Ci sono poesie che riescono a racchiudere in poche righe un universo di emozioni. “Madre”, di G. Bianchi, appartiene a questa categoria. Attraverso immagini essenziali e potenti, l’autrice costruisce una riflessione intensa sulla maternità, non come semplice condizione biologica, ma come identità profonda che continua a vivere anche quando tutto sembra essersi spezzato. Il fiore che si divide nei suoi elementi diventa la metafora di una donna che si sente privata della propria pienezza, ma che conserva intatta la propria essenza di madre.

Pier Carlo Lava – Alessandria Post – Social Media Manager

La poesia si apre con la scomposizione del fiore: petali, stelo, pistillo e terreno vengono separati, quasi smembrati, come se l’armonia naturale venisse dissolta.

Ogni elemento, però, continua ad avere una funzione. I petali cadono, lo stelo sostiene, il pistillo feconda, mentre la terra accoglie il ciclo della vita, nutrita perfino dai vermi e attraversata da quella forza invisibile che l’autrice definisce “l’intangibile fecondo”.

È un’immagine di grande forza simbolica. Anche quando tutto appare frammentato, la vita continua a generare altra vita.

Nella seconda parte della poesia il paesaggio naturale diventa improvvisamente interiore.

“Come questo mi sento / arida derubata / eppure madre.”

Sono tre versi brevissimi, ma di straordinaria intensità.

La voce poetica racconta un senso di svuotamento, di perdita, quasi di espropriazione della propria vitalità. L’aggettivo “arida” richiama una terra incapace di produrre frutti; “derubata” suggerisce invece qualcosa che è stato sottratto contro la propria volontà.

Eppure tutto si conclude con una parola che ribalta il significato dell’intero componimento: madre.

Quella congiunzione, “eppure”, rappresenta il cuore della poesia. Significa che, nonostante il dolore, la mancanza o la privazione, esiste un’identità che nessuna sofferenza può cancellare.

Presso l’ospedale di maternità

Lo stile è essenziale, privo di qualsiasi retorica, e proprio questa sobrietà rende ancora più intensa la forza emotiva del testo. Ogni parola sembra scelta con estrema precisione, lasciando al lettore il compito di completarne il significato attraverso la propria esperienza personale.

“Madre” è una poesia che parla di perdita, ma anche di permanenza; di fragilità, ma soprattutto di resistenza interiore. In pochi versi G. Bianchi riesce a ricordare come alcune identità, quando sono autentiche, non possano essere cancellate nemmeno dalle prove più dure della vita.


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