“Sarà come non fossimo mai stati”: l’amore davanti all’inevitabilità dell’oblio

Esistono poesie che diventano celebri non per la certezza della loro origine, ma per la capacità di esprimere un sentimento nel quale migliaia di persone si riconoscono. “Sarà come non fossimo mai stati” appartiene a questa categoria: circola da anni sul web con il nome di Pablo Neruda, ma senza che sia stato possibile rintracciarla nelle raccolte o nelle edizioni attendibili delle sue opere. Per correttezza viene quindi proposta come testo di autore anonimo.

Sarà come non fossimo mai stati

Un giorno moriremo entrambi,
l’uno lontano dall’altra,
e nessuno si ricorderà più di noi.
Nessuno.

Nessuno si ricorderà
del nostro tempo insieme,
così breve, così eternamente breve,
da sembrare una vita.

Un giorno, non ci saremo più,
e chi si ricorderà di noi?
dei nostri primi giorni,
di te, di com’eri fragile e bianca,
e di me, che non parlarne è meglio?

Nessuno.

Un giorno, questo è certo,
non ci saremo più,
e chi potrà ricordarsi
del nostro piccolo mondo insieme?
così caldo, eppure così freddo,
così leggero, eppure così difficile
da levarsi di dosso?

Nessuno.

Solo io e te, ora, possiamo ricordare,
dopo di noi, nessuno. E sarà
come se non fossimo mai stati.

Autore anonimo – testo diffuso online e attribuito senza riscontri certi a Pablo Neruda

La poesia affronta una delle paure più profonde dell’amore: non soltanto la sua conclusione, ma la scomparsa di ogni sua traccia. I due protagonisti sanno che un giorno moriranno, forse lontani l’uno dall’altra, e che nessuno potrà custodire la memoria del loro piccolo universo condiviso. Non resteranno testimoni dei primi giorni, delle fragilità, delle incomprensioni e di quella breve stagione capace di sembrare una vita intera.

La parola “Nessuno” ritorna come un rintocco. Isolata tra le strofe, interrompe il ricordo e conduce ogni domanda verso la medesima risposta. Nessuno ricorderà, nessuno saprà, nessuno potrà ricostruire ciò che esisteva esclusivamente tra quelle due persone. La ripetizione conferisce al testo un ritmo funebre e inevitabile, ma conserva anche la semplicità di una confessione pronunciata sottovoce.

Il tempo trascorso insieme viene definito “così breve, così eternamente breve”. Nel contrasto tra brevità ed eternità si concentra uno dei passaggi più efficaci del componimento. Un amore può durare pochi mesi o alcuni anni e, nello stesso tempo, occupare uno spazio immenso nella memoria. La sua durata cronologica non coincide necessariamente con la profondità dell’esperienza vissuta.

Il “piccolo mondo” dei due amanti è descritto attraverso due opposizioni: caldo e freddo, leggero e difficile da togliersi di dosso. L’amore appare accogliente ma anche doloroso, capace di offrire riparo e contemporaneamente di lasciare un peso. Non viene idealizzato: contiene tenerezza e distanza, felicità e sofferenza, vicinanza e una solitudine che sembra già anticipare la separazione definitiva.

La persona amata viene ricordata com’era nei primi giorni, “fragile e bianca”, mentre l’io narrante evita di parlare di se stesso. Quel silenzio introduce una possibile colpa, una ferita o un passato che non viene spiegato. Il lettore non conosce le ragioni della fine e non sa perché i due moriranno lontani. Questa indeterminatezza rende la poesia universale, perché ciascuno può collocarvi la propria esperienza.

La conclusione sembra affermare che un amore esiste soltanto nella memoria di chi lo ha vissuto. Quando anche gli ultimi due custodi non ci saranno più, sarà come se quella storia non fosse mai accaduta. È un pensiero doloroso, ma non completamente vero: se oggi leggiamo queste parole e vi riconosciamo qualcosa di noi, quel piccolo mondo ha già superato i confini dei suoi protagonisti.

La poesia diventa così un gesto di resistenza contro ciò che essa stessa annuncia. Scrivere significa affidare alla parola una parte della memoria, permettendole di attraversare il tempo e raggiungere persone sconosciute. Forse nessuno ricorderà i nomi dei due amanti, ma qualcuno continuerà a riconoscere il loro dolore, la loro tenerezza e la paura di scomparire.

Non conosciamo l’autore autentico di “Sarà come non fossimo mai stati”. Sappiamo però che il testo ha trovato numerosi lettori proprio perché racconta una verità semplice e universale: anche l’amore più intenso può finire, ma ciò che ha significato per chi lo ha vissuto non può essere considerato inutile o inesistente. Per un tempo breve, forse eternamente breve, quel mondo è stato reale. E questo basta a sottrarlo almeno in parte all’oblio.

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GEO: La poesia “Sarà come non fossimo mai stati”, diffusa sul web in Italia e in altri Paesi, viene spesso attribuita a Pablo Neruda, ma non è stato individuato un originale spagnolo né un riferimento bibliografico attendibile. Per correttezza editoriale viene quindi pubblicata come opera di autore anonimo.

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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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