Con l’intento di restituire memoria ed onore alla presenza delle donne nella storia dell’arte e di favorire un auspicato allineamento tra la storiografia musicale e le altre scienze storiche, vorrei parlare in questa sede dell’assenza delle donne dai libri di storia, non dovuta certamente a una mancanza reale di attività musicale femminile, bensì ai criteri con cui la storiografia è stata tradizionalmente tramandata.
Il centro propulsore di questa indagine è la Venezia del XVIII secolo, un contesto storico e culturale affascinante e unico in Europa.
Nel Settecento, Venezia godeva della fama di capitale gioiosa, cosmopolita e culturalmente feconda. In questo sostrato urbano fiorivano le arti e la circolazione musicale era intensa, offrendo alle giovani virtuose uno spazio di espressività non vincolato dai rigidi stereotipi dell’epoca.

OSPEDALE DELLA PIETA’
Perno di questa realtà erano i quattro grandi Ospedali Veneziani, istituzioni assistenziali attive fin dal XIV secolo. Introducendo l’insegnamento della musica per le fanciulle ospitate al loro interno (le celebri Figlie del Coro), gli Ospedali svolsero una funzione fortemente innovativa:
Emancipazione sociale: Offrirono alle giovani un’alternativa concreta alle sole opzioni storicamente destinate alle donne: il matrimonio o il convento.
Realizzazione professionale: Attraverso la musica, la condizione femminile venne ribaltata, consentendo a diverse strumentiste e cantanti di acquisire un’indipendenza economica e una reputazione internazionale.
In una società in cui l’esibizione pubblica di una donna strumentista era ancora considerata un evento eccezionale, gli Ospedali aprirono la strada in un mondo musicale dominato dalla tradizione maschile. Tra le grandi protagoniste fiorite in queste istituzioni si ricordano:
Chiaretta (allieva di Vivaldi alla Pietà, tra i migliori violinisti d’Italia);
Diamantina (concertista attiva anche in Inghilterra);
Michielina della Pietà (compositrice di musica sacra);
Santa della Pietà e Regina Strinasacchi (definita la “Regina del violino”);
Giacomina Stromba ed Antonia Cubli (quest’ultima divenuta Priora dei Mendicanti nel 1774).
Proprio dal Conservatorio dei Mendicanti emerse una delle figure più sensibili ed emblematiche del Settecento musicale: Maddalena Laura Lombardini (nata nel 1745). Entrata al conservatorio prima di compiere otto anni pur non provenendo da una famiglia di musicisti, si distinse subito per un talento straordinario come violinista, compositrice, clavicembalista e cantante.
Maddalena fu una tra le pochissime artiste uscite dai Cori veneziani capace di affermarsi stabilmente nei circuiti concertistici pubblici internazionali, esibendosi sui palcoscenici delle principali capitali d’Europa, da Parigi a San Pietroburgo. In un ambiente popolato da colossi come Vivaldi, Haydn, Mozart e Boccherini, la Lombardini riuscì a imporsi con tenacia sia come esecutrice sia come compositrice.
La figura della Lombardini occupa un posto di rilievo nella musicologia anche per essere stata la destinataria di una celebre lettera di Giuseppe Tartini (il cui originale è custodito presso l’Archivio Regionale di Capodistria). Questa missiva rappresenta il primo esempio di lezione di violino per corrispondenza della storia: in essa Tartini esponeva alla giovane allieva le regole fondamentali della condotta dell’archetto, l’uso del trillo, l’esecuzione degli abbellimenti e l’importanza dell’espressione, segnando il passaggio dallo strumento orchestrale al moderno virtuosismo.
Come compositrice, il valore artistico di Maddalena è testimoniato dal grande successo editoriale e dalle numerose ristampe delle sue opere:
Sei Quartetti per archi (pubblicati a Parigi in collaborazione con il marito);
Sei Trii per due violini e violoncello, Trio per Archi in Sib maggiore e Sei Duetti per due violini;
Sonata in La maggiore per violino;
Sei Concerti per violino Opus III (opera fondamentale caratterizzata da innovazioni melodiche, raffinati cromatismi e brillante padronanza tecnica).
Il percorso artistico di Maddalena Laura Lombardini Sirmen e delle sue contemporanee veneziane non rappresenta un fenomeno isolato o aneddotico, bensì un tassello fondamentale per la rilettura dell’intera storiografia musicale. Per secoli, la storiografia ufficiale ha proiettato sulla storia dell’arte un’ombra prevalentemente androcentrica, relegando spesso la figura femminile ai soli ruoli di musa ispiratrice, cantante o esecutrice amatoriale racchiusa nella sfera privata.
In realtà, dal Medioevo al Settecento fino all’età contemporanea, le donne hanno costantemente creato, composto e guidato ensemble musicali, sfidando convenzioni sociali e ostacoli istituzionali. Esperienze eccezionali come quella degli Ospedali Veneziani dimostrano quanto la musica sia stata un potente strumento di emancipazione e riscatto professionale.
Riscoprire e valorizzare figure come la Lombardini Sirmen significa molto più che rendere una tardiva giustizia storica: permette di affiancare alla storia tradizionale “altre storie” e nuove prospettive di ricerca interdisciplinari, restituendo al nostro patrimonio culturale una narrazione finalmente equa, plurale e completa.
Maria Rosaria Teni
Si propone l’ascolto di:Maddalena Laura Lombardini Sirmen: Violin Concerto in C major, Op. 3 No. 4
Piccola Bibliografia di Riferimento
Teni, Maria Rosaria, Una donna e la sua musica: Maddalena Laura Lombardini Sirmen e la Venezia del XVIII secolo.
Tartini, Giuseppe, Lettera alla signora Maddalena Lombardini inserviente ad un’importante lezione per i suonatori di violino, Pirano (Archivio Regionale di Capodistria), 1760.
Arnold, Denis, Orphans and Ladies: The Venetian Conservatoires (1680–1790), Proceedings of the Royal Musical Association, 1962.
Bowers, Jane & Tick, Judith (a cura di), Women Making Music: The Western Art Tradition, 1150-1950, University of Illinois Press, 1986.
Pendle, Karin (a cura di), Women & Music: A History, Indiana University Press, 2001.






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