Quando il passato diventa un rifugio dal dolore di Giuseppina De Biase

Navigando sui social capita spesso di imbattersi in profili che scelgono come immagine una foto di molti anni fa o fotomontaggi visibilmente alterati.
A uno sguardo superficiale, questa tendenza può sembrare solo un rifiuto del tempo che passa o la ricerca di un’illusione. Ma se si guarda più a fondo, spesso si scopre una realtà molto più complessa e dolorosa: dietro quelle immagini digitali a volte si nasconde la sofferenza, la malattia, il corpo che cede. Per chi sta male, quel fotomontaggio non è un gioco, ma un diversivo vitale, un modo per proteggere la propria dignità e presentarsi al mondo ancora per come ci si sente dentro, e non per come la sofferenza li ha trasformati.
Comprendere questo aspetto non significa rinunciare all’orgoglio del presente, ma arricchirlo di empatia. Chi ha la fortuna di essere maturo, ma ancora in salute, forte e fiero della propria bellezza reale, ha il compito di testimoniare che ogni stagione della vita ha un valore immenso. Mostrarsi senza filtri è un atto di libertà e di gratitudine verso la vita. Al tempo stesso, però, dobbiamo guardare con profondo rispetto a chi usa il filtro del passato come una carezza per il proprio dolore, un rifugio dove la malattia non può entrare.
I ricordi sono un patrimonio bellissimo da custodire, e per qualcuno sono anche una medicina dell’anima. Ma il fascino vero, per chi ha ancora la forza di sostenerlo, risiede qui, nel presente, nello sguardo consapevole di chi sa portare gli anni e la vita con classe. Mostrarsi per ciò che si è oggi è un atto di orgoglio, comprendere il bisogno di protezione degli altri è l’atto di umanità più bello che possiamo compiere.
Se per persone come me la bellezza attuale è un orgoglio da mostrare a testa alta, per altri quel ricordo modificato è un modo silenzioso per dire “sono ancora qui”. Davanti a questo, il nostro sguardo non deve giudicare, ma accogliere. Perché la vera eleganza non sta solo nel saper portare gli anni con classe, ma nel saper riconoscere, con il cuore, la fragile e immensa dignità di chi sta solo cercando un sorriso nel buio.

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