“Onda” di Mirella Ester Pennone Masi: la nostalgia che attraversa il cuore e ritorna alla luce

In “Onda”, Mirella Ester Pennone Masi affida alla natura il compito di custodire ricordi, emozioni e desideri. Il mare, il vento, le dune, la primavera e il tramonto compongono un paesaggio interiore nel quale la nostalgia diventa movimento: ritorna come un’onda, avvolge il presente e infine lascia spazio alla speranza.

Pier Carlo Lava

ONDA

Tu vortice maestoso che splendi
ancora racchiudi i tuoi bagliori
illumini il grigiore del mio cuore,
donami un ricordo di strade, di voci
per questa vaneggiante nostalgia,
mi ricordi il salmastro oceano
a quanto era bello l’uragano
mentre la vita mi teneva per mano
fra le dune bianche di sabbia,
il vento appagava il mio respiro,
è tutto bello se nella sera
ascolto un fruscio di nidi,
melodioso è questo rinverdire …
vorrei avere le ali di un falco
per sorvolare la valle e il bosco.
Se osservo da lontano
vedo fiammeggiare il tramonto;
si ridestano nostalgici echi
e quello dei miei passi leggeri
nel sapido tempo della Primavera;
che tedio è il giorno silenzioso,
già s’insinua quell’ombra scura
mentre d’intorno è tutto un fragore:
sorriderò di questo strano tumulto
domani, quando sorgerà il sole.

© Mirella Ester Pennone Masi – 27 marzo 2020

La poesia si apre rivolgendosi direttamente a un vortice maestoso, una presenza naturale luminosa e potente. Non è soltanto un fenomeno esterno, ma una forza alla quale l’io poetico chiede di rischiarare il “grigiore” del cuore. Fin dai primi versi si percepisce quindi il contrasto fondamentale della composizione: da una parte la luce e i bagliori, dall’altra la malinconia che avvolge il presente.

La poetessa invoca un ricordo fatto di strade e di voci, elementi semplici ma capaci di restituire il senso di un tempo vissuto intensamente. La nostalgia è definita “vaneggiante”, quasi fosse una presenza inquieta che attraversa la mente senza seguire un percorso ordinato. I ricordi non si presentano in successione, ma affiorano spontaneamente, richiamati dai profumi, dai suoni e dalle immagini della natura.

Il salmastro dell’oceano, l’uragano e le dune bianche di sabbia riportano alla memoria un periodo nel quale la vita sembrava accompagnare e proteggere la protagonista. Particolarmente suggestivo è il verso nel quale la poetessa ricorda quanto fosse bello persino l’uragano. Ciò che normalmente incute timore viene trasfigurato dalla memoria: anche la tempesta appariva meravigliosa quando la vita teneva ancora per mano.

Il vento che appagava il respiro suggerisce una sensazione di libertà piena, fisica e spirituale. La natura non è un semplice sfondo paesaggistico, ma partecipa alle emozioni dell’autrice. Ogni elemento possiede una voce: i nidi producono un fruscio, la vegetazione rinasce melodiosamente, il tramonto fiammeggia e l’oceano conserva l’energia delle esperienze passate.

Nel desiderio di possedere le ali di un falco si manifesta il bisogno di allontanarsi per osservare la realtà da una prospettiva più ampia. Sorvolare la valle e il bosco significa liberarsi, almeno temporaneamente, dal peso del presente. Il falco rappresenta l’indipendenza, la forza dello sguardo e la possibilità di attraversare senza paura spazi che, da terra, possono apparire chiusi o invalicabili.

La seconda parte della poesia assume una tonalità più malinconica. Il tramonto riaccende gli echi del passato e il ricordo dei “passi leggeri” compiuti durante il “sapido tempo della Primavera”. L’aggettivo sapido restituisce a quella stagione il sapore concreto della vita: non una primavera soltanto atmosferica, ma una stagione dell’esistenza nella quale tutto sembrava più vivo, intenso e possibile.

Al movimento leggero del ricordo si contrappone il tedio del giorno silenzioso. Intorno esiste un fragore, ma dentro si insinua un’ombra scura. È una contraddizione profondamente umana: il mondo può continuare a produrre rumori, luci e attività mentre, nell’animo, cresce un silenzio difficile da spiegare.

Il titolo “Onda” racchiude perfettamente questa alternanza. Le emozioni arrivano, si ritirano e successivamente ritornano, proprio come il movimento del mare. La nostalgia non rimane immobile: trascina con sé frammenti di paesaggi, profumi, stagioni e voci, per poi riconsegnarli alla coscienza sotto una luce differente.

La conclusione introduce però un cambiamento decisivo. Dopo il vortice, l’ombra e il tumulto, la poetessa guarda al sole del giorno successivo. Non promette che il dolore scomparirà completamente, ma afferma che un giorno sarà possibile sorridere di ciò che oggi appare confuso e inquietante. Il futuro diventa così uno spazio nel quale l’esperienza presente potrà essere compresa e forse accolta con maggiore serenità.

Con immagini limpide e musicali, Mirella Ester Pennone Masi racconta il dialogo incessante fra memoria e presente, malinconia e desiderio, ombra e luce. “Onda” è una poesia attraversata dalla nostalgia, ma non dominata dalla disperazione: nell’ultimo verso rimane accesa la certezza che, dopo ogni notte interiore, il Sole possa tornare a sorgere.

Nota sull’autrice: la poesia “Onda” è un’opera originale di Mirella Ester Pennone Masi, datata 27 marzo 2020 e pubblicata integralmente nel rispetto della firma e dell’attribuzione indicate dall’autrice.

© Mirella Ester Pennone Masi – Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione della poesia senza l’autorizzazione dell’autrice.

Nota editoriale: la recensione propone una lettura critica e personale dell’opera, valorizzandone immagini, significati e suggestioni senza modificare il testo poetico originale.

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L’immagine è stata elaborata con il supporto dell’intelligenza artificiale e sottoposta a revisione editoriale. La poesia è opera esclusiva dell’autrice.

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