Ulivi secolari sacrificati al profitto: il dolore della memoria nel racconto di Rosa Andronaco

Nell’articolo “Le radici spezzate della mia terra: perché oggi piangiamo quegli ulivi secolari”, pubblicato sul blog ospitato all’indirizzo di Calogero Bonura, la blogger Rosa Andronaco racconta una trasformazione agricola e paesaggistica vissuta personalmente nella Piana di Gioia Tauro. Il suo non è soltanto un ricordo nostalgico, ma una riflessione sul rapporto tra territorio, identità e scelte economiche: una testimonianza breve, intensa e attraversata da una profonda amarezza.

Pier Carlo Lava

L’immagine centrale del racconto è quella degli ulivi secolari, descritti come giganti dalle radici profonde e dalle fronde capaci di trasmettere protezione, continuità e appartenenza. Per l’autrice quegli alberi non rappresentavano semplicemente una coltivazione agricola: erano una presenza familiare, un legame concreto tra le generazioni e una componente essenziale dell’anima calabrese. Ogni tronco nodoso sembrava custodire il lavoro, i sacrifici e le speranze delle persone vissute su quella terra.

Rosa Andronaco ricorda il cambiamento avvenuto soprattutto tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, quando numerosi uliveti furono abbattuti per lasciare spazio alle coltivazioni di kiwi. Alla geometria irregolare e maestosa degli alberi secolari si sostituirono pali, fili metallici e tendoni necessari agli impianti intensivi. Nella memoria dell’autrice quella trasformazione appare come una frattura: non soltanto la sostituzione di una coltura con un’altra, ma la perdita di un paesaggio nel quale una comunità aveva riconosciuto per secoli la propria identità.

Il passaggio al kiwi fu sostenuto dalle prospettive offerte da un prodotto considerato innovativo e redditizio. La coltura, introdotta nella Piana di Gioia Tauro già negli anni Settanta, si è progressivamente sviluppata fino a diventare una risorsa significativa per l’agricoltura calabrese. Il racconto non pretende però di essere un’indagine economica né sostiene che ogni impianto di kiwi abbia necessariamente rappresentato un errore. Esprime il dolore per quelle situazioni nelle quali la ricerca di un rendimento più rapido ha comportato l’eliminazione irreversibile di ulivi monumentali.

È proprio questa irreversibilità a rendere particolarmente efficace il testo. Un nuovo impianto produttivo può essere realizzato in pochi anni; un ulivo secolare, invece, non può essere ricreato attraverso una semplice decisione commerciale. Per restituire a un albero le dimensioni, la forza e il valore culturale di quello abbattuto servirebbero generazioni. Il taglio diventa così una cesura nella memoria collettiva, un filo reciso tra chi ha lavorato quella terra in passato e chi dovrà custodirla in futuro.

La riflessione assume un significato ancora più attuale di fronte alle difficoltà che interessano la coltivazione del kiwi. Questa pianta richiede molta acqua, un terreno ben drenato e un delicato equilibrio agronomico. Il CREA ha spiegato che la cosiddetta “moria del kiwi” è una sindrome complessa, collegata alle condizioni dell’apparato radicale e alla gestione di acqua e suolo, diffusasi anche in regioni centro-meridionali come la Calabria. Non può dunque essere attribuita soltanto alla siccità, ma la crescente scarsità idrica rende ancora più evidente la fragilità delle coltivazioni particolarmente esigenti. L’approfondimento del CREA aiuta a comprendere la complessità del fenomeno.

Il cuore dell’articolo di Rosa Andronaco è racchiuso nel contrasto tra due concezioni del tempo. Da una parte esiste il tempo veloce del mercato, che spinge a inseguire la coltura ritenuta più conveniente; dall’altra c’è il tempo lento degli alberi, della terra e della memoria. Quando le decisioni agricole vengono valutate soltanto attraverso il guadagno immediato, il rischio è quello di perdere beni naturali e culturali che nessun successivo investimento potrà restituire.

Il testo possiede inoltre una forte qualità visiva. Il verde argenteo degli ulivi, le radici nodose e le fronde rivolte verso il cielo vengono contrapposti alle strutture rigide degli impianti di kiwi. Non servono molte parole per percepire il vuoto lasciato dagli alberi abbattuti. La blogger accompagna il lettore dentro un paesaggio prima vissuto come eterno e successivamente trasformato da decisioni che, nella sua esperienza, hanno prodotto rimpianto.

La recensione non può che sottolineare il valore civile di questa testimonianza. Conservare gli ulivi monumentali non significa rifiutare l’innovazione o condannare gli agricoltori che devono garantire un reddito alle proprie famiglie. Significa chiedere una programmazione capace di conciliare economia, sostenibilità, risorse idriche e tutela del paesaggio. Innovare non dovrebbe necessariamente comportare la cancellazione delle radici.

Con “Le radici spezzate della mia terra”, Rosa Andronaco ci ricorda che il paesaggio non è uno sfondo immobile, ma una parte della nostra biografia. Quando scompare un albero che ha attraversato i secoli, non perdiamo soltanto legno, foglie o produzione agricola: perdiamo una presenza che aveva assistito alla vita di generazioni intere. Il suo articolo è quindi un invito a guardare oltre il profitto immediato e a domandarci quale terra vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.

Articolo di riferimento: “Le radici spezzate della mia terra: perché oggi piangiamo quegli ulivi secolari” di Rosa Andronaco.

GEO – Approfondimento ambientale e culturale: recensione dedicata all’articolo di Rosa Andronaco sulla scomparsa di numerosi ulivi secolari nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria, sostituiti nel corso degli anni da impianti destinati alla coltivazione del kiwi. Una riflessione sul rapporto tra agricoltura, profitto, tutela del paesaggio, memoria collettiva e identità del territorio.

Articolo di riferimento: “Le radici spezzate della mia terra: perché oggi piangiamo quegli ulivi secolari” di Rosa Andronaco. La presente recensione costituisce una rielaborazione critica e giornalistica originale. Tutti i diritti relativi al contenuto di riferimento appartengono alla rispettiva autrice.

Fonte di approfondimento: CREA – Moria del kiwi e siccità.

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

Una risposta a “Ulivi secolari sacrificati al profitto: il dolore della memoria nel racconto di Rosa Andronaco”

  1. Avatar 🌸 Rosa Andronaco 🌸

    Grazie per aver citato e rilanciato il mio contenuto su. Mi ha fatto molto piacere come lo hai trattato. Ricondivido volentieri il tuo articolo sui miei social. Buon lavoro.

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