Immagine generata con l’AI
Il paradosso del futuro: tra il «presentismo» e la promessa di un nuovo patto tra generazioni
Francesca Giordano
Sabato 24 ottobre 2026, gli spazi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ospitano un momento cruciale di sintesi e riflessione con l’appuntamento «Parole a Scuola 2026», promosso dall’associazione Parole O_Stili, dall’Università Cattolica e dall’Istituto Giuseppe Toniolo. Docenti, educatori, ricercatori e studenti si ritrovano per affrontare un nodo esistenziale, pedagogico e politico indilazionabile: come immaginano il domani la Generazione Z e la Generazione Alpha in un’epoca segnata da rapide trasformazioni e incertezze globali?
La fotografia sociologica: il desiderio di impatto contro la solitudine istituzionale
Le evidenze empiriche emerse dalle rilevazioni dell’Istituto Giuseppe Toniolo / Ipsos restituiscono un quadro giovanile complesso, lontano dagli stereotipi sull’apatia. I giovani d’oggi mostrano un’elevata propensione all’impegno sociale, una forte sensibilità verso la sostenibilità e un vivo desiderio di impatto positivo. Tuttavia, questo impulso si scontra con una barriera strutturale: oltre il 55% degli intervistati dichiara di non percepire canali d’ascolto efficaci o spazi reali di incisione all’interno delle istituzioni e della politica.
La sociologa Carmen Leccardi (Università di Milano-Bicocca) definisce questo fenomeno come la “presentificazione del tempo”: l’instabilità economica e la precarietà del contesto spingono le nuove generazioni a schiacciarsi sull’immediato, rendendo arduo il passaggio dall’ansia del presente alla progettazione del domani.
In questo scenario, come rileva il sociologo Alessandro Rosina, docente all’Università Cattolica e coordinatore del Rapporto Giovani, «il vero rischio per il Paese non è la mancanza di visione o di valori nei ragazzi, ma la contrazione delle risorse, della fiducia e delle opportunità a loro dedicate. Trasformare il potenziale giovanile in leva strategica è l’unica via per superare la trappola demografica e sociale dell’Italia».
Le direttrici del cambiamento
Il dibattito milanese mette in luce tre grandi sfide interconnesse per la formazione e l’accompagnamento delle nuove generazioni:
Dalla tutela emotiva alla capacità di progetto
Il tema della salute mentale e dell’ansia generazionale è divenuto centrale. Tuttavia, come sottolineato dagli interventi della professoressa Elena Marta e dello psicopedagogista Stefano Rossi, il compito primario dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia non è solo il contenimento del disagio, ma la ricostruzione di orizzonti di senso. La domanda fondamentale deve evolvere da “come ti senti oggi?” a “quale futuro ti senti in grado di immaginare e costruire?”.
Parole, responsabilità e il nuovo paradigma dell’Intelligenza Artificiale
Un contributo centrale della giornata arriva da Parole O_Stili, associazione da sempre in prima linea per promuovere una cultura della comunicazione non ostile. Con l’ingresso pervasivo dell’Intelligenza Artificiale generativa nelle aule e nel lavoro, l’educazione al digitale cambia pelle: non si tratta più soltanto di contrastare l’odio online, ma di coltivare un’ecologia del linguaggio e del pensiero critico.
Richiamando i principi cardine del Manifesto della comunicazione non ostile (tra cui “Virtuale è reale” e “Le parole sono un ponte”), la fondatrice Rosy Russo ricorda:
«La rete e gli ecosistemi digitali non sono luoghi separati dalla vita reale: le parole che scegliamo di usare ogni giorno definiscono chi siamo e, soprattutto, il tipo di società che stiamo consegnando alle prossime generazioni.»
L’Intelligenza Artificiale diviene così un’opportunità solo se affiancata da una solida responsabilità etica, in cui la parola torna a essere uno strumento di dialogo e non di sopraffazione.
Le barriere strutturali all’autonomia
L’analisi sociale non può prescindere dai dati materiali. L’accesso problematico alla casa nelle grandi metropoli, la frammentarietà dei primi contratti di lavoro e il divario tra competenze scolastiche e richieste del mercato rappresentano i freni più rigidi all’indipendenza giovanile. Senza interventi strutturali su casa e lavoro dignitoso, il dialogo intergenerazionale rischia di rimanere un puro esercizio d’intenzioni.
Verso un nuovo patto tra generazioni
L’incontro di Milano dimostra che il futuro non è una minaccia imprevedibile da cui difendersi, ma uno spazio politico, culturale e pedagogico da abitare insieme.
Stipulare un autentico patto intergenerazionale significa superare ogni forma di paternalismo: non occorre semplicemente “dare voce ai giovani”, ma cedere loro quote reali di potere decisionale, responsabilità e risorse. Solo attraverso questa assunzione di responsabilità collettiva sarà possibile restituire alle Generazioni Z e Alpha il diritto fondamentale di desiderare, progettare e guidare il proprio domani.A cura di Francesca Giordano
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