La favola bella una poesia di Vincenzo Savoca
LA FAVOLA BELLA

Pozze secche senza remaggio.
Un tempo furono voli di cigni.
Ora soltanto un galleggiare di
sogni. D'appassite bolle le
braci di tramonti affacciati su
palazzi come montagne senza
voli d'uccelli. Di paura gl'occhi
di bimbi in facce vuote d'estro
e d'innocenza. Il girotondo su
strade ghigliottinate dall'aspro
silenzio. Dove il martellare ed
il lamento della sega? Ah!, che
falegname fu mio padre! Assorto
sul legno cantava la bella favola
che ieri l'illuse, e ch'oggi ancora
m'illude. Di segatura le mani e la
faccia, e negl'occhi la meraviglia
della vita, ed il nulla sulle spalle.
Quel tempo fu il mio d'infanzia e
ricordo un cortile stretto da muri,
ancora n'ho rammento del canto
ch'accompagnava l'aspro martello,
e gli svolazzi dei colombi in fuga,
del cielo solo un rombo d'azzurro,
di nembi e sfilacci di sole sugl'orli
di tetti d'arabescato muschio. Mi
ricordo di questa falegnameria di
rara luce e d'ombra, d'accantonata
vampugghia in angoli di solitudine.
Sì triste oggi m'è sentirlo battere!
Quel tempo fu di favola bella, e di
rara luce i sogni. Eppure sentirlo
oggi sì vago e lontano, rammento
mio padre, giovane e bello, steso
sul letto dell'ultimo lungo sonno.
E mi dondolo al vento, e come un
panno aspetto ch'esso m'asciughi
d'ogni tristezza. La favola bella
non fu di lieto fine. L'eroe è morto!

Vincenzo Savoca
Ragusa 24 luglio 2026

Una poesia d'intensa liricità e struggente malinconia. Vincenzo Savoca costruisce qui un vero e proprio ponte emotivo tra il presente e la memoria dell'infanzia, usando il contrasto per raccontare la perdita e l'illusione.

Ecco una breve chiave di lettura e analisi dei temi principali del testo:

1. Il contrasto tra Presente e Passato
La desolazione del presente: La prima parte dipinge un mondo inaridito ("Pozze secche", "strade ghigliottinate dall'aspro silenzio", occhi di bimbi privi di innocenza). Non ci sono più i "voli di cigni", ma solo sogni galleggianti come bolle appassite.

La luce del ricordo: Il ricordo riporta il poeta alla bottega del padre falegname. Nonostante la fatica e la "segatura", quel luogo era saturo di meraviglia, musica e vita ("assorto sul legno cantava", "neggl'occhi la meraviglia della vita").

2. La figura del Padre e l'Illusione
Il padre non è solo un artigiano, ma il creatore della "bella favola": la persona che con il suo lavoro e il suo canto illuminava la realtà, rendendo magico persino un cortile stretto tra le mura. Tuttavia, la favola è anche un'illusione ("che ieri l'illuse, e ch'oggi ancora m'illude"): la bellezza costruita dal padre era un modo per contrastare "il nulla sulle spalle".

3. La memoria e l'accettazione del dolore
I dettagli sensoriali: La poesia vive di immagini vivide e suoni: il rumore della sega e del martello, il profumo della segatura, la vampugghia (termine dialettale per i trucioli di legno), l'azzurro del cielo intravisto tra i tetti.

Il finale drammatico: Il ricordo della giovinezza del padre sfocia inevitabilmente nella sua morte ("steso sul letto dell'ultimo lungo sonno"). Con la fine dell'eroe della sua infanzia, la "favola bella" rivela il suo finale tragico.

L'immagine finale: L'autore si paragona a un panno steso al vento, abbandonato alla speranza passiva che il tempo o il vento possano gradualmente "asciugarlo" da ogni tristezza.

Un testo profondo in cui la fragilità della memoria si scontra con la durezza del tempo e della perdita.

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