C’è una strana tendenza a credere che l’Amore, per essere raccontato in modo poetico, debba per forza fare male. Lo si vede nei libri, nelle canzoni, nelle poesie, sembra quasi che un sentimento diventi arte solo quando si trasforma in assenza, in nostalgia, in una scia di ricordi da tradurre in versi. Si sprecano fiumi di parole per celebrare gli amori passati, ricamando versi d’oro sulle ceneri di storie che non esistono più, come se il rimpianto fosse l’unico linguaggio capace di dare profondità al cuore.
Io questo meccanismo non solo lo rifiuto, anzi lo dico chiaramente: lo odio, lo sento lontano anni luce dalla mia pelle. Non trovo nulla di romantico nel continuare a sfogliare i capitoli già scritti, nell’andare a cercare la bellezza tra le ombre di ciò che è stato. Per me, un amore che finisce è un periodo concluso. Non è un dramma irrisolto, non è una ferita aperta che richiede versi o canzoni strappalacrime: è una linea di confine oltre la quale inizia un paesaggio completamente nuovo.
C’è un romanticismo molto più grande, e decisamente più potente, nel dedicare la propria poesia a ciò che esiste adesso. Il passato ha avuto la sua stagione, ha consumato i suoi respiri e ha fatto il suo corso, lasciarlo andare non significa dimenticare, ma rispettare il flusso naturale della vita.
Il vero romanticismo, oggi, per me sta nella concretezza del qui e ora. È negli occhi di chi guarda avanti, nella luce pulita di un mattino che non deve niente a ieri, nel battito di un cuore che non è anestetizzato dai ricordi ma è vivo, vibrante e aperto alle sorprese del momento. Parlare del presente significa dare valore a ogni singolo passo, a ogni sorriso reale, a ogni emozione che sta nascendo in questo preciso istante.
La vita non si vive con lo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore. Scelgo di celebrare l’adrenalina di questa giornata,
la bellezza dei nuovi inizi e la realtà degli affetti che vivo nel presente.
La vita non si coniuga al passato prossimo. Concentrarsi sul presente non significa negare la propria storia, ma rispettare se stessi abbastanza da non restare prigionieri di un fantasma. Il mio sguardo è rivolto in avanti, libero da zavorre nostalgiche. Perché l’amore, quello vero, si scrive al tempo presente.