D’AMORE IGNAVO
Notte, di sproloqui le voci,
di silenzi nascosti in sguinci
storti d’inchiodata insonnia.
D’ombra scabra l’erta di colli,
greve s’addensa sui bei noci.
D’elusivo sonno, di profumo
di terra, le zolle scamiciate.
E luce allora adagio s’adagia
svanisce da muro l’aggrumato
sentore di guazza, l’umidore
dolce di foglie, di spiro salino.
Una notte di cielo stellato, di
numi i nomi d’astri e di stelle,
d’imeneo un bacio di luna al
cuore di Geo, d’amore ignavo.
Il vento inventario di ricordi, e
luna gualdrappa d’illusione
ci stilla un’unghiata di luce.
Ma di vita il giorno ci parla!
E nel cuore freddo ci rugghia
ammatassato un volo querulo
di tardive farfalle crepuscolari.
Notturno perenne rumore di
giorni sfogliati, e batticuore
sciolto in ombra di palpebre,
d’amore ignavo Divina Civetta.
Vincenzo Savoca
Ragusa 22 ottobre 2026
D’amore ignavo di Vincenzo Savoca è una poesia che mi ha colpito per la sua atmosfera notturna, quasi visionaria, nella quale il paesaggio naturale diventa progressivamente una condizione dell’anima. Non è soltanto una notte insonne, è una notte che sembra custodire un amore incapace di compiersi, o forse incapace di trovare il coraggio di vivere.
Il titolo è già una chiave di lettura importante: l’amore ignavo è un amore che non osa, che resta prigioniero della propria esitazione, mentre il tempo continua a scorrere.
Una lettura della poesia
L’apertura è fortemente evocativa:
Notte, di sproloqui le voci, di silenzi nascosti in sguinci storti d’inchiodata insonnia.
Qui Savoca costruisce una notte interiore, fatta di voci e silenzi che non sono realmente contrapposti, ma convivono nella stessa inquietudine. L’espressione “inchiodata insonnia” è particolarmente efficace, perché restituisce l’immobilità dolorosa di chi non riesce a liberarsi dai propri pensieri.
La natura entra poi nel componimento con immagini di grande densità sensoriale:
D’elusivo sonno, di profumo di terra, le zolle scamiciate.
La terra sembra spogliarsi, le zolle diventano corpi, il profumo si mescola al desiderio di un sonno che sfugge. È una poesia che non procede attraverso una narrazione, ma per associazioni, impressioni, richiami fonetici e immagini che si sovrappongono.
Il cuore della poesia
Per me, il passaggio centrale è questo:
Una notte di cielo stellato, di numi i nomi d’astri e di stelle, d’imeneo un bacio di luna al cuore di Geo, d’amore ignavo.
Qui il paesaggio si apre alla dimensione mitologica e cosmica. La luna, quasi personificata, sembra offrire un bacio alla Terra, mentre l’amore umano rimane sospeso, incapace di realizzarsi.
Il contrasto è significativo: la natura celebra continuamente l’unione, mentre l’uomo resta prigioniero della propria incapacità di amare fino in fondo.
L’espressione “cuore di Geo” introduce inoltre una personificazione della Terra, che diventa destinataria di un amore celeste.
Il verso che cambia la prospettiva
Ma di vita il giorno ci parla!
Questo verso è una svolta.
Dopo una lunga immersione nella notte, nell’ombra e nell’insonnia, compare il giorno, che sembra richiamare il poeta alla realtà. Eppure la vita non arriva come una liberazione definitiva.
Subito dopo leggiamo:
E nel cuore freddo ci rugghia ammatassato un volo querulo di tardive farfalle crepuscolari.
È un’immagine sorprendente, quasi contraddittoria. Le farfalle, normalmente associate alla leggerezza e alla metamorfosi, diventano qui un volo inquieto, aggrovigliato, lamentoso.
L’aggettivo “tardive” suggerisce qualcosa che arriva quando ormai il tempo sembra essere passato, mentre “crepuscolari” riporta la poesia verso una dimensione di dissolvenza.
Il giorno parla di vita, ma il cuore continua a custodire la notte.
La conclusione
Notturno perenne rumore di giorni sfogliati, e batticuore sciolto in ombra di palpebre, d’amore ignavo Divina Civetta.
La “Divina Civetta” è una figura enigmatica, che sembra raccogliere in sé la sapienza notturna, la veglia e la capacità di vedere nell’oscurità.
L’ultimo richiamo al titolo non chiude semplicemente la poesia, ma la riporta al suo nucleo iniziale, come se l’amore ignavo fosse una condizione permanente, un sentimento che sopravvive nel rumore dei giorni trascorsi.
La civetta, creatura della notte, diventa forse l’unica testimone di questo amore.
Sergio Batildi.
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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