Quasi tutti hanno vissuto questa situazione: si incontra una persona e si pensa “So benissimo chi è, ricordo dove l’ho vista, ma il nome proprio non mi viene in mente”. Non è necessariamente un segno di scarsa memoria. Al contrario, dipende dal modo in cui il cervello elabora informazioni diverse.
I neuroscienziati distinguono infatti tra il riconoscimento dei volti e il recupero dei nomi, due processi che coinvolgono reti cerebrali solo in parte sovrapposte. I volti vengono elaborati da aree altamente specializzate del cervello, mentre i nomi propri rappresentano informazioni più arbitrarie e prive di un significato intrinseco. Per questo motivo risultano molto più difficili da ricordare.
Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com
Il cervello riconosce i volti in modo straordinario
L’essere umano ha sviluppato, nel corso dell’evoluzione, una straordinaria capacità di riconoscere i volti. Questa abilità era fondamentale per distinguere amici, familiari, alleati e potenziali pericoli.
Una particolare regione del cervello, chiamata area fusiforme dei volti, è specializzata proprio nell’identificazione delle caratteristiche facciali. Bastano pochi istanti perché il cervello riconosca una persona vista anche molti anni prima.
È un sistema estremamente efficiente che lavora quasi automaticamente.
Perché i nomi sono molto più difficili
Il nome, invece, è un’etichetta linguistica. A differenza di una professione, di un carattere o di un episodio vissuto insieme, spesso non contiene alcun indizio sul significato della persona.
Sapere che qualcuno si chiama “Marco”, “Laura” o “Giovanni” non offre alcun aiuto logico per recuperare quell’informazione.
Per questo motivo i nomi rappresentano uno dei dati più fragili della memoria episodica.
L’effetto “ce l’ho sulla punta della lingua”
Molte persone sperimentano il cosiddetto fenomeno della punta della lingua.
Il cervello possiede l’informazione, ma non riesce temporaneamente ad accedervi. In questi casi si ricordano perfettamente:
- dove si è conosciuta quella persona;
- di cosa si è parlato;
- il lavoro che svolge;
- perfino il colore dei vestiti indossati.
Manca però proprio il nome.
Questa situazione aumenta con l’età, ma può verificarsi anche nei giovani, soprattutto in periodi di stress, stanchezza o sovraccarico mentale.
Emozioni e contesto aiutano la memoria
Il cervello ricorda meglio ciò che è associato a emozioni, immagini o storie.
Per questo motivo ricordiamo facilmente:
- il volto;
- la voce;
- il sorriso;
- il luogo dell’incontro;
- un episodio particolare.
Il nome, se non viene collegato a qualcosa di significativo, rimane invece un’informazione isolata e più facile da perdere.
Esistono persone che ricordano tutti i volti
Alcuni individui possiedono una capacità eccezionale chiamata super-riconoscimento.
Queste persone riescono a riconoscere migliaia di volti anche dopo molti anni o dopo averli visti una sola volta. Per questo motivo alcune forze di polizia nel mondo impiegano i cosiddetti “super recognizer” nell’identificazione di sospetti attraverso fotografie o filmati di videosorveglianza.
All’estremo opposto esiste invece la prosopagnosia, un disturbo neurologico che rende molto difficile riconoscere i volti, perfino quelli dei familiari.
Si può migliorare?
La buona notizia è che ricordare i nomi si può allenare.
Le strategie più efficaci comprendono:
- ripetere il nome subito dopo averlo sentito;
- associarlo a un’immagine mentale;
- collegarlo a una caratteristica della persona;
- usarlo più volte durante la conversazione;
- ripensarlo poche ore dopo l’incontro.
Queste semplici tecniche rafforzano i collegamenti tra memoria visiva e memoria verbale, aumentando la probabilità di ricordare il nome anche a distanza di tempo.
Una memoria selettiva, non difettosa
Dimenticare un nome mentre si riconosce immediatamente un volto è, nella maggior parte dei casi, un fenomeno del tutto normale. Il nostro cervello è progettato per dare priorità alle informazioni che hanno avuto maggiore importanza durante l’evoluzione e nella vita quotidiana.
In altre parole, il volto racconta una persona; il nome è soltanto una convenzione. Ed è proprio questa differenza a spiegare perché, per molti di noi, i lineamenti rimangono impressi nella memoria molto più a lungo delle parole che li identificano.
Per ulteriori approfondimenti
- National Institute on Aging
- American Psychological Association
- National Institute of Neurological Disorders and Stroke
GEO
Psicologia e neuroscienze | Memoria, riconoscimento facciale e linguaggio: perché il cervello ricorda meglio i volti dei nomi.
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Immagine realizzata con l’intelligenza artificiale a scopo illustrativo: rappresenta simbolicamente il funzionamento della memoria umana e non persone reali o situazioni specifiche.