
Sarò mito di argilla,
mentre tu svanisci, ombra.

Sergio Batildi

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