Lingua arbëreshë, un patrimonio da salvare: l’appello di Caterina Adduci su Radio Radicale


La trasmissione familiare, l’insegnamento scolastico e il ruolo delle istituzioni sono al centro dell’intervista alla studiosa e delegata del Comune di Frascineto: «Bisogna agire per evitare che questa lingua scompaia».

La lingua arbëreshë rappresenta una delle testimonianze più preziose della storia e dell’identità delle comunità italo-albanesi. Un patrimonio linguistico e culturale che, dopo secoli di trasmissione, oggi deve affrontare nuove sfide per garantire la propria sopravvivenza e raggiungere le generazioni più giovani.

Di questo si è parlato nella rubrica «Albania italianofona» di Radio Radicale, che ha ospitato la dottoressa Caterina Adduci, studiosa della cultura arbëreshë e delegata alle politiche culturali, alla minoranza linguistica e al patrimonio museale del Comune di Frascineto, in Calabria.

L’intervista ha offerto un’importante occasione di riflessione sul presente e sul futuro della lingua, affrontando questioni fondamentali come la trasmissione familiare, l’insegnamento scolastico, la necessità di una maggiore collaborazione istituzionale e il rapporto tra arbëreshë e albanese standard.

Frascineto, una comunità dalla forte identità culturale
Frascineto è uno dei centri di riferimento della cultura arbëreshë, grazie a una lunga tradizione di studi linguistici e letterari, alla conservazione delle tradizioni popolari e alla spiritualità bizantina. Nel corso dei secoli, studiosi, scrittori e docenti universitari hanno contribuito a mantenere viva la memoria culturale della comunità.

Adduci, che ha appreso l’arbëreshë in famiglia e ha studiato l’albanese all’Università della Calabria, sottolinea tuttavia come anche in una realtà culturalmente così radicata la trasmissione linguistica sia diventata problematica.

In passato, alcune famiglie hanno progressivamente rinunciato a parlare arbëreshë ai figli, temendo che il bilinguismo potesse ostacolare l’apprendimento dell’italiano e il rendimento scolastico. Questa scelta ha contribuito a ridurre la competenza linguistica delle nuove generazioni, fino a far percepire a molti giovani la lingua delle proprie origini quasi come una lingua straniera.

Per la studiosa, la prima responsabilità ricade sulle famiglie: genitori e nonni che ancora conoscono la lingua devono continuare a utilizzarla nella vita quotidiana, trasmettendola ai bambini come un valore aggiunto e una ricchezza identitaria.

Scuola e istituzioni: servono interventi concreti
Un ruolo fondamentale può essere svolto dalla scuola, ma occorrono continuità progettuale, docenti qualificati e strumenti didattici adeguati. Nel corso dell’intervista viene richiamata la legge 482 del 1999, che tutela le minoranze linguistiche storiche in Italia e prevede interventi di valorizzazione anche in ambito scolastico e amministrativo.

A Frascineto, nei primi anni Duemila, un’esperienza significativa fu il progetto Le quattro stelle del carro minore, realizzato insieme ad altre minoranze linguistiche italiane, tra cui friulani, griki del Salento e walser della Valle d’Aosta. L’iniziativa promuoveva una prospettiva culturale ampia, capace di superare i confini locali e favorire il dialogo tra comunità differenti. Con il cambiamento della dirigenza scolastica, tuttavia, il progetto non ebbe la continuità auspicata.

Adduci evidenzia inoltre la mancanza di uno specifico inquadramento professionale per l’insegnamento dell’arbëreshë e insiste sulla necessità di distinguere la semplice conoscenza della lingua dalle competenze necessarie per insegnarla. La tutela linguistica, pertanto, non può limitarsi alle dichiarazioni di principio: deve tradursi in programmi duraturi, formazione specialistica e risorse adeguate.

Una lingua comune per rafforzarne il futuro
Un altro tema centrale riguarda la pluralità delle varianti locali dell’arbëreshë. La loro diversità testimonia la storia delle comunità, ma può rendere più complessa la preparazione di materiali didattici e l’utilizzo della lingua nei mezzi di comunicazione.

Secondo Adduci, sarebbe opportuno costituire un comitato di esperti incaricato di elaborare linee guida condivise per l’insegnamento, la comunicazione pubblica e i media. L’obiettivo sarebbe individuare una varietà comune, o koinè, senza cancellare le specificità locali. La studiosa richiama anche le trasmissioni in arbëreshë della Rai Calabria, riconoscendone l’importanza e auspicando un maggiore coordinamento linguistico.

Nel dialogo si affronta inoltre il rapporto con l’albanese standard. Le due varietà condividono una base linguistica comune, ma hanno seguito percorsi evolutivi differenti: l’arbëreshë ha accolto numerosi prestiti dall’italiano e dai dialetti romanzi, mentre l’albanese parlato nei Balcani ha risentito, tra le altre influenze, della presenza ottomana.

Per Adduci, insegnare l’albanese standard non equivale necessariamente a trasmettere l’arbëreshë, perché la lingua delle comunità italo-albanesi esprime una storia e un’identità specifiche.

Una responsabilità condivisa per le minoranze linguistiche
L’intervista richiama infine la necessità di rafforzare l’impegno delle istituzioni italiane e albanesi, attraverso la collaborazione tra specialisti, università, scuole e amministrazioni locali. L’applicazione delle norme di tutela deve essere accompagnata da azioni concrete, finanziamenti adeguati e criteri efficaci per sostenere le comunità linguistiche storiche.

Il messaggio di Caterina Adduci è chiaro: la sopravvivenza dell’arbëreshë dipende dalla capacità di coinvolgere le famiglie, preparare insegnanti qualificati e garantire alla lingua una presenza effettiva nella scuola, nei media e nella vita pubblica.

Salvaguardare l’arbëreshë significa proteggere non soltanto una lingua antica, ma anche la memoria, le tradizioni e l’identità delle comunità italo-albanesi.

Ascolta l’intervista su Radio Radicale
Per approfondire questi temi e ascoltare direttamente le riflessioni della dottoressa Caterina Alduci, invitiamo il pubblico a seguire l’intervista integrale nella rubrica «Albania Italianofona»  https://www.radioradicale.it/scheda/801278

di Radio Radicale: un’occasione per conoscere più da vicino la ricchezza della cultura arbëreshë e riflettere sulle iniziative necessarie per garantirle un futuro.

Lingua arbëreshë, un patrimonio da salvare: l’appello di Caterina Adduci su Radio Radicale