𝐄𝐋𝐋𝐈𝐒𝐒𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐅𝐄𝐓𝐓𝐀 di Cinzia Rota
Recensione di Francesca Giordano.
“Ellissi Perfetta” è un’opera lirica di straordinaria densità emotiva e geometrica precisione. Il titolo stesso evoca una figura che, per definizione, ha due fuochi: due centri che si cercano, che regolano lo stesso movimento, ma che non si sovrappongono mai. Ed è esattamente in questa tensione tra vicinanza e inaccessibilità che si sviluppa l’intero componimento.

Vorrei dirti molte cose,
e i tuoi blocchi avanzano
come superfici piane,
inaccessibili.
Lo spirito scivola,
non lascia traccia.
Nemmeno un riflesso mi riconosce.
Ritorno sulla mia strada,
sottile procedo
come un filo d’aria.
Mi sorprende il mio essere
limpido, naturale,
come luce senza peso.
Non importa chi guarda,
gli occhi m’attraversano,
si posano all’origine, remota,
dentro di me.
Il gesto s’interrompe in ascesa,
con te attraverso rocce nude,
verticali, il silenzio non s’apre…
Dici di amarmi?
Quando la soglia cede
la fusione non accade
in parte, o forse del tutto.
La mia anima vaga,
leggera e distante,
senz’alcun rumore.
Cerca tempo,
e in un punto sospeso,
senza peso, respira.
«Ora ti vedo.»
«E mi senti?»
«Cosa vuoi da me?»
«Solo un attimo.»
«E dopo?»
«Resta.»
– Il Muro dell’Incomunicabilità
La prima parte della poesia si muove su una linea di frustrazione e trasparenza. L’altro è percepito come un insieme di “blocchi” e “superfici piane, inaccessibili”. C’è un contrasto netto tra la solidità monolitica del “tu” (che evoca una freddezza quasi scultorea, geometrica) e la consistenza della voce narrante, che invece si fa “filo d’aria”, “luce senza peso”.
Il dramma non è un conflitto urlato, ma un’epifania di invisibilità:
«Nemmeno un riflesso mi riconosce. / Non importa chi guarda, / gli occhi m’attraversano…»
La poetessa (o il poeta) si scopre paradossalmente libera nella sua immaterialità. Non essendoci aggancio con l’altro, l’anima si purifica, diventa limpida, tornando a una dimensione intima e “remota”.
– L’Illusione della Fusione e il Dubbio
Il punto di svolta lirico arriva con una domanda che squarcia il velo del silenzio: “Dici di amarmi?”.
È un interrogativo che cade nel vuoto di rocce nude e verticali. L’amore dichiarato non si traduce in unione. La poesia tocca qui il suo vertice concettuale:
La “soglia cede”, l’ostacolo formale viene superato.
Tuttavia, la fusione non accade. O, se accade, lascia un senso di parzialità e dubbio (“in parte, o forse del tutto”).
L’anima preferisce allora ritirarsi in un punto sospeso, un non-luogo dove non c’è il peso delle aspettative dell’altro, ma solo il respiro profondo dell’autoconservazione.
Ellissi Perfetta è una poesia di sottrazioni. Toglie il rumore, toglie il peso, toglie il superfluo per lasciare solo l’essenza del rapporto umano: il disperato e bellissimo tentativo di toccarsi tra due solitudini. L’uso di un lessico legato agli elementi naturali e geometrici (superfici, rocce, luce, punti) conferisce al testo un’atmosfera sospesa, quasi metafisica.
Un’opera d’impatto, che fotografa perfettamente quel momento esatto in cui l’amore non è possesso, ma una continua, elegante orbita intorno all’altro.
Invito alla lettura:https://italianewspost.com/





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