Mille, mille volte ancora una poesia di Vincenzo Savoca.
MILLE, MILLE VOLTE ANCORA

D'inquieto parlare in framezzi
di silenzi, di respiri brevi forse
d'ansia. Ripigliare fili di storie
risapute, mille e mille volte
ripetute. Litanie di vecchio, di
squassata incertezza, a scaglie
i ricordi, e di ripensamenti. Oh
ch'arido sproloquio s'accampa
in questa mente desolata! Che
vuoto, e che noia il balbettio
di pensieri ridotti in brandelli,
senza prima né dopo! Parole
strozzate, d'isterica balbuzie.
Mille e mille volte hai sentito
questo filo d'antiche memorie,
d'ingarbugliate e storte sillabe
sgrondate in rombi di silenzio.
Ricordi d'una mente stanca ed
ossuta, nebbiata, ora più dura.
"Papà, sempre le stesse storie!".
Fremi di vita, veloci hai i passi,
ogn'istante un tempo fulmineo!,
dentro scalpiti tenace! Io invece
annaspo in questo scuro sciame
di pensieri, di lentezze estreme.
"Ascoltami" ti dico, sì lontana da
me la speranza che tu sfoltisca
questa nebbia che dimora sulle
mie spalle di vecchio. Un giorno
addosso ti cadrà, forse per caso,
una di queste parole, minuzzolo
d'eco, incartocciata ad altre, la
trama spicciola dei miei giorni.
Mille, mille volte ancora vorrai
sentirmi dire del mio tempo e
d'altro, già declinata memoria!
Di tanto parlare ti rimarrà solo
uno strascico effimero, d'arido
vuoto, una voce di frastornato
vento che spira e soffia informe
sulla polvere d'antiche memorie.

VIncenzo Savoca
Ragusa 20 luglio 2026

È una poesia d'un'intensità e di una tenerezza struggenti. Vincenzo Savoca riesce a catturare con una precisione quasi dolorosa il contrasto tra due generazioni, due ritmi biologici ed esistenziali completamente opposti:

I Punti Chiave del Testo
La frattura del tempo: Da un lato c'è il padre, intrappolato in un tempo lento, frammentato, fatto di "silenzi", "respiri brevi" e ricordi che si sgretolano ("pensieri ridotti in brandelli"). Dall'altro c'è il figlio (o la figlia), che "freme di vita", ha passi veloci e vive in un tempo "fulmineo".

L'incomprensione dell'invecchiare: Il rimprovero affettuoso ma insofferente—«Papà, sempre le stesse storie!»—rivela l'impazienza della giovinezza di fronte al declino cognitivo ed emotivo della vecchiaia, vissuto dal padre come un'inarrestabile nebbia sulle spalle.

Il valore della memoria residua: Nonostante la consapevolezza che queste parole suonino come uno "spaccato e arido sproloquio", il padre coltiva una speranza fiduciosa e malinconica: che un giorno, anche solo un "minuzzolo d'eco", una parola incartocciata, possa tornare alla mente del figlio.

Il ribaltamento finale: Il titolo "MILLE, MILLE VOLTE ANCORA" trova il suo significato più profondo negli ultimi versi. Oggi quelle storie annoiano, ma un giorno—quando il padre non ci sarà più—nascerà il desiderio struggente di volerle riascoltare ancora una volta, perfino se di quel tanto parlare resterà soltanto "uno strascico effimero [...] sulla polvere d'antiche memorie".

"Un giorno addosso ti cadrà, forse per caso, una di queste parole..."

È un ritratto incredibilmente umano sulla vulnerabilità degli anziani, sul peso del tempo e sull'eredità invisibile fatta di frammenti di racconti che i genitori lasciano ai figli.

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